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martedì 2 dicembre 2014

Personaggi: amore et odio

   Sono tre le cose fondamentali in un libro, a mio parere. La trama, lo stile e i personaggi. Se l’autore azzecca già due di queste cose siamo a cavallo, se ne azzecca una sola finisce nella mia lista nera, se fa centro con tutte e tre… è il mio idolo, e io fangirlerò.
   Vorrei soffermarmi in particolare sui personaggi, che secondo me sono come un biglietto da visita. I personaggi sono la prima cosa con cui il lettore si scontra, ancor prima che con lo stile. Ci vuole un po’ di tempo per assimilare lo stile di un autore, imparare tutte le sue piccole abitudini, ciò che gli piace e che lo contraddistingue. Quel che invece impariamo a conoscere da subito sono i personaggi.
 
Come to the dark side... we have cookies!
   Per qualche motivo che sicuramente ha radici psicologiche da qualche parte nel mio cervellino, un sacco di protagonisti mi stanno antipatici (Freud direbbe che è a causa delle loro teste, a forma di simbolo fallico). Invece adoro i personaggi secondari – meglio se sono la spalla del protagonista – e gli antagonisti.
   La cosa fondamentale che deve fare un personaggio per piacermi è essere il più reale possibile. Avere forze così come debolezze, commettere degli errori, stare antipatico a qualcuno all’interno della storia, avere delle stranezze e delle passioni, un passato non del tutto triste ma nemmeno idilliaco dal quale trae – consapevolmente o meno – insegnamenti, patemi e comportamenti che adotta nel presente.
   Mi rendo conto che quasi tutti i personaggi, almeno un pochino, devono essere stereotipati. Devono avere quel qualcosa che affascini alla prima lettura, altrimenti come fanno ad “acchiapparci”? Ad esempio il classico amico migliore amico burlone del protagonista, o la ragazza antipatica e svampita. L’importante è che non siano solo questo, che nascondano dietro la faccia più di ciò che mostrano. Non succede così anche nella vita, alla fine? Prendiamo in antipatia la bella bionda dalle gambe lunghe in base a sole due frasi che ha pronunciato ma, quando impariamo a conoscerla, scopriamo che è una persona come tutte le altre, che può starci antipatica come simpatica a prescindere dalla sua biondezza.
 
   Orbene, ora che abbiamo esaurito la parte filosofica/pesante del post veniamo alla mia parte preferita! Un bella lista (adoro le liste).
 
   Cose che amo in un personaggio
  • Amo quando un personaggio fa o dice cose stupide e se ne pente subito dopo.
    Cosa mi succede quando ci sono personaggi
    con questa caratteristiche.
  • Amo i personaggi che hanno delle passioni bizzarre, come fare collezione di cose improbabili o fotografare attimi sfuggenti.
  • Amo quando esitano.
  • Amo i cattivi che hanno uno scopo.
  • Amo i personaggi psicopatici, ad esempio quelli che hanno una doppia personalità o sono talmente fuori di testa da essere convinti di essere nel giusto quando non è così.
  • Amo quando tutti i personaggi parlano compatibilmente all’epoca in cui si trovano.
  • Amo i personaggi che fanno battute veramente divertenti, e non battute tristi che fanno ridere giusto i personaggi del libro.
  • Amo i personaggi che si comportano male consapevolmente.
  • Amo quando un personaggio, dopo una crescita interiore, fa qualcosa al di fuori delle sue corde. Come un tipo chiuso che confessa a cuore aperto ciò che sente o cose simili.
 
   …di conseguenza…
Cosa mi succede
quando i personaggi non mi piacciono.
  • Odio i personaggi che non fanno un bel niente nella vita, almeno fino a quando non inizia il libro. Come le ragazze che non hanno interessi all’infuori del belloccio di turno, che se non fosse per lui e le avventure in cui le trascina che vita monotona vivrebbero?
  • Odio i personaggi perfetti in tutto e per tutto e li odio ancora di più quando “fingono” banali difetti per essere considerati ancor più bravi, belli e buoni.
  • Odio le coppie inutili. Per intenderci, quelle che stanno assieme “perché la trama dice così”, quando è chiaro che i due personaggi potrebbero benissimo odiarsi stando ai loro caratteri.
  • Odio i cattivi che vogliono conquistare il mondo senza un perché o con motivazioni banali come che gli hanno ucciso il criceto.
  • Odio i personaggi che, per vendicarsi, pianificano genocidi coinvolgendo chi è palese che non c’entri nulla (e non hanno nemmeno come scusante il fatto di essere pazzi!).
  • Odio i personaggi che se ne escono con frasi ad effetto che nella realtà nessuno dice mai.
  • Odio i personaggi che vogliono a tutti i costi essere tenebrosi e si disperano riguardo alla loro famiglia travagliata, fumando erba, ascoltando musica rock e pensando di essere davvero alternativi.
  • Odio i personaggi che, quando hanno una relazione, nonostante le prove palesi del fatto che la persona amata straveda per loro, sono gelosi. Tanto lo sappiamo che serve solo per quella scena in cui lui prende lei per le spalle e la bacia con passione contro ad un muro!

