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sabato 17 dicembre 2011

Sullo sfondo di un racconto opaco

   Buonsalve (oggi mi sento particolarmente in vena di dirlo).
   Su richiesta di una delle autrici che hanno collaborato con EFP per il progetto di “Niente è come prima”, ho scritto una recensione ad un racconto in particolare. Attenzione, non perché lo preferisca o altro, solo perché mi è stato chiesto, e a me piace scrivere recensioni quindi ho colto l’occasione.
   Quindi adesso prendo in esame “In the background”, di Francesca Ferrara.
   Avendolo già letto una volta sapevo cosa aspettarmi, ma ho deciso di farne una seconda rilettura perché non lo ricordavo così bene. In realtà speravo che questa fosse una lettura chiarificatrice, ma purtroppo non lo è stata del tutto. Ma partiamo dall’inizio.
   La protagonista, Anna Guicciardi, mi è parsa una ragazza confusa, insicura e dalla personalità veramente detestabile. Il suo incontro con André la cambia nel profondo, e finisce per apprezzare le arti e lo studio, cose che prima detestava. Bene, questo cambiamento mi piace, ma credo che avrebbe sortito un miglior effetto se l’autrice avesse scavato un po’ più a fondo nei sentimenti di Anna. Infatti lungo la narrazione non ci sono attimi di introspezione, ma riusciamo a conoscere il personaggio di Anna dai suoi gesti e dalle sue parole. Tuttavia un cambiamento del genere è interno, non si riflette sul nostro modo di parlare, ma di pensare, e sapere che cosa pensava Anna in quel momento in cui tutte le basi della sua vita stavano venendo messe in dubbio, sarebbe stato molto più emozionante a detta mia.
   L’idea di un fantasma che viene da chissà dove e che vuole ritrovare la sua identità è molto carina, insolita ma proprio per questo originale. Devo ammettere che il mio personaggio preferito è proprio André! Mi piace il modo in cui parla, e lo immagino come un gentiluomo d’altri tempi gentile e malinconico.
   Un’altra cosa che mi è piaciuta sono i discorsi riguardo alla cultura e alla letteratura che fanno Anna e André, un po’ il fulcro del cambiamento della ragazza. Tuttavia devo ammettere che Anna sembra proprio una ragazzina difficile con cui entrare in contatto, a tratti è molto sgarbata, e mi domando perché mai André non dovrebbe andarsene a cercare qualcun altro che l’aiuti, così tutti quanti sarebbero più contenti! Insomma, perché obbligare la tua presenza a qualcuno che non ti vuole?
   La fine della storia mi ha molto stupita, perché pensavo che l’unica cosa che per André fosse finita; insomma, era tornato ovunque dovesse andare, aveva scoperto chi era. Invece no! Anna scopre all’improvviso che si era illuso di essere un altro, ma ad essere sincera non ho capito il ragionamento dell’”altra faccia della medaglia” cui l’autrice allude nelle ultime righe. E, cosa più importante, perché André torna indietro?! Quest’ultima parte mi è parsa molto caotica, non sono riuscita a capire il punto più importante della storia, quello in cui, praticamente, si spiega tutto.
   Sicuramente apprezzabili i cenni storici e la ricerca che l’autrice ha fatto, citando un quadro, un pittore e informandosi sulla sua biografia. (A questo proposito sono curiosa di sapere qual è il quadro di cui si parla nella storia, dato che ho cercato Gustave LaMerle e non ho trovato praticamente nulla.)
   A parte questo la narrazione è molto veloce, quasi affrettata come se stesse facendo una corsa per giungere ad una parte che l’autrice non vedeva l’ora di scrivere. I dialoghi mi piacciono perché sono credibili, ma non posso in tutta onestà dire di aver apprezzato la storia nella sua interezza, perché, a quanto sono riuscita a capire dagli ultimi disordinati paragrafi… no, d’accordo, non riesco neanche a trovare il punto della situazione, e sinceramente mi dispiace perché l’idea di base era molto buona, ma la storia si è giocata il finale.

