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giovedì 28 maggio 2015

Il profumo – Patrick Süskind

Parecchi anni fa, talmente tanti che non ricordo nemmeno con precisione quando, trovai al mercatino dell’usato una copia di “Il profumo” e, dato che ne avevo sentito parlare, decisi di comprarla. Me ne pentii meno di cento pagine dopo.
La trama era interessante, lo stile eccellente, ma il protagonista uno dei peggiori che avessi mai visto. Ben caratterizzato, pittoresco e tuttavia reale, ma con un unico, grosso difetto: Jean Baptiste Grenouille è privo di qualsivoglia sentimento, di anima se vogliamo, e l’autore riesce a farlo trasparire alla perfezione. Dallo stesso creatore Grenouille è paragonato ad una zecca e, nel corso della narrazione, si dimostra arrogante, pieno di sé, incapace di amare e di capire gli uomini. In una parola, è disgustoso.
Non sto esagerando. Anni fa smisi di leggere il libro perché sentivo di odiare il protagonista. Anzi, forse peggio, era orripilante, non volevo sapere più nulla di lui e non riuscivo a capire come quel libro fosse tanto osannato. Lo abbandonai e me ne dimenticai presto.
Qualche mese fa un’amica mi disse di aver visto un bellissimo film, intitolato “Il profumo”, che le era piaciuto moltissimo. Mi disse in due parole di cosa parlava e io le domandai: «Ma sei fuori?» Era pressoché inconcepibile, per me, che chiunque potesse apprezzare una storia del genere. Memore della tragedia che era stato per me leggerla, mi sembrava assurdo che ne avessero addirittura tratto un film. Per qualche masochistica ragione, comunque, mi lasciai convincere a guardarlo, dato che la mia amica mi aveva assicurato che era – seppure un po’ strano – un bellissimo film.
Non so bene se è per una scelta registica azzeccata, per gli attori particolarmente bravi, o semplicemente perché un film non trasmette le stesse sensazioni di un libro, ma mi piacque. E fu allora che decisi che avrei riprovato con l’originale. Perché quello che raccontava il film, il libro non poteva che raccontarlo meglio.
 
Siamo nella Francia del XVII secolo, a Parigi, la città più grande del paese e anche la più puzzolente. È lì che nasce il nostro protagonista, Jean Baptiste Grenouille, uno scricciolo di bambino che, in seguito, diventerà uno scricciolo d’uomo.
Grenouille cresce senza amore, senza un sorriso o un gesto d’amicizia, rispetto o comprensione. Senza neanche sapere il perché, gli uomini lo temono, si sentono a disagio di fronte a lui, e preferiscono evitarlo. Grenouille invece li comprende a metri e metri di distanza, non appena inspira il loro odore. Si portano addosso gli odori del corpo, di ciò che hanno mangiato, di ciò che hanno toccato, e negli anni Grenouille riesce a capire se una persona è di fretta, è agitata, è emozionata, è spaventata, e lo capisce solo dall’odore che emana. Ma non sente solo i profumi umani, percepisce ogni cosa, persino di ciò che, comunemente, si pensa non abbia odore. Grenouille capisce in fretta di non essere come gli altri, di avere un dono particolare che a lui solo è stato dato e che lo rende unico e grande. Ma non sa cosa farsene.
La sua intera prospettiva sul mondo cambia quando annusa una fanciulla, una ragazza dai capelli rossi che porta con sé un odore diverso da tutti gli altri: un profumo intenso e buono, che Grenouille non aveva sentito su altri esseri umani prima di allora. Capisce quindi qual è il suo scopo, qualcosa che lui solo può fare. Diventerà profumiere, per creare gli odori più buoni che mai si siano mai annusati, per non doversi provare mai più di profumi come quello della fanciulla dai capelli rossi, per poterli assimilare e fare suoi, come si assimila l’odore dei fiori. Facendoli appassire lentamente.
 
Patrick Suskind
Questo libro è piuttosto famoso, e forse sapete già come andrà a finire. Nel caso non lo sappiate non vi anticipo nulla. Già da questo si capisce che mi è piaciuto: di solito cerco di non anticipare i libri che mi sono piaciuti, mentre quelli che non apprezzo li sbandiero a destra e a sinistra raccontandone tutte le pecche.
Realizzo ora di non riuscire a trovare un solo difetto in questo libro. Lo stile è asciutto e sobrio, ma si gonfia di poesia in certi attimi. Il linguaggio è ricercato, utilizza solo le parole più adatte, che rendono il concetto e non riempiono mai inutilmente la pagina, inoltre danno proprio la sensazione che l’autore voleva trasmettere. Il lavoro di ricerca è impressionante, non solo dal punto di vista storico, ma anche e soprattutto per la ricerca sulle tecniche che i profumieri usavano in passato, e anche solo per gli usi e i costumi dell’epoca, che sono resi con precisione e naturalezza. I personaggi sono ben tratteggiati (mi sono già dilungata abbastanza sul protagonista, descritto talmente bene da risultare quasi offensivo), così come le emozioni umane. La trama è semplice e scorre piano, con calma, anche nei momenti più adrenalinici, il che è una cosa curiosa.
Penso che non sia mai accaduto prima, ma non trovo nulla da ridire su questo libro. Un giorno storico! Una data da segnare sul calendario! La cosa curiosa, comunque, è che non sarei mai riuscita a leggerlo se prima non avessi visto il film. Di fatto, prima non ci sono riuscita. Forse il film umanizza un po’ il protagonista, o forse non possiamo capirlo (e automaticamente odiarlo) bene come nel libro, non sappiamo quanto il suo animo sia vuoto e insensibile quindi, sebbene non sia un personaggio positivo, rimane comunque sopportabile.
A parte le considerazioni sui vari aspetti del libro non so bene cosa dire su “Il profumo”. So solo che merita di essere letto, ma non so spiegarvi il perché.
 
Jean Baptiste Grenouille
interpretato da Ben Wishaw