lunedì 15 gennaio 2018

Il grande romanzo degli anni '00

Negli ultimi mesi non ho letto moltissimi romanzi-mattone, quelli con un sacco di protagonisti che racchiudono ben più di una storia, ma un’intera società. Mi ritrovo a scorrere le mie letture ogni tanto e per qualche motivo guardo a queste epopee con una certa ammirazione.
Molti di questi libri sono piuttosto vecchiotti, oppure sono moderni ma ambientati in epoche passate (un centinaio di anni fa, a volte di più). Quindi mi sono chiesta: è possibile scrivere un romanzo di questo tipo ambientato nella nostra epoca? Parlare dell’uomo di oggi all’uomo di oggi con la stessa sorprendente lucidità con la quale Dostoevskji parlava della famiglia Karamazov? O con gli insegnamenti che Dickens amava mettere sulle labbra ai suoi protagonisti, rendendoli esempio di buone o cattive abitudini dei suoi contemporanei?
In parole povere, si può scrivere il grande romanzo degli anni 2000?

Non ho bisogno di arrivare alla fine del post per dire questo, ma certo che si può! Tutto si può! Soprattutto quando si entra nell’universo della scrittura.
Ma andiamo più nei dettagli…

Il discorso che sto per aprire è molto più ampio, credo, di quanto questo piccolo blog possa sopportare, ma ci proveremo lo stesso.
Negli ultimi tempi, complici i social network, un nuovo concetto sta prendendo forma, quello dell’importanza del singolo. Nel Rinascimento siamo passati dal considerare Dio il centro dell’universo a considerare l’umanità importante e più capace di quanto non avessimo mai osato immaginare. Oggi andiamo ancor più nel dettaglio e consideriamo il singolo il centro di tutto. La tecnologia ha aiutato molto questo concetto.
Oggi tutti hanno la possibilità di dire ciò che pensano, tutti sono convinti che la loro opinione conti quanto quella di chiunque altro. Di piattaforme per farsi sentire ce ne sono a migliaia e ciò che conta di più non è quello che dici, ma quanto forte lo dici.
Lo so, questa critica proprio da parte di una persona che apre un blog potrebbe sembrare ipocrita, ma vi dirò, non è il fatto che tutti dicano la loro a infastidirmi, sono tutto un altro genere di cose. Ad esempio il fatto che internet abbia molto più successo con le critiche distruttive che costruttive, o il fatto che persone che non se ne intendono di qualcosa pensino effettivamente che la loro opinione sia pari a quella di persone specializzate in un dato settore. Mi disturba il fatto che la gente che viene ascoltata di più è quella che parla con la voce più grossa, invece che quella che dice cose sensate, o il fatto che internet possa distruggere la vita di una persona perché tutti hanno la possibilità di dargli addosso.
Quindi in realtà trovo le nuove tecnologie invenzioni utilissime e potenzialmente meravigliose, ma ovviamente il modo in cui le utilizziamo è umano e loro hanno la possibilità di ingigantire sia le nostre idee più belle che i nostri peggiori comportamenti.

Insomma, tutto ciò per dire: questo è il secolo del singolo, della persona comune che ha il suo momento di gloria, degli ostacoli personali che vengono superati dopo grandi tribolazioni, della realizzazione personale. Le cose si concentrano più sull’interiorità, sulla vita di tutti i giorni, su quanto una persona che ha una vita appartenente banale possa essere speciale, basta prendersi la briga di conoscerla.
Anche nei libri si riflette questo gusto, se così vogliamo chiamarlo, quest’idea che non so se è tutta del nostro secolo, ma che ho sentito espressa più di una volta. Sono evidentemente figlia della mia epoca, perché lo trovo giusto, persino bello. Penso che ognuno di noi sia importante, che tutti siano speciali, se solo ci si prende la briga di andare oltre le apparenze.
Ma allora, di cosa potrebbe parlare il grande romanzo degli anni ’00? Perché anche se mi sembra romantico e così carinooo questa idea di fondo che il 99% dell’umanità sia formato da belle persone (basta scavare un po’ in alcune, ma non sono cattive, magari hanno solo un carattere di merda), un po’ ho la sensazione che siamo diventati egocentrici. La verità è che un grande romanzo non può parlare di una sola persona, per quante piccole gesta eroiche questa compia. Non può per definizione essere Il Romanzo ’00 se non parla della comunità ma del singolo, perché anche se siamo così concentrati su cosa succede a noi, c’è un intero mondo di noi là fuori.
E però di cosa dovrebbe parlare, se questa è la realtà in cui viviamo?

