lunedì 18 gennaio 2016

Psicologia da bestseller

Tempo fa, quando impazzava la moda di “Twilight”, avevo letto l’ennesima recensione che però, a differenza di molte che puntavano a svilire il libro o ad innalzarlo a poetica, voleva analizzarlo da un punto di vista sociale e psicologico.
Non ho le competenze adatte per fare qualcosa di analogo, ma volevo soffermarmi su alcuni elementi che si trovano soprattutto nella narrativa indirizzata ad un giovane pubblico femminile, e che sembrano essere la chiave per il successo di questi romanzi (ovviamente quando supportati da un buon editore o da un buon passaparola in caso di autopubblicazione).
 
Chiariamo, prima di tutto, di che genere di romanzi sto parlando. Non intendo offendere nessuno, lettore o autore che sia, quando dico che questi sono romanzi che potremmo definire popolari, o di evasione. Di certo non entreranno nella storia della letteratura e non verranno assegnati come lettura agli studenti del 3000 a.C. Non credo che apportino particolare beneficio al lettore, per i motivi che poi spiegherò, perché non gli offrono nessuna crescita a livello culturale e letterario, né portano un messaggio di particolare importanza. Rischiano di diventare addirittura un danno se diventano fenomeno di massa, poiché vengono considerati ad un livello superiore di ciò che sono in realtà, ossia un passatempo, un divertimento a mio parere.
Sono sempre stata fermamente convinta di una cosa: leggere è un piacere e ognuno ha il diritto di leggere ciò che vuole, ma è anche giusto prendere coscienza di ciò che si sta leggendo. Insomma, non pensate di avere il Sacro Graal della letteratura fra le mani con l’ultimo best seller di Dan Brown. Capito ciò, Dan Brown non è nemmeno così malaccio. C’è infinitamente di meglio come c’è infinitamente di peggio.
Quindi ecco, parliamo di libri piuttosto commerciali, che raggiungono le più alte classifiche di vendita. La domanda che spesso in molti si pongono è: come mai? E qui cercherò una risposta pseudoscientifica.
 
 
Mi concentro sui libri indirizzati ad un giovane pubblico femminile perché sono quelli con cui ho più familiarità. Sì, li ho letti, sì, ce li ho ancora a casa (anche se alcuni sono andati perduti negli anni), sì, spesso e volentieri mi sono piaciuti. Con l’andare avanti del tempo ho cambiato gusti, sono maturata come lettrice e/o come persona, o chissà cosa è successo, fatto sta che adesso aborro quel genere di libri. Mi capita di leggerli ogni tanto, soprattutto per ritrovare quella sensazione di ‘perdutamente innamorata’ che mi causavano, ma hanno perso qualsiasi fascino su di me, e anzi spesso mi fanno arrabbiare e annoiare.
Ma nel tempo ci sono cose che non sono cambiate, cioè alcuni dettagli di questi romanzi, che penso siano la chiave per renderli fruibili a più lettrici possibile.
 
Una protagonista femminile in cui identificarsi
Solitamente la protagonista è una ragazza adolescente, pressoché la stessa fascia di età cui è destinato il libro. Penso sia normale aiutare il lettore ad immedesimarsi, ma in alcuni casi questa volontà diventa talmente importante da annientare il personaggio. Nascono così protagoniste senza un vero carattere.
Entrare in contatto con personaggi del genere è, in un primo momento, molto facile, perché non hanno un carattere che potrebbe entrare in contrasto con il lettore. Non hanno capacità né interessi particolari, sono simpatiche, intelligenti e un po’ di timide, insomma un ritratto standard in cui ci si può calare facilmente durante l’adolescenza.
Purtroppo ne risente il romanzo, poiché non è mai piacevole in realtà trovarsi a leggere di personaggi senza una personalità definita.
 
