Tempo fa, quando impazzava la moda di
“Twilight”, avevo letto l’ennesima recensione che però, a differenza di molte
che puntavano a svilire il libro o ad innalzarlo a poetica, voleva analizzarlo
da un punto di vista sociale e psicologico.
Non ho le competenze adatte per fare
qualcosa di analogo, ma volevo soffermarmi su alcuni elementi che si trovano
soprattutto nella narrativa indirizzata ad un giovane pubblico femminile, e che
sembrano essere la chiave per il successo di questi romanzi (ovviamente quando
supportati da un buon editore o da un buon passaparola in caso di
autopubblicazione).
Chiariamo, prima di tutto, di che genere
di romanzi sto parlando. Non intendo offendere nessuno, lettore o autore che
sia, quando dico che questi sono romanzi che potremmo definire popolari, o di
evasione. Di certo non entreranno nella storia della letteratura e non verranno
assegnati come lettura agli studenti del 3000 a.C. Non credo che apportino particolare
beneficio al lettore, per i motivi che poi spiegherò, perché non gli offrono
nessuna crescita a livello culturale e letterario, né portano un messaggio di
particolare importanza. Rischiano di diventare addirittura un danno se
diventano fenomeno di massa, poiché vengono considerati ad un livello superiore
di ciò che sono in realtà, ossia un passatempo, un divertimento a mio parere.
Sono sempre stata fermamente convinta di
una cosa: leggere è un piacere e ognuno ha il diritto di leggere ciò che vuole,
ma è anche giusto prendere coscienza di ciò che si sta leggendo. Insomma, non
pensate di avere il Sacro Graal della letteratura fra le mani con l’ultimo best
seller di Dan Brown. Capito ciò, Dan Brown non è nemmeno così malaccio. C’è
infinitamente di meglio come c’è infinitamente di peggio.
Quindi ecco, parliamo di libri piuttosto
commerciali, che raggiungono le più alte classifiche di vendita. La domanda che
spesso in molti si pongono è: come mai? E qui cercherò una risposta pseudoscientifica.
Mi concentro sui libri indirizzati ad un
giovane pubblico femminile perché sono quelli con cui ho più familiarità. Sì,
li ho letti, sì, ce li ho ancora a casa (anche se alcuni sono andati perduti
negli anni), sì, spesso e volentieri mi sono piaciuti. Con l’andare avanti del
tempo ho cambiato gusti, sono maturata come lettrice e/o come persona, o chissà
cosa è successo, fatto sta che adesso aborro quel genere di libri. Mi capita di
leggerli ogni tanto, soprattutto per ritrovare quella sensazione di ‘perdutamente
innamorata’ che mi causavano, ma hanno perso qualsiasi fascino su di me, e anzi
spesso mi fanno arrabbiare e annoiare.
Ma nel tempo ci sono cose che non sono cambiate,
cioè alcuni dettagli di questi romanzi, che penso siano la chiave per renderli
fruibili a più lettrici possibile.
Una
protagonista femminile in cui identificarsi
Solitamente la protagonista è una
ragazza adolescente, pressoché la stessa fascia di età cui è destinato il
libro. Penso sia normale aiutare il lettore ad immedesimarsi, ma in alcuni casi
questa volontà diventa talmente importante da annientare il personaggio.
Nascono così protagoniste senza un vero carattere.
Entrare in contatto con personaggi del genere
è, in un primo momento, molto facile, perché non hanno un carattere che
potrebbe entrare in contrasto con il lettore. Non hanno capacità né interessi
particolari, sono simpatiche, intelligenti e un po’ di timide, insomma un
ritratto standard in cui ci si può calare facilmente durante l’adolescenza.
Purtroppo ne risente il romanzo, poiché
non è mai piacevole in realtà trovarsi a leggere di personaggi senza una
personalità definita.
Un
protagonista maschile protettivo
Passiamo quindi al protagonista maschile,
che c’è sempre. È bello, misterioso e irraggiungibile. Si interessa alla nostra
protagonista in barba a chissà quale legge dell’attrazione, dato che lei ha un
non-carattere. Anche lui è standard, incarna tutto ciò che un’adolescente può
desiderare in un ragazzo.
Un fatto che trovo inquietante è che la
stragrande maggioranza siano terribilmente gelosi, protettivi al limite dello
stalking (a volte vanno oltre allo stalking), e che la protagonista subisca
senza dire una parola e, anzi, essendone addirittura lusingata. Penso che anche
questo sia un aspetto che catturi l’immaginazione di una lettrice, più che
altro per farla sospirare un po’ sulla storia d’amore, ma viene affrontato
nella maniera sbagliata. Un pizzico di gelosia è una cosa, fa anche un po’ bene
all’ego e alla coppia sentirsi desiderati e desiderare al punto di essere un
poco gelosi, ma non deve sfociare nell’ossessione perché rischia di portare un
messaggio sbagliato.
Una
trama e uno stile semplici
La trama molte volte fa da sfondo alla
storia d’amore, più che il contrario. Succede quindi che sia molto semplice, o
che diventi centrale solo alla fine.
In questo caso i personaggi sono
abbastanza costretti dalla situazione a seguire un certo percorso, vuoi per
salvare i propri cari, vuoi per la loro storia d’amore, i protagonisti non
devono effettuare scelte, più che altro si trovano alle strette e vengono
costretti a reagire dagli eventi e a seguire l’unica via possibile.
Non deve esserci quindi alcuno sforzo da
parte del lettore per comprendere la trama. Anche qui ne risente il romanzo
poiché non c’è davvero una crescita del personaggio, uno svilupparsi della
vicenda, quindi rimane molto lineare e spesso scontato.
Stessa cosa per lo stile. Nulla di
ricercato né di originale, persino il vocabolario si limita a parole semplici e
comuni, paragoni scontati e nessuna ricerca di uno stile personale. Altro
stratagemma per avvicinare anche i lettori meno esperti.
Questo fanno i best seller, vendono non
solo a chi è già appassionato di libri ma anche e forse soprattutto a chi non
legge così tanto, o a chi non legge affatto. Parlando di ragazzi, quindi, penso
che siano queste le parole chiave per un best seller: immedesimazione e
facilità.
Non
qualcosa di cui essere particolarmente allegri, per essere sinceri.

