venerdì 14 luglio 2017

Stephen King: 5 cose che ho trovato nei suoi libri


Causa curiosità riguardo a tutti i libri con una trama vagamente surreale ho iniziato a leggere Stephen King. Causa Il Fidanzato ho continuato a leggere King. Causa abilità nel narrare dell’autore, non posso più fare a meno di King.

Da un po’, ormai, mi sembra di essere circondata da lui. Sarà per l’uscita ad Agosto del film tratto dalla Torre Nera, e a Settembre di IT, ma vedo King ovunque. Una delle cose piacevoli dei suoi romanzi è che, in un certo senso, vai incontro all’inaspettato ma consapevole che alcuni fattori saranno sempre lì a sottolineare il suo stile e il suo universo. È come entrare in casa e scoprire che qualcuno ha ridipinto le pareti. Tutto è nuovo ma familiare al tempo stesso.

A questo proposito ci sono alcune cose che tornano nei libri di King, e sebbene sia uno scrittore molto prolifico e io non abbia letto nemmeno la metà dei suoi romanzi, mi pare di aver individuato alcuni temi cari. Cose che ti fanno capire che ti trovi in un suo libro. Se riscontrate tre o più fattori di questi nella vostra vita, attenti: potreste essere personaggi di Stephen King.



Alter ego

In tantissimi romanzi firmati dal Re esiste un personaggio che è insegnante, scrittore, o che ha velleità artistiche tali da spingerlo a scrivere. Mentre leggo di questi non posso fare a meno di pensare che siano una sorta di alter ego dell’autore stesso, che dopo alcuni lavoretti in gioventù divenne insegnante e poté, dopo il successo dei suoi primi romanzi, dedicarsi totalmete all’attività di scrittore.

Si pensi al famosissimo Jack di “Shining”, insegnante frustrato dalla vita e aspirante scrittore. O al protagonista di “Misery”, che si ritrova nei guai proprio a causa dei suoi romanzi ma, grazie a questi, viene anche salvato. Oppure al più recente insegnante Jake Epping, che troviamo in “22/11/’64”, capace di instillare nei giovani di questo o del precedente secolo la stessa passione per la letteratura che prova egli stesso.



Il gemello cattivo

Per non uscire dall’area ‘personaggi’ ce n’è anche un altro che ricorre spesso: l’alcolista. King lo usa in due accezioni, se è un personaggio negativo si tratta spesso di un ubriacone della peggior specie, violento e con episodi psicotici che vanno più o meno a intaccare la trama – mi viene in mente il padre della Beverly in “IT”. Altre volte però all’autore piace far redimere il suo personaggio, come ha fatto ad esempio con il protagonista di “Doctor sleep”.

Anche questi personaggi mi fanno pensare a un alter ego dello scrittore, poiché King non nasconde di aver avuto molti problemi di alcol e droga nel corso della sua vita. Con questi personaggi quasi mi sembra che voglia mettere in guarda i lettori, per dire che è così che si diventa, con quella roba, che lui lo sa e che non c’è nulla di peggio della dipendenza (da alcol, non da carta e penna).



Casa dolce casa

Stephen King abita nel Maine, uno stato a nord degli Stati Uniti, confinante con il Canada. Non me ne intendo ma a rigor di logica dovrebbe avere un clima rigido, ampi spazi aperti, laghi e viste splendide e tanta neve d’inverno.

Forse lo usa spesso come ambientazione perché lo conosce, o perché gli piace, forse perché i paesi di provincia creano l’ambientazione perfetta per un romanzo dell’orrore. Posti dove i vicini si conoscono l’un l’altro, dove i poliziotti sono abituati a trattare con una rapina a mano armata, tutt’al più, ma non con un assassino furbo e un paio di mostri e fantasmi. Quelle sono cittadine dove un assassino può nascondersi amalgamandosi con la gente comune, e dove un oscuro segreto può essere celato per molti secoli.

Ora che ci penso, luoghi non molto diversi dalle nostre, di provincie…



Fido

Dato che sono una piccola stalker, seguo le pagine twitter di diversi autori, fra i quali Stephen King. Oltre che fare una campagna di boicottaggio contro Trump ogni tanto consiglia libri ma, soprattutto, mette foto del suo cane Molly (AKA The Thing of Evil) in atteggiamenti più o meno distruttivi.

Ora, da una persona che fa così tante foto al cane che, per inciso, è ben pasciuto e dal pelo brillante, mi aspetto che adori gli animali, in special modo i cani. Rimane però il fatto che ho letto più di un libro di King nel quale il cane finisce male. Ma tanto male. Le scene con cani morti o sofferenti mi distruggono, e di solito colui che infierisce sul povero animale è un personaggio pazzo, guidato da forze malvage, o semplicemente cattivo. Sono giunta alla conclusione che lo faccia per scioccare il lettore, perché quale modo migliore per far capire la tempra di un personaggio e nel contempo farlo odiare, se non fargli uccidere un animale che gli dimostra fiducia?

Insomma, mi sa che è una tecnica. Edgar Allan Poe, lo sapeva anche lui, ma preferiva i gatti.



