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giovedì 15 dicembre 2011

Fanfiction autorizzata - Un giallo fallimentare


   Da brava appassionata di Death Note quale sono, ho voluto leggere il romanzo scritto da Nisio Isin, che sarebbe una sorta di spin-off del manga, una fanfiction autorizzata, se vogliamo.
   Lo so, probabilmente avrei fatto meglio ad ordinarlo in inglese, ma conoscendomi ho immaginato che dopo un po’ la pigrizia avrebbe avuto il sopravvento, e mi sarei stufata di leggere in inglese, abbandonando così l’opera. Onde evitare questo, mi sono fatta passare una copia del romanzo in formato pdf che una persona coraggiosa ha voluto tradurre dall'inglese in italiano.
   Purtroppo devo dire che, non essendo un professionista, questa persona ha tradotto alcune parti davvero molto male, tanto che la sintassi delle frasi è a tratti simile a quella inglese, mentre a volte non si capiscono bene i ragionamenti. Per di più ci sono diversi errori di distrazione. In fondo sarebbe bastato far leggere a qualcun altro l’opera conclusa, perché chi scrive ormai non vede più certi errori. Devo ammettere che però anche io ho un cuore, e mi dispiace molto dire queste cose, perché era chiaro l’entusiasmo del traduttore. Non lo biasimo però, perché in effetti ci sono professionisti per questo genere di lavori, e anzi devo dire che è stato proprio coraggioso a imbarcarsi in quest’impresa.
   Ma passiamo al romanzo. Purtroppo non mi sento del tutto di promuoverlo, e non credo che lo rileggerò una seconda volta, anche se è ormai parte di uno dei miei manga preferiti. Quel che ho apprezzato molto di questo lavoro è stata la scelta dei personaggi, mentre non mi è piaciuta affatto la parte investigativa.
   Il caso degli omicidi di Los Angeles di BB era davvero molto, molto complicato, e la cosa non mi ha sorpresa più di tanto. Quello che mi dava fastidio era il metodo di ricerca: la maggior parte delle conclusioni che Naomi Misora ha tratto (seppur guidata da mano esperta – quella del serial killer) sono molto forzate a mio giudizio, tanto da farmi pensare che, se si fosse trattato di un vero caso, nessuno avrebbe mai potuto risolverlo, così come non sarebbe stato possibile per Naomi risolverlo senza le spintarelle di Ryuzaki nella giusta direzione. Mi chiedo anche a cosa sia esattamente servita la loro collaborazione, perché sono sicura che L avrebbe potuto far risolvere il caso a Misora o risolverlo lui stesso, e BB ha messo in pratica una collaborazione inutile, perché la sua trappola per L era attuabile anche senza Naomi.
   L’unica intuizione naturale che ha fatto Naomi Misora è stato qualcosa a cui tutti, e a maggor ragione un’agente dell’FBI, sarebbero potuti arrivare: il fatto che Ryuzaki sapesse della capoeira, quando lei ne aveva parlato solo con L e si era difesa con quella tecnica quando era stata aggredita, l'ha fatta arrivare alla conclusione che il suo collega era l'aggressore. Lì però per forza di cose! Insomma, ci ero arrivata anche io – non esattamente un detective – al fatto che quello era un grosso errore da parte di Ryuzaki, e allora ho capito che lui era BB.
   Il ragionamento di BB per quanto riguardava la costruzione degli omicidi di Los Angeles, il fatto che lui volesse “travestirsi” da ultima vittima perché L non scovasse mai il killer, dato che era morto, era molto bello. E credo che tutte le turbe psichiche di BB fossero ben pensate. Anche io se fossi destinata ad essere una scadente copia dell’originale L m’indignerei, e tentare di sorpassarlo in un caso sarebbe il modo giusto per combatterlo!
   Ciò che mi è piaciuto molto della storia sono stati i personaggi. La scelta di Naomi Misora, prima di tutto! Non che il suo personaggio mi stia particolarmente simpatico, ma è bello vedere in azione una donna in Death Note, ogni tanto, e lei era di certo la più adatta. Ho adorato la fine, quando a sua insaputa incontra L e lo arresta! Divertentissimo lui che tenta di colpirla con la capoeira (e così sappiamo anche come mai ha deciso di impararla)! Mi piace anche la scelta di Mello come narratore. E' una sorta di rivincita contro Near, a mio parere, essere a conoscenza di questa storia.
   Purtroppo però questo voleva essere un giallo, oltre che un omaggio a Death Note, e credo proprio che abbia fallito miseramente il primo intento.