Un protagonista maschile protettivo
Passiamo quindi al protagonista maschile, che c’è sempre. È bello, misterioso e irraggiungibile. Si interessa alla nostra protagonista in barba a chissà quale legge dell’attrazione, dato che lei ha un non-carattere. Anche lui è standard, incarna tutto ciò che un’adolescente può desiderare in un ragazzo.
Un fatto che trovo inquietante è che la stragrande maggioranza siano terribilmente gelosi, protettivi al limite dello stalking (a volte vanno oltre allo stalking), e che la protagonista subisca senza dire una parola e, anzi, essendone addirittura lusingata. Penso che anche questo sia un aspetto che catturi l’immaginazione di una lettrice, più che altro per farla sospirare un po’ sulla storia d’amore, ma viene affrontato nella maniera sbagliata. Un pizzico di gelosia è una cosa, fa anche un po’ bene all’ego e alla coppia sentirsi desiderati e desiderare al punto di essere un poco gelosi, ma non deve sfociare nell’ossessione perché rischia di portare un messaggio sbagliato.
Una trama e uno stile semplici
La trama molte volte fa da sfondo alla storia d’amore, più che il contrario. Succede quindi che sia molto semplice, o che diventi centrale solo alla fine.
In questo caso i personaggi sono abbastanza costretti dalla situazione a seguire un certo percorso, vuoi per salvare i propri cari, vuoi per la loro storia d’amore, i protagonisti non devono effettuare scelte, più che altro si trovano alle strette e vengono costretti a reagire dagli eventi e a seguire l’unica via possibile.
Non deve esserci quindi alcuno sforzo da parte del lettore per comprendere la trama. Anche qui ne risente il romanzo poiché non c’è davvero una crescita del personaggio, uno svilupparsi della vicenda, quindi rimane molto lineare e spesso scontato.
Stessa cosa per lo stile. Nulla di ricercato né di originale, persino il vocabolario si limita a parole semplici e comuni, paragoni scontati e nessuna ricerca di uno stile personale. Altro stratagemma per avvicinare anche i lettori meno esperti.
 
Questo fanno i best seller, vendono non solo a chi è già appassionato di libri ma anche e forse soprattutto a chi non legge così tanto, o a chi non legge affatto. Parlando di ragazzi, quindi, penso che siano queste le parole chiave per un best seller: immedesimazione e facilità.
Non qualcosa di cui essere particolarmente allegri, per essere sinceri.

7 commenti:

  1. Torno a farti visita dopo molto, ma con il piacere di leggere un post attuale, almeno per me che, per quante spiegazioni possa darmi, non riesco ad accettare facilmente che certi romanzi siano venduti e proposti al pubblico con tanta esaltazione. Al di là di quelle che per me sono poco meno di aberrazioni (è una parola forte, chiedo scusa, ma non riesco a trovare di meglio) sia per la forma spesso scorretta sia per i contenuti che rischiano di trasmettere idee deleterie, anch'io ho letto e leggo romanzi di evasione. Tuttavia, trovo rimanga un problema fondamentale anche quando ci si distacca dagli stereotipi relativi ai protagonisti ed è la semplicità dello stile, ma ancora di più della trama.
    L'ho riscontrato personalmente e mi auguro che sia un mio limite: le letture semplici ed eccessivamente disimpegnate impigriscono. Mi sono accorta che, passando da un romanzo leggero a uno più complesso, fatico a prendere il ritmo e devo in qualche modo richiamare la mia attenzione con più tenacia. Per questo mi chiedo se non sia deleterio che molti limitino le proprie letture a questo genere e che siano incoraggiati dalla promozione massiva (oltre che massiccia).

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    1. Ciao! E' un piacere vederti passare ogni tanto :)
      Questo punto che metti in luce in effetti è molto interessante, e sarebbe utile capire se anche per altri è così. Ora come ora non mi viene in mente una situazione analoga in cui mi sono trovata, ma certo è che quelli di evasione sono testi sui quali è facile rimanere concentrati perché non richiedono sforzo.
      Se si scoprisse che in effetti è vero che, passando da una lettura leggera ad una più impegnativa, si deve 'riabituare il cervello', sarebbe inquietante. Soprattutto in relazione al grande numero di romanzi come quelli di cui parliamo.

