Negli ultimi anni c’è stata una
sovrappopolazione di vampiri nei libri, e se alcuni hanno mantenuto una certa
fedeltà all’ormai mitico “Dracula” di Bram Stoker, altri si sono trasformati a
piacimento degli autori in mammolette che farebbero rivoltare il suddetto Bram
nella tomba.
Ecco perché avevo grandi aspettative per
“Le notti di Salem”. Speravo di rivedere quei bei vampiri di una volta, quelli
che bevevano sangue umano, erano cattivi nell’animo e si ritraevano di fronte
all’aglio. E non sono stata delusa.
Jerusalem’s Lot è una piccola cittadina
sonnacchiosa del New England, che non si agita più di tanto quando due nuovi
abitanti aprono un negozio di mobili antichi e comprano la vecchia tenuta in
cima alla collina, casa Marsten. Nonostante la casa sia stata, in precedenza,
sede di orribili delitti, il paese ha altro a cui pensare, soprattutto quando
un bambino scompare nel bosco e il fratello di lui muore per cause sconosciute.
Qui inizia la curiosa infestazione che
colpisce ‘Salem’s Lot, i cui abitanti muoiono uno dopo l’altro, solo per poi rialzarsi
al calar della notte e mietere altre vittime. Sembra incredibile ma è così e in
pochi giorni alcuni degli abitanti, accompagnati dallo scrittore Ben Maers,
capiscono che cosa sta succedendo: il Lot è infestato dai vampiri.
Salvare la città potrebbe essere
impossibile ormai, quasi tutti gli abitanti sono stati trasformati e ogni notte
se ne aggiunge qualcuno alle schiere maledette. L’unica cosa da fare è cercare
coloro che hanno iniziato tutto quanto, i misteriosi uomini trasferitisi a casa
Marsten.
Vorrei farvi riflettere sulla natura dei
vampiri.
Un po’ perché leggevo questo libro (che
sotto Natale è… wow!, lettura
consigliata!) ma soprattutto grazie al commento di un piccoletto di otto anni
di mia conoscenza, ho cominciato a pensare che quello di King è uno dei libri
sui vampiri più realistici che abbia mai letto.
‘Sto piccoletto di otto anni di cui vi
parlavo, proprio il giorno di Natale salta fuori con un commento molto arguto:
«Ma i vampiri sarebbero facili da battere: hanno paura di tutto! Dell’aglio,
delle croci, dell’acqua santa, del sole… Sono un po’ sfigati.» E in effetti a
pensarci bene è proprio così.
![]() |
Dalla serie tv del 1979. |
La cosa bella del romanzo di King è che
i vampiri, pur rispettando i canoni classici, riescono ad essere un nemico
pericoloso ma al tempo stesso che è possibile sconfiggere. Quando un nemico è
troppo potente possono succedere due cose: o il protagonista vince grazie ad un
escamotage magari anche forzato, oppure perde e basta. In questo caso è
preferibile la seconda opzione, che almeno rende la storia verosimile. In altri
libri o film sui vampiri ci vengono mostrati questi esseri brutti quanto
cattivi – o spaventosamente belli quanto cattivi – che sono duri come la
roccia, veloci come il vento, forti come un tirannosauro. Nonostante questo il
protagonista trionfa… Be’, ma scherziamo?
In “Le notti di Salem” il vampiro per
eccellenza non riesce ad essere sconfitto perché non riescono a trovarlo di
giorno. Di notte cercano di starne ben alla larga ovviamente, ma fanno fatica a
trovarlo quando è più vulnerabile perché questo vampiro è più astuto di loro. Sa
come non farsi trovare, si nasconde da decine di centinaia di anni.
Una cosa che non salta fuori mai quando
si parla di vampiri è la loro esperienza e quanto dovrebbero essere
intelligenti e furbi. Ci troviamo di fronte a creature millenarie in fondo. Per
questo i vampiri di “Le notti di Salem” sono i più veri di cui abbia mai letto,
e penso che il libro meriti un posto di tutto rispetto affianco a “Dracula” o
simili.
Le vicende umane sono approfondite, ma
ho apprezzato il fatto che siano narrate solo quelle dei protagonisti e non
quelle dell’intera cittadina, anche se è in effetti tutta Jerusalem’s Lot ad
essere infestata. Come sempre il lavoro di King sui personaggi è stato ottimo,
tanto che non è stato raro commuovermi in certi passaggi.
In
conclusione, non so se sia stato questo libro o mio nipote a fornirmi nuove
idee sui vampiri che non avevo mai considerato. Fatto sta che, per un po’, di
libri con i vampiri non ne leggerò, perché a pensarci bene è proprio vero. Sono
sfigati.
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