domenica 30 ottobre 2011

Sbrodolina

Buonasera.
Ad essere sincera non so nemmeno come iniziare questo post. Insomma, “What a bored Shinigami can do” è finito. E anche se il risultato che si può facilmente leggere sulla data di pubblicazione indica che sta su EFP da soli tre mesi, in realtà la sua elaborazione è stata molto più ampia. Ho iniziato a scrivere la fanfiction nel Giugno del 2010, e l’ho terminata in Ottobre (di solito non posto fanfiction se non sono già terminate). Poi per vari motivi, più che altro legati al fatto che non mi sentivo in vena di pubblicare né di rivedere la storia, non ho iniziato a pubblicarla se non un anno dopo. Quindi, a ben pensarci, in realtà c’è dietro un lavoro che dura più di un anno! Ma come diavolo ho fatto?
Be’, a parte questo…
“What a bored Shinigami can do” mi ha dato molte soddisfazioni e mi ci sono affezionata. Non perché sia stata una fanfiction particolarmente seguita nel sito o simili (infatti non lo è), ma perché è stata la prima storia che ho fatto leggere a qualcuno che mi conosceva – non un beta reader, non qualche altra persona ‘virtuale’, ma persone con cui entro in contatto tutti i giorni. In particolare il più entusiasta di questa storia è stato mio padre. Ebbene sì, alla veneranda età di quarantasette anni ha scoperto Death Note (tramite me ovviamente) e ha guardato l'anime! Quando gli ho detto che stavo scrivendo una fanfiction sul manga è impazzito e ha cominciato a lamentarsi del fatto che non gli facevo mai leggere niente. Poi la sua follia ha contagiato anche il mio ragazzo e tutti e due mi hanno esasperato talmente tanto che, per non sentirli più blaterare, ho fatto loro leggere la fanfiction. Mi stavo per pentire della mia decisione, perché mio padre – da bravo genitore – non faceva altro che dire quanto fosse spettacolare e mi idolatrava come se fossi Dante, il mi ragazzo al contrario trovava un sacco di errori grammaticali, e io stavo impazzendo. Alla fine, dopo un’iniziale euforia da parte di entrambi, si sono dati una regolata, e hanno iniziato a dare consigli e impressioni meno estremi.
Questa esperienza mi ha aiutato moltissimo a reggere il confronto con una critica che non è come quella del web, per quanto le recensioni degli utenti di EFP mi rendano sempre felicissima e infatti rispondo sempre volentieri a tutti, ma è una critica faccia a faccia, che è diversa, perché leggere le critiche è diverso dal sentirsele spappolare sulla faccia senza preavviso. Sono stata messa di fronte a tante cose riguardo il mio stile, la trama, la storia, le sfaccettature dei personaggi, le situazioni, ho riconosciuto che qualcosa poteva essere migliorato, quindi mi sono rimboccata le maniche e ho ricominciato a scrivere con ancora più decisione.
L’unica nota negativa del tutto è che adesso quei due uomini pare si siano messi d’accordo per tormentarmi con una frase ricorrente: «Oh! Ma quando lo scrivi il primo best seller?».
A parte questo vorrei ringraziare moltissimo tutte le persone che su EFP mi hanno seguita ogni giorno, hanno espresso il loro parere sulla fanfiction o semplicemente hanno letto. Anche voi mi avete spronata a migliorare sempre di più e le vostre parole entusiaste sono quelle che ricordavo ogni volta che rileggevo fino allo sfinimento i capitoli per trovare errori, per rendere la scena ancor più emozionante, e mi chiedevo che cosa ne avreste pensato, se vi sarebbe piaciuto, e non vedevo l'ora di pubblicare!
In definitiva, per terminare l’ennesima pappardella sbrodolante zuccheri come è mio solito, un grazie a tutti, tutti voi che mi avete fatta emozionare solo leggendo la mia storia. Con la speranza di avervi emozionati anch’io, vi saluto per l’ultima volta,
Patrizia

domenica 23 ottobre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 17

Spoiler: Capitolo diciassette - Cheers

Alla fine di ogni caso L Lawliet sentiva un senso di spossatezza e smarrimento invaderlo. La spossatezza poteva forse spiegarla come un effetto collaterale dovuto alla mole di lavoro che lo aveva appena investito con la stessa forza di un camion, e alle ore di sonno che anche lui a volte necessitava di recuperare. Quello poteva risolverlo. Ma non lo smarrimento; era un problema del suo cervello, che si perdeva terribilmente nella semplicità della vita quotidiana. [...]
La fine del secondo caso Kira tuttavia fu diverso. Non c’era stanchezza, non c’era perdita ad invaderlo. Più che altro… fremeva. Fremeva di curiosità, di ansia, di voglia di cominciare. Cominciare a scrivere naturalmente.

giovedì 20 ottobre 2011

Nella gabbia dei matti!