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  2. La semplicità nell'esporre la trama e di linguaggio non sono un male in sé. Anzi, è molto difficile scrivere così. Se penso poi ai miei studenti, tranne rari casi, hanno bisogno di uno stile semplice, non ha senso imporre subito loro dei libri liquisticamente complessi, che non capirebbero, bisogna andare per gradi. Il gusto, del resto, si forma lettura dopo lettura e, come per tutto il resto, bisogna partire dal semplice per arrivare al complesso (poi ci sono sempre qui ragazzi che a 12 anni già divorano classici della letteratura, ma sono pochi, gli altri vanno accompagnati pian piano). Detto questo a me spaventano proprio queste trame, queste eroine passive, che subiscono le manie (per non dire la violenza) dei loro innamorati e sperano di cambiarli in meglio. Cosa che accade solo nella finzione e nella realtà può essere assai pericoloso.

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    1. Hai ragione, si per sé la semplicità di un testo non è un male, se indirizzata al giusto pubblico. Penso che i romanzi a cui mi riferisco io siano pensati per adolescenti, quindi ragazzi dai quindici ai diciotto o diciannove anni. Ragazzi che dovrebbero essere già in grado di barcamenarsi fra testi di diversa complessità.
      Comunque è vero che la semplicità non è il male peggiore. Come te, anche io trovo che i protagonisti e i messaggi che spesso questi romanzi, volenti o nolenti, mandano ai ragazzi siano a dir poco sbagliati.

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  3. Tristemente d'accordo, eppure non mi do pace. Io non mi sono mica avvicinata alla lettura con Guerra e Pace, quel che non comprendo però è come possano i giovanissimi accontentarsi di storie così vuote sotto ogni punto di vista. Voglio dire, ci sta il linguaggio semplice, ma perché trame così scontate e protagonisti così inutili? Mi viene in mente il mitico Lemony Snicket, ad esempio: lui usa un linguaggio che anche un bambino delle elementari può comprendere senza difficoltà (tra l'altro, inserisce termini "difficili" offrendone subito la spiegazione, quale miglior modo di ampliare il vocabolario di un giovane lettore?) eppure tutti gli episodi della sua Serie di sfortunati eventi sono piene di avventure ed i protagonisti originali e intelligenti. Snicket è stato il primo esempio che mi è venuto in mente, ma ce ne sono tanti altri, anche di semplici love story in cui lui e lei non sono perfetti idioti (lo stesso Colpa delle stelle, a mio avviso, non è male). Insomma, secondo me il problema è che gli adolescenti di oggi non osano differenziarsi, neanche nel loro tempo libero, e leggono quel che leggono tutti, perché non lo fanno per il loro piacere personale ma per mettere la foto su Instagram e poterne parlare il giorno dopo a ricreazione.
    Poi, per fortuna, esistono sempre le benedette eccezioni, per quanto poche siano.

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    1. D'accordissimo con te, e mi piace l'esempio di Lemony Snicket che hai fatto.
      Esistono moltissimi libri per ragazzi che usano un poco di complessità nello stile e nel linguaggio, eppure sono comprensibili perché pensati per un pubblico di una certa fascia di età.
      Ma i ragazzi vanno stimolati a leggere cose diverse, nuove e sempre interessanti, altrimenti mi sembra chiaro che perderanno interesse nei libri se gli vengono presentate storie trite e ritrite che richiedono il grado di attenzione che può avere un pesce palla.
      Non ci resta che consigliare libri a destra e a sinistra, e sperare che le eccezioni prendano il sopravvento sulla massa!

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  4. Nella lettura si possono cercare cose diverse, tra cui secondo me è difficile stabilire una gerarchia. Per fare un esempio: è più importante essere stimolati a ragionare oppure risentirsi adolescenti che incontrano il Principe Azzurro? Per il progresso della collettività, sicuramente il primo è preferibile, ma per l'individuo può essere più balsamico e rasserenante il secondo, in base al momento e ai gusti. Il meglio sarebbe spaziare nelle letture. Questo lo auguro a tutti. :)

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