lunedì 20 marzo 2017

Penna alla mano #1: I jolly dell’arte

Ho notato che sto parlando molto più spesso di aspetti più tecnici della scrittura, aspetti che potrebbero interessare più chi scrive che chi legge. Per questo ho deciso di creare la rubrica Penna alla mano, in cui blaterare di scrittura, annessi e connessi.
Quindi, cominciamo!

Chiunque voglia produrre arte prima o poi incappa in alcuni termini che potrebbero mettere soggezione: creatività, ispirazione e talento.
Penso che tutti quanti vengano usati ormai troppo spesso, tanto che in alcuni contesti perdono il loro significato principale e, sebbene sappiamo benissimo che cosa significhino, vengono interpretate in maniera sottilmente diversa. La creatività diventa sinonimo di novità, l’ispirazione si traduce in idea e il talento viene tirato in ballo molto spesso solo quando si ha una già conquistata fama.
È difficile definire questi elementi, ma dato che mi domando spesso cosa siano, be’, sarà il caso di farlo.


Queste parole sono abusate proprio per il fatto che è difficile assegnare loro un significato univoco, che tutti interpretino in un solo modo. Accade con tutte le parole che descrivono qualcosa di astratto e non dobbiamo stupircene, tuttavia quando un critico o anche solo qualcuno che commenta un’opera si avvale di uno di questi termini è difficile, se non si è d’accordo, dare una diversa opinione, perché è difficile capire che cosa un critico intenda per ‘talento’, ‘creatività’ o ‘ispirazione’.
Inoltre come si fa a misurare la creatività di qualcosa, o il talento di qualcuno, come si fa a capire quanto è dato dall’ispirazione e quanto dal lavoro? Non si può. Quando leggo una recensione e vedo usare questi termini non capisco esattamente cosa vogliano dire, vi vedo solo un blando complimento, quasi come se il recensore volesse tirarsi fuori da un impiccio. Dico talento per adulare l’artista e dico creativo per descrivere l’opera. Lo dico perché non so che cosa dire.
Se un giorno scrivessi qui sul blog che Caravaggio aveva un grande talento a cosa servirebbe? Tutti sanno della sua bravura, ma come posso dimostrare che la sua era un’inclinazione naturale? E anche facendolo, cosa cambia? La mia critica, se basata unicamente su questo fatto, diventa sterile, una sottolineatura dell’ovvio. Sappiamo tutti che Caravaggio era molto capace, ma perché dovrei apprezzare i suoi dipinti? Tuttavia nessuno può dire che non ho ragione e la mia critica potrebbe anche essere apprezzata da qualcuno che non si pone certe domande (come fa la sottoscritta mandando il proprio cervello in pappa).
Ecco perché questi sono termini jolly.

La creatività credo sia l’unica, fra queste doti, a poter essere coltivata. La creatività è un muscolo da allenare e non viene usata solo per creare, ma per la vita. Io la vedo come qualcosa che ci permette di affrontare una situazione e risolverla in modo diverso ogni volta, a seconda delle necessità e delle possibilità. La creatività è arrivare alla stessa soluzione percorrendo strade nuove e sempre diverse, senza fossilizzarsi su un percorso definito.
Diverso è il discorso per gli altri due. Se essere creativi è qualcosa che dipende da noi, l’ispirazione e il talento sono incontrollabili, o comunque innati. Soprattutto il secondo.
Il talento è la capacità di fare qualcosa e ottenere buoni risultati con relativa facilità, laddove altri devono impegnarsi. Ho sentito moltissime volte parlare di talento, persone chiedersi se ne hanno abbastanza, altri chiedersi se è indispensabile, io stessa mi sono fatta queste domande. Io credo che non lo sia. Credo che il talento sia utile per fare qualsiasi cosa, anche scrivere, ma chi ne fosse sprovvisto non deve disperare. Chi non ha talento ripiega su studio e passione e in questo modo può raggiungere gli stessi risultati. Chi ha talento… be’, è fortunato.
La più difficile per me da capire è l’ispirazione. Nel suo blog Scrivere è vivere, Grazia Gironella aveva scritto un post sull’ispirazione, dicendo che è diversa per ognuno di noi. Sono d’accordo e forse è per questo che l’ispirazione, in questo post, è il mio argomento preferito. Non c’è modo di definirla perché è personale, in un certo senso è creata da noi perché arriva dai recessi più profondi del nostro essere, plasmata così come abbiamo bisogno di riceverla. Più che sembrarmi una dote mi sembra un momento fugace, tutto mio: il momento in cui sono tranquilla, particolarmente di buon umore, parole e idee arrivano senza sforzo e sono soddisfatta del mio lavoro. È uno stato d’animo che posso cercare di raggiungere, ma che alla fine arriverà con i suoi tempi e sul quale non ho alcun controllo reale. Questo non mi impedisce lo stesso di scrivere, perché se scrivessi solamente quando sono ispirata scriverei pochissimo.

Spesso ci si domanda se si hanno le capacità per scrivere, o dipingere, o fare musica o installazioni artistiche, di design e chi più ne ha più ne metta. Ci mettiamo sempre di mezzo questi termini che, in fondo, non sappiamo descrivere e che sono un mistero per tutti. Sembra che senza non sia possibile fare qualcosa degno di nota.
Scrivere questo post mi ha fatta riflettere. Certo essere creativi, ispirati e talentuosi può aiutare, ma alla fine le uniche cose davvero fondamentali per riuscire sono lo studio e la passione. Molto più inquadrabili, molto più terrene se vogliamo, più comprensibili e semplici. Il resto è un jolly e non è detto che capiti nel nostro mazzo, ma abbiamo comunque tutte le possibilità di giocare una buona partita.

2 commenti:

  1. Sono pienamente concorde. Ci vuole un po' di attitudine, certo, ma il resto è pratica e rimboccarsi le mani.

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  2. Io sono d'accordo solo in parte. O meglio: lo sarei se non notassi che, spesso, (sia chiaro: non dico che sia il tuo caso, perché non ho mai letto nulla di tuo), chi dice che il talento, la creatività e l'ispirazione valgono poco rispetto alla dedizione e allo studio non possiede nessuna di queste tre cose, è un semplice esecutore materiale di precetti appresi sui libri.
    Io penso che la creatività appartenga a ciascuno di noi. Anche appendere un quadro alla parete, in fondo, è un atto creativo. Tuttavia, come tu stessa evidenzi, deve essere coltivata. E come, se non ascoltando la propria ispirazione?
    Anche su questo concetto, secondo me, c'è molta confusione. L'ispirazione non è uno stato di trance che ci fa scrivere come dei folli, ma è uno stile di vita; lo stile di vita scelto da chi decide di ascoltare più se stesso e le proprie sensazioni che gli inganni del mentali.
    E il talento esiste, punto. Va coltivato, ma esiste. Conosco individui che non potranno mai diventare scrittori. E non perché non conoscono l'italiano: la loro grammatica è corretta, ma ci vuole qualcosa in più. Ci vuole un'attitudine mentale. La volontà di relazionarsi con la vita in un determinato modo, che non è alla portata di tutti. E noi, con questa cosa qui, nasciamo. Non ci sono scappatoie. Perché lo scrittore, quello vero, sente le parole vibrare al di là del loro significato, così come un mio amico matematico dice di sentir respirare i numeri. E per me, questa, è un'assurdità. Perché io il talento nel decifrare cifre complicatissime, non l'avrò mai. E non l'avrei nemmeno se avessi studiato ingegneria. Però i conti li so fare...

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