Ogni volta che finisco di leggere una fanfiction mi sento irragionevolmente allegra. Come quando si finisce un libro. C’è un po’ di nostalgia e un po’ di allegria, allegria perché ho letto una bella storia, che mi ha appassionata e che ho seguito con emozione, nostalgia perché una volta per tutte dovrò uscire dal quel mondo abilmente costruito che è stato per parecchio tempo nei miei pensieri.
E’ ciò che mi è successo leggendo The Wammy's Hospital, di Luce Lawliet. Come si evince dal titolo, fandom Death Note.

Solitamente non leggo AU, com’è questa fanfiction, perché non sono il mio genere. Tuttavia ho aperto la pagina perché le storie che parlano di sinistri ospedali (soprattutto se psichiatrici come ci anticipa l’introduzione), di misteri e tensioni sono assolutamente il mio genere!
La storia parla di una normalissima ragazza, Lyanne Stoinich, che, per qualche motivo a lei e a noi ignoto, finisce in un ospedale psichiatrico, appunto il Wammy’s Hospital. I personaggi di Death Note compaiono un po’ alla volta, e i ruoli a loro assegnati all’interno della fanfiction calzano a pennello. Già in partenza abbiamo un mistero: chi è Lyanne Stoinich? Qual è la sua storia, perché si è ritrovata in quell’ospedale? Un ospedale, fra l’altro, che sembra avere molti segreti, segreti che qualcuno tenta di celare, ma invece Lyanne, riportandoli a galla, potrebbe riuscire a riscoprire sé stessa e anche cosa succede in quel luogo fuori dal comune.

L’autrice ha uno stile sobrio, niente fronzoli e tutto verità, molto crudo e anche parecchio inquietante delle volte. Questo stile ci accompagna in maniera omogena sino alla fine della storia, narrando i fatti in modo incredibilmente distaccato, nonostante la prima persona, con descrizioni accurate (tanto che in alcuni casi le definirei addirittura splatter) scritte molto bene. Uno stile fondamentale per le sensazioni che l’autrice vuole – e riesce – farci provare.
Con l’andare avanti della lettura c’è solo un crescendo di tensione, le domande diventano sempre di più e sempre più opprimenti, la trama si snoda fino ad un punto critico, un punto che tutti possono percepire come di non ritorno, e la sensazione è quella di essere rinchiusi in una stanza di quesiti che non riescono ad essere risolti, che ci opprimono da tutti i lati. E la voglia di andare avanti a leggere per sapere che succedere cresce di capitolo in capitolo.

Un'altra cosa assolutamente a favore dell'autrice è che si è informata sulla materia da lei trattata, ossia gli ospedali e le malattie psichiche, senza lasciare nulla al caso e senza essere superficiale. In questo modo la storia acquista ancor più senso, più realtà e più dinamicità.

Consiglio vivamente a tutti gli appassionati di Death Note e di storie horror e misteriose, di leggere The Wammy’s Hospital, perché è una storia avvincente, piena di colpi di scena inaspettati, che ti fa rimanere con il fiato sospeso ad ogni nuova, allucinante rivelazione.

domenica 16 ottobre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 16

Spoiler: Capitolo sedici - Put out the fire

Ad un tratto un pensiero terribile -un pensiero orrendo- invase Mello, e lo fece tremare di paura. Near non è mai riuscito a dimenticare la sua vecchia vita.
Il dolore alla gola di Mello si era fatto più forte, quello al petto era diventato come un tamburellare sordo, che sarebbe continuato assieme al suo cuore finché non avesse smesso di battere.
Non voleva farsi vedere da Near, sarebbe stata come dargliela vinta ancora una volta… Per questo motivo, quando una lacrima sfuggì agli occhi di Mello, il ragazzo si voltò infastidito per non farsi vedere.





Capitolo decisamente triste il prossimo, sarà dedicato tutto a Near e ad una certa interminabile introspezione che spero non vi annoi ^^

domenica 9 ottobre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 15

Spoiler : Capitolo quindici - Night is too long

“Noodle?”
“Sì?”
“Se fosse l’ultima notte della tua vita… Noi assieme. Che cosa faresti?” Mello, lo sguardo fisso al soffitto, inghiottì la saliva, temendo di aver osato troppo.
Noodle rimase un attimo in silenzio, poi disse: “La passerei con te”. Si allungò, spense la luce della lampada e cercò le labbra di Mello nel buio.