venerdì 11 novembre 2011

Decisamente inaspettato

   Nel Giugno di quest’anno ho partecipato all’iniziativa “Sarete scrittori”, indetta da EFPe dalla casa editrice Ur. Si trattava di proporre delle trame con un tema già deciso che sarebbero poi state votate dagli utenti; le trenta con più voti avrebbero avuto l'ooportunità di presentare la storia, e di lì sarebbero stati scelti dieci racconti. La trama che avevo proposto, sebbene avesse ricevuto qualche piccolo voto, non venne scelta per proseguire e presentare il racconto alla casa editrice, ma non me ne rammarico comunque, perché ad essere sincera non ero lanciata con troppo entusiasmo in questo progetto, l'avevo fatto solo per provare. Per questo motivo dopo poco meno di un mese, avevo dimenticato la faccenda. Per fortuna Erika ci ha tenuti aggiornati riguardo agli sviluppi del libro, e sono diventata molto ansiosa di leggerlo!
   Sebbene l’uscita ufficiale nelle librerie sia stata programmata per l’11/11/11, gli utenti di EFP hanno avuto l’occasione di averlo in anteprima e pure a metà prezzo. L’ho prenotato in fretta e furia e, quando è arrivato, ho letto ogni racconto con grandi aspettative.
   I vincoli per i racconti erano principalmente due: l’ambientazione scolastica e il tema dell’inaspettato. Il primo è stato preso in pieno da tutti. Sebbene io non abbia da molto lasciato il liceo leggere quelle righe mi ha fatta ripensare ai cinque lunghi e preziosi anni che ho passato a scuola, e sono stati ricordi allegri, travagliati, sospirati, felici; insomma, mi hanno fatta proprio ripensare a tutte le sensazioni che provavo fra i banchi. Il tema dell’inaspettato, invece, credo che non da tutti sia stato centrato.
   Personalmente, fin dal titolo della raccolta, “Niente è come prima”, penso a un episodio che distrugge la nostra routine e la capovolge completamente. Il problema è che per creare l’effetto di una routine c’è bisogno di tempo, in una narrazione, non basta, a mio parere, alludere al fatto che “la vita scorreva monotona come al solito”, e liquidarla lì. In un caso come questo l’inaspettato diventa scontato per il lettore, perché, appunto, se lo aspetta. Quindi, per forza di cose, l’inaspettato dev’essere presentato in maniera diversa (ovviamente questi sono tutti pareri personali). Le storie che mi hanno suscitato una sensazione di inaspettato, un colpo, un attimo di stupore e smarrimento, sono quelle che hanno presentato una situazione in un certo modo, mentre invece alla fine si scopre che era tutto il contrario! Come ad esempio in “Pelle Nuda”, di Sara Galoetti, o in “Laguna” di Elena Pantano. Altri racconti mi sono parsi un po’ scontati (“Un cuore fra le mani”, di Andrea De Giovanni), mentre altri mi hanno colpito e mi sono piaciuti moltissimo anche se non mi hanno fatto mancare il respiro a causa dell’elemento inaspettato (“La conifera nana e la dolce ragazza”, di Eleonora De Luzi, o anche “La biblioteca di Alessandria” di Chiara Belaeff, ma potrei citare anche "La vita che avevo", di Erika De Vivo).
   Il fatto che alcuni racconti non mi siano piaciuti non è da annoverare ad una minor capacità degli autori, assolutamente no, ma unicamente ad un fatto di gusti personali. Ogni volta che iniziavo un nuovo racconto lo iniziavo con la certezza che non mi avrebbe deluso e, anche se alcuni mi sono piaciuti meno di altri, tutti sono stati belli da leggere; forse perché sono nati su EFP, piattaforma della quale anche io faccio parte e che mi fa scoprire sempre cose nuove, come autrice e come lettrice.
   Mi farebbe molto piacere se l’esperienza di EFP e Ur Editore si ripetesse di nuovo, con nuove storie, nuovi autori, nuove idee e l’entusiasmo di utenti, amministratori ed editori che vada solo in crescendo!
   Posso concludere dicendo che “Niente è come prima” è una raccolta bellissima che consiglio a tutti di leggere, sia per i racconti che contiene sia per la storia e le centinaia di persone che stanno dietro questo progetto. Perché sebbene sia opera di uno staff, le sue radici sono in EFP, un sito che conta centinaia e centinaia di iscritti, che cresce ogni giorno, e ognuna delle persone che si cela dietro un nickname ha contribuito allo sviluppo di una piattaforma che è una meravigliosa forma di incontro per chi ama leggere, scrivere e sognare.