Visualizzazione post con etichetta Alessandro Baricco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro Baricco. Mostra tutti i post

martedì 31 luglio 2018

Per salvarsi


Sui treni, per salvarsi, per fermare la perversa rotazione di quel mondo che li martellava di là dal vetro, e per schivare la paura, e per non farsi risucchiare dalla vertigine della velocità che certo doveva  continuamente bussargli nel cervello quanto meno nella forma di quel mondo che strisciava di là del vetro in forme mai viste prima, meravigliose certo, ma impossibili perché il solo concederglisi per un attimo istantaneamente rimetteva in corso la paura, e di conseguenza quell’ansia densa e informe che cristallizzata in pensiero si rivelava a tutti gli effetti nient’altro che il sordo pensiero della morte – sui treni, per salvarsi, presero l’abitudine di consegnarsi a un gesto meticoloso, una prassi peraltro consigliata dagli stessi medici e da insigni studiosi, una minuscola strategia di difesa, ovvia ma geniale, un piccolo gesto esatto, e splendido.
Sui treni, per salvarsi, leggevano.
Linimento perfetto. La fissa esattezza della scrittura come sutura di un terrore. L’occhio che trova nei minuscoli tornanti dettati dalle righe la nitida scorciatoia per sfuggire all’indistinto flusso di immagini imposto dal finestrino. Vendevano, nelle stazioni, delle apposite lampade, lampade per la lettura. Si reggevano con una mano, descrivevano un intimo cono di luce da fissare sulla pagina aperta. Bisogna immaginarselo. Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L’eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l’impietrito microcosmo di un occhio che legge. Come un nòcciolo di silenzio nel cuore di un boato.

Alessandro Baricco, Castelli di rabbia, Milano, RCS Libri, 1997, settima edizione, pg. 245

martedì 6 giugno 2017

Oceano mare – Alessandro Baricco

Quando ho aperto il blog pensavo che avrei recensito ogni singolo libro e che sarebbe stato bellissimo. Poi mi sono resa conto che leggo troppi libri per poterli recensire tutti, quindi ho deciso di parlare solo di quelli che mi sono piaciuti molto, o che non mi sono piaciuti affatto. Poi ho visto che non sempre ho qualcosa da dire su una lettura, perché mi lascia un po’… meh. Non mi è dispiaciuta, ma non mi è nemmeno piaciuta, quindi ne verrebbe una recensione scialba. E questi sono i motivi per cui di solito non scrivo recensioni.
Poi leggo Baricco, e mi ricordo che ci sono libri di cui non riesco a parlare.
Potrei dirvi della trama di “Oceano mare”, dei personaggi, del finale, dello stile, ma non hanno ancora inventato delle parole adatte a descrivere cosa significano certi romanzi. Una cosa simile mi è successa con “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”, ma all’epoca non avevo un blog. Adesso che mi sento quasi in dovere di spargere il germe della lettura a più persone possibili, mi chiedo come si possa parlare di un libro talmente impenetrabile come questo.
Dopo tanto pensarci ho capito che non si può.
Quindi lascerò parlare il libro stesso.

“Edel, c’è un modo di fare degli uomini che non facciano del male?”
Se la deve esser chiesta anche Dio, questa, al momento buono.

Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. […]Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle
“Ti aspettavo.”

La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita.

Aveva perso un po’ di quello smalto… gli si era appannata l’anima, se capite cosa voglio dire. Era come se si fosse aspettato qualcosa di diverso, lui, di proprio diverso. Non era preparato a quella normalità lì.