Spoiler corto oggi, perché il prossimo capitolo parlerà di tutti i personaggi e di come passeranno la notte più lunga della loro vita, per questo non riuscivo a scegliere quale parte mettere sotto spoiler! Da un lato vorrei dirvi tutto subito, dall'altro vorrei lasciarvi in sospeso fino al prossimo capitolo. Miss Indecisione è qui -.-''
Comunque anche il prossimo è un capitolo molto importante, che vede come tutti i personaggi sono cambiati, soprattutto nelle loro azioni. Probabilmente quello che è cambiato più di tutti è Near, e infatti i prossimi capitoli sono incentrati su di lui, così come quello che avete appena letto, Time is precious.
Bah, non so più che dire... non indugiamo oltre, dunque,
addio!

martedì 4 ottobre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 14

Spoiler: Capitolo quattordici - Time is precious

Light sorrise. “Non c’è bisogno di tutta questa formalità. Chiamami pure per nome. Piuttosto, vorrei sapere dove si trova Georgie Jonsson. Il nostro patto diceva che doveva essere qui.”
“In questo momento ci aspetta in macchina.” Mello fece un impercettibile movimento con la mano, tendendo i muscoli e stringendo il pugno destro.
Light alzò le sopracciglia, sorpreso. “Davvero? Non è sano e nemmeno responsabile lasciare un bambino in una macchina da solo per lungo tempo.”
“Veramente non credevamo di metterci molto”, disse Noodle a denti stretti. Non lo dava a vedere, ma fremeva di paura e di rabbia. Se per caso qualche intuizione del detective non fosse stata corretta, allora avrebbe significato la loro morte. Erano stranamente lucidi, pur sapendolo. Ma Mello, Matt e Near si fidavano ciecamente del detective, e tutti e tre lo avevano dimostrato largamente, qualcuno più di qualcun altro. Noodle sperò con tutte le sue forze che L avesse ragione, per poter finalmente vendicare suo padre.
Light sorrise, abbassando lo sguardo. “Infatti”, disse guardando il suo orologio da polso. “Non ci metterete molto, morirete tutti fra sedici minuti esatti.”

domenica 25 settembre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 13

Spoiler: Capitolo tredici - The undead boy

Roger sedette dietro la scrivania, di fronte a quel ragazzo asiatico dall’aria contrita. “Sì?”, domandò l’uomo con il suo tipico sguardo perennemente preoccupato.
Eikichi Kazuro tirò fuori un tesserino e lo mostrò per pochi secondi all’uomo. Recava il suo nome, un timbro dall’aria ufficiale e il marchio della CIA. “Sono qui per conto di L, lavoro al caso Jonsson assieme a lui, sono uno degli agenti della CIA scelti da lui personalmente. Sono venuto qui per informarla… di qualcosa che è accaduto.” Eikichi Kazuro si umettò le labbra in segno di leggero nervosismo. La sua espressione era vagamente preoccupata e un po’ timorosa. “L non è potuto venire, non si può muovere dal quartier generale, così ha mandato me.” Roger lo ascoltava attentamente, con il forte presentimento di cattive notizie. “Near è morto.”

domenica 18 settembre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 12

Spoiler: Capitolo dodici - Kids

“Lo sai che Diane Colfer è mia madre?!”
Dal bagno non provenne alcun suono, solo lo scrosciare dell’acqua del lavandino. Dopo qualche secondo: “Veramente?”.
“Sì!”
“Da quanto lo sai?”
“Da un mesetto più o meno.”
Dopo pochi minuti Mello uscì dal bagno asciugandosi il viso e osservandolo, sulla soglia, con aria stranita. “Perché non me lo hai detto prima?”, domandò con aria leggermente contrita.
Matt si strinse nelle spalle. “Non lo so. Cosa dovrei fare?”
“Vai a par… E’ per quello che non le parlavi più?”, domandò Mello con sguardo allucinato. L’amico assunse un’aria talmente colpevole che non ci sarebbe voluto l’intuito di Mello per capire quale fosse la riposta. “Che coglione!”, commentò l’amico. “Lei lo sa?”
“Sì.”
“Che due coglioni.”
“Non parlare di mia madre a quel modo!”, lo ammonì Matt puntandogli contro un indice. Mello ridacchiò, infilò pantaloni, maglietta e uscì dalla stanza. “Hey guarda che dico sul serio!”, fece in tempo a gridargli Matt. “Porta rispetto!”





