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martedì 5 maggio 2015

Anna Karenina - Lev Tolstoj

Tempo fa ho visto l’ultimo film tratto dal libro di Tolstoj, “Anna Karenina”, quello con Keira Knightley, Jude Law e Aaron Taylor-Johnson. Un po’ per gli attori, un po’ per la storia, e un po’ per lo stile particolare del film, mi è piaciuto moltissimo e ho deciso di leggere il libro. Le fasi che ho attraversato sono state parecchie.
All’inizio l’impazienza, quando ho visto il libro su Soloscambio e mi è stato inviato. Al suo arrivo ho notato la mole del libro, di cui ero consapevole ma che ho volutamente ignorato, e sono sorti i primi dubbi. Quando ho iniziato a leggerlo, poi, per le prime cinquanta pagine mi sono ripetutamente detta: “Che cosa hai fatto Patty? Non lo finirai mai!”. Poi mi sono immersa nella storia, e ogni dubbio è svanito.
 
Nella Russia di fine ottocento l’aristocratica Anna è sposta con il politico Karenin, un uomo ligio al lavoro, che tiene a bada i sentimenti e si cura più di tutto dell’immagine da dare in società. La vita di Anna scorre come quella di tutte le altre donne di alto lignaggio, tra feste, banchetti, chiacchiere, e i piccoli drammi familiari. È proprio quando va a trovare suo fratello, per convincere sua moglie a non abbandonarlo dopo un tradimento, che Anna conosce Aleksej Vronskij.
Dal loro primo incontro nasce una malcelata attrazione, che si trasforma presto in amore. Vronskij segue Anna quando lei torna a San Pietroburgo dal marito e dal figlio, e lì cominciano a frequentarsi. Sebbene Karenin sospetti l’infedeltà della moglie