Forse potrebbe parlare di come possiamo migliorare. Potrebbe mettere in luce i modi belli e quelli brutti in cui stiamo usando questa tecnologia che ha travolto le nostre abitudini, il nostro rapportarci con il mondo, con gli amici, con noi stessi. Potrebbe parlare di come sia giusto imparare ad alzare gli occhi per renderci conto che non è importante mostrare cosa facciamo, ma goderci il momento – si fa presto a dirlo, ma quanti di noi lo fanno davvero?
Più andiamo avanti più siamo distanti dalle generazioni che sono nate con internet veloce, illimitato, e portatile, e secondo me è quello che ha veramente cambiato moltissime cose. Io mi ricordo quando internet non ce l’avevano tutti, e chi ce l’aveva ci metteva talmente tanto a far caricare una pagina web che nel frattempo facevi in tempo a prepararti un panino, a fare una partita a carte, a mettere a posto quella cosa che hai rimandato tutto il giorno, e quindi alla fine ti stufavi e andavi (di persona) a chiedere a un amico, o alla bibliotecaria.

Non dubito che qualcuno scriverà, prima o poi, questo Grande Romanzo dei Nostri Tempi. E quando uscirà spero che non parli del singolo, ma di tutti.

5 commenti:

  1. Ciao fanciulla, che splendido post che hai scritto! Mi ha fatto riflettere molto, soprattutto perché partivi da una domanda estremamente interessante che hai analizzato perfettamente! Sono d'accordo con te: questa è l'era dell'egocentrismo radicale e probabilmente il Grande Romanzo degli anni '00, come lo chiami tu, dovrebbe parlare di questo. Concordo però anche con il fatto che, per dirsi tale, un Grande Romanzo debba parlare della comunità, e quindi pensavo che, forse, l'unico modo sia scrivere un romanzo corale in cui si segua la storia di persone le cui vite sono intrecciate per caso o per scelta ma in cui, di fatto, non c'è una trama vera e propria, quanto uno spaccato dell'era moderna. Un po' alla Love actually, senza il romanticismo, per intenderci, o come quella puntata di Scrubs in cui il flusso di pensiero del narratore saltava continuamente da un personaggio all'altro. Ecco, una cosa così. Complimenti per questa stupenda riflessione che hai condiviso con noi, mi darà molto di che riflettere. Un bacione.

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    1. Grazie mille per i complimenti!
      Uno spaccato dell'era moderna sarebbe proprio ciò che immagino anch'io, ed è difficile pensare ad una trama per descriverlo. Love Actually è un film bellissimo, e in effetti mi sembra proprio il tipo di narrazione che va bene per un'idea come questa! Adesso dobbiamo solo aspettare che qualcuno lo scriva ;D

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  2. Che bell'articolo! Condivido la tua visione e la speranza finale. L'individualismo spinto non è soltanto chiuso, ma cieco. Credo che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare il mondo, se lavoriamo su noi stessi per diventare esseri umani migliori. Del resto cambiare la nostra mente significa cambiare l'unica cosa alla nostra portata, che a sua volta cambierà le nostre emozioni e i nostri comportamenti, e chissà quali effetti avrà sulle persone che ci sono accanto e sul tutto. Che il romanzo di questo secolo porti una bella presa di coscienza e una svolta verso l'equilibrio. :)

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    1. Già, se vogliamo cambiare qualcosa dovremmo iniziare da noi stessi, per dare l'esempio e cominciare a fare davvero qualcosa di concreto, anche se nel nostro piccolo :)

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  3. Che bell'articolo! Condivido la tua visione e la speranza finale. L'individualismo spinto non è soltanto chiuso, ma cieco. Credo che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare il mondo, se lavoriamo su noi stessi per diventare esseri umani migliori. Del resto cambiare la nostra mente significa cambiare l'unica cosa alla nostra portata, che a sua volta cambierà le nostre emozioni e i nostri comportamenti, e chissà quali effetti avrà sulle persone che ci sono accanto e sul tutto. Che il romanzo di questo secolo porti una bella presa di coscienza e una svolta verso l'equilibrio. :)

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