Ciao a tutti! ^^
Allora, personalmente sono molto affezionata a questo capitolo dodici, e spero che piaccia anche a voi. E' uno di quei capitoli che non vedo l'ora di postare, e mi piacerebbe davvero sapere che cosa ne pensate.
Il titolo è stato dato per via dei personaggi su cui si incentra: Georgie, che è una bambina, e Matt, che avrà l'occasione per sentirsi di nuovo come un bimbo piccolo.
Non ho mai calcolato molto Matt nelle fanfiction su Death Note, forse perché non ne ho lette molte nelle quali c'era anche lui (solo una in effetti, nella quale aveva un ruolo importante) ma scrivendo ho finito per dargli spazio.
I personaggi che manipolo nelle fanfictions non sono mai uguali all'originale, per quanto possano sembrare IC, perché solo l'autore può sapere esattamente come si muoveranno i suoi personaggi. Ma dal momento che scrivo qualcosa con loro come protagonisti sento che diventano anche un po' miei.
Nei personaggi uno ci riversa dentro molto della propria personalità e delle proprie esperienze, ma anche un bel po' di inventiva, quindi finiscono per diventare qualcosa di ibrido che ricorda vagamente l'autore ma che vi si allontana anche. A volte i personaggi finiscono per fare tutto di testa loro! Quindi la storia prende una piega che non ti eri neanche immaginato quando avevi posato le mani sulla tastiera.
Matt è uno di quei personaggi. Un po' mi somiglia perché preferisce starsene per conto suo e ha pochi amici, ma molto cari. Perché si tiene le cose dentro e poi le rivela all'improvviso. Però è anche molto diverso da me: lui è più rumoroso, fa più clamore, si nota di più, invece io tendo a cercare di stare un po' da parte perché non mi piacciono i riflettori. A Matt non fanno né caldo né freddo.
Matt è l'unico personaggio di questa fanfiction in cui ci ho messo dentro del mio, forse perché pensavo che sarebbe rimasto un po' da parte come faccio io, invece si è all'improvviso ribellato e ha preteso di avere un ruolo più centrale. Come vi ho già detto: a volte i personaggi fanno di testa loro.
Per tutte queste ragioni mi sono affezionata a Matt, anche se può sembrare strano affezionarsi a qualcuno che non esiste, ma credo che tutti coloro che scrivono e che leggono possano capirmi. Quante volti ci siamo affezionati ai personaggi di un libro? Abbiamo gioito per le loro vittorie e pianto per le loro sconfitte, non è così?
Tornando a Matt, spero che apprezzerete la sua storia personale in questa fanfiction, storia che ha forse il suo picco di emotività nel sopracitato capitolo dodici.
E dopo l'ennesima pappardella che vuole essere solo un piccolo avviso ma poi si lascia trasportare dall'emozione,
vi saluto!

lunedì 12 settembre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 11

Spoiler: Capitolo undici - Crucial moments

“Cosa sai di qualcosa chiamato Death Note?”
“Non l’ho mai sentito nominare”, disse Dayo.
“E sai perché hai dovuto rapire Georgie Jonsson?”
“No!”, disse Dayo, ormai senza pazienza. “Ai miei clienti piaccio per questo. Loro ordinano e io eseguo. Senza nessuna domanda.”
“Quindi tu eseguivi solo gli ordini?”, domandò L. “Anche se sapevi che il capo è un pazzo criminale.”
Dayo lo guardò con stizza. "Non venire a farmi la predica, detective! Non la accetto da un uomo che lega una donna ad una sedia."

lunedì 5 settembre 2011

What a bored Shinigami can do - Spoiler 10

Spoiler: Capitolo dieci - Penfriend

“Per di più lui ha Noodle, ma non ha fatto parola di lei.” L si morse l’unghia del pollice e corrugò la fronte. [...]
“Forse non né parla perché non vuole introdurre l’argomento. E’ una specie di avvertimento per farci capire che non è disposto a ridarcela”, azzardò Matt.
Mello si guardò attorno boccheggiando. “Ma è assurdo! Faremmo a cambio di un Death Note con la bambina e non ci riprendiamo Noodle? Che razza di accordo è?”
“Si tratta di dosare la vita su un bilancino”, disse Near freddo. Mello face scattare la testa verso di lui, gli occhi spalancati per l’incredulità e un vago presentimento rabbioso nell’animo. “Georgie è ancora una bambina, ha più tempo rispetto a…” Nel momento esatto in cui Near aveva iniziato la frase tutti i presenti sapevano che aveva osato troppo, persino lo stesso Near.