Il male fatto libro

Fra le tecniche e i concetti più usati da King ci ho trovato qualcosa di diverso dai personaggi e le situazioni che ormai sono un suo cliché nei romanzi dell’orrore. L’interpretazione di un sentimento, di una forza che è in ognuno di noi: il male.

In molti libri il cattivo di King per eccellenza è un personaggio (nella serie della Torre Nera e in “L’ombra dello scorpione” abbiamo Randall Flagg, in “Cose preziose” Leland Gaunt e non dimentichiamo la follia che IT porta a Darry, che può contagiare chiunque), ma mi ha sempre dato l’impressione che il discorso fosse più ampio. Ognuno di questi antagonisti ha qualcosa di soprannaturale che va oltre le magie che compie per sopraffare gli eroi della storia. Possiedono una forza che li muove e una volontà che va oltre quella di uccidere, o mangiare bambini o collezionare anime, ma è la volontà di fare del male. Per il gusto di farlo, perché è giusto che il male esista, perché solo con Il Bene possiamo combatterlo e senza Il Male non esisterebbe Il Bene.

Certo poi King rappresenta il bene come una tartaruga spaziale o una vecchia centenaria, ma tant’è. L’importante è che il Male venga sconfitto, che sia un pagliaccio o un ottimo venditore.

12 commenti:

  1. Ottimo post, quanti segreti ci sveli del grande scrittore!

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    1. Spero che vi siano utili in qualche lettura ;)

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  2. Ho letto soltanto un libro di King, uno per nulla famoso, e mi piace molto come scrive, il problema è che mi piace anche molto dormire la notte XD
    Il tuo post è molto interessante, anche per chi lo conosce poco come me. Avresti qualche suo titolo da suggerire ad una fifona come me?

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    1. Ahahah! xD In effetti può essere inquietante, penso che sia il suo scopo!
      Che ho letto e non mi ha fatto paura, anche se c'è un po' di soprannaturale (ma giusto alla fine), è 'Joyland', che è molto carino e abbastanza leggero per gli standard di King.

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  3. Di King stimo il suo essere scrittore che sa coinvolgere chiunque si appresti ad aprire un suo libro. Decisamente un genio della narrativa contemporanea di consumo, con alcune prove che saranno annoverate fra opere letterarie di questa epoca.
    Mi piace la tua analisi, che mi trova concorde completamente su questi aspetti della sua scrittura. Mi compiaccio del fatto che quando un produttore ha tentato una trasposizione cinematografica di un suo libro, questa non ha poi deluso.

    P. S. Trovi un premio per te... da me. :)

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    1. In effetti è vero, riesce a coinvolgere!
      Può piacere o non piacere ma alcuni dei suoi romanzi sono di così ampio respiro che è facile per ogni lettore trovarvi qualcosa di piacevole. Io stessa mi sono avvicinata a King molto tardi, quando erano passati anni ormai dai suoi capolavori più discussi, ma nonostante il mio scetticismo iniziale mi ha conquistata.
      Caspita, grazie del premio, decisamente inaspettato! A breve il post di risposta :)

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  4. Ciao, ti ho assegnato un premio :) puoi vederlo a questo link: http://tantononimporta.blogspot.it/2017/07/liebster-award-2017.html

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  5. Ahah, mi hai fatto venire in mente i commessi dell'Ibs di Roma dove sono stata la settimana scorsa, che stavano giusto giusto catalogando i libri di Stephen King e impazzivano per quanti ne aveva scritti. Personalmente non sono un'amante di King, di cui ho letto solo Misery, non tanto perché non mi piaccia lui ma perché il genere che scrive non è propriamente affine ai miei gusti. Penso però che alla fine ogni autore metta nelle proprie storie degli elementi ricorrenti e, se a volte si rischia di cadere nella ripetitività, altre può invece assumere la forma di una vera e propria "firma" dell'autore e trasmettere un piacevole senso di familiarità. Tutto poi sta alla capacità di ricamarci intorno ;)

    A proposito, di informo di averti assegnato un Liebster award, lo trovi qui: http://mamitrailibri.blogspot.com/2017/07/liebster-award-2017.html

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    1. In effetti ne ha scritti veramente tanti! Ho sentito dire che scrive cinquemila parole al giorno, ogni giorno (non c'è Natale o compleanno che tenga), per lui è una sorta di droga!
      Comunque hai ragione, si rischia di cadere nel banale ma penso che King e degli autori che, come lui, riescono a trovare dei dettagli che li caratterizzano, siano astuti. Non si tratta di ripetere infatti le stesse storie, ma ricreare atmosfere simili, o inserire qui e là dettagli che rimandino a precedenti lavori, come un richiamo al loro stesso mondo.

      Grazie del premio, è veramente una sorpresa che questo blog sia così seguito, ti ringrazio :)

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  6. Ciao! Sono capitata un po' per caso sul tuo blog e ti faccio i complimenti, da oggi ti seguirò volentieri! :-)

    Stephen King per me è un po' uno scoglio...mi riprometto di leggerlo, ho anche da anni un romanzo su una mensola della casa al mare, ma poi non lo faccio mai. Potrebbe essere un buon proposito per l'estate!

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    1. Grazie dei complimenti!
      Fammi sapere se lo leggerai quest'estate, e di che libro si tratta :)

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