sabato 1 novembre 2014

Serie vs. autoconclusivi

   Ho notato che, proprio per natura mia, le “cose a puntate” non mi fanno impazzire. O meglio, odio tutto ciò che la tira per le lunghe. Dopo un po’ se una serie tv, un libro o un fumetto non accennano a finire, io lo mollo.
   Vi basti pensare che l’unico telefilm che ho visto per intero è stato Ugly Betty, che dura solo quattro stagioni. Altri telefilm che mi sono piaciuti sono Dexter, in cui ogni serie può essere vista a sé, e Misfits, perché dura pochissimo – ammetto che complice è stato anche Robert Sheehan con il suo stupido personaggio!

Andiamo... come resistergli?
   Stessa cosa con gli anime, il che è un vero problema perché hanno questa brutta abitudine di durare anni, e anni... e… anni. Ho visto tutto Death Note, Soul Eater, GTO, Lovley Complex e Host Club. Ma non chiedetemi di guardare quelle cose che durano cinque o seicento puntate perché potrei decidere di mettere fine alle mie sofferenze molto prima.
 
   In quanto a libri, anche lì non vado molto lontano. Ho letto pochissime serie, sempre per lo stesso motivo.
   La più lunga, in quanto a numero di volumi, è Harry Potter. Ancora in lettura ho “Abarat”, che doveva essere una trilogia ma alla fine Clive Barker ha sadicamente deciso che vuole scrivere altri due libri, e manca ancora l’ultimo. Poi ci sono Paolini con “Il Ciclo dell’Eredità”, e la Mayer con “Twilight”, che ne contano quattro. Infine ricordo vagamente che lessi “Le cronache del mondo emerso” di Licia Troisi, ho letto (e adorato!) la saga “Millennium” di Larsson e sto ancora leggendo “Hunger games”. Tutte trilogie.
   Alla luce di questo credo che la trilogia sia il massimo cui posso aspirare, ora. Anzi ad essere del tutto sincera cerco di scansare libri che fanno parte di serie. Non che le serie siano in qualche modo peggio dei libri autoconclusivi, solo che io preferisco questi ultimi.
   Riconosco che ci sono in entrambi dei vantaggi e degli svantaggi.
 
   Può capitare di comprare un libro e, una volta tornato a casa, renderti conto che si tratta del secondo di una serie.
 
 
   Possiamo sempre crogiolarci nell’idea che ritroveremo il nostro personaggio preferito nel prossimo libro.
 
   L’autore di una serie può decidere ad un tratto di darsi all’ippicca, andare a vivere in un isola deserta o uccidere tutti i personaggi in una zombie apocalypse perché si è stufato. Lui ha il potere!
 
   Una volta finita una serie possiamo mettere tutti i libri sullo scaffale uno di fianco all’altro in bell’ordine e ammirarli amorevolmente come farebbe una madre con i suoi figli.
 
   Quando finiamo il volume di una serie saremo mentalmente instabili fino a che non avremo il prossimo fra le mani.
 
   Se vogliamo sapere come una serie va a finire dobbiamo spendere un bel po’ di danari.
 
   I lettori di serie sono costantemente minacciati dagli spoilers.


   Fatemi sapere un po’ che ne pensate. Preferite serie o autoconclusivi? Pensate che ci siano altri pro o contro per l’uno o per l’altro genere? Chiaramente io, da difensora degli autoconclusivi, ho trovato più contro nelle serie, ma sono parecchio curiosa di sapere se ci sono dei pro che non ho considerato. O se gli autoconclusivi hanno dei contro che mi sono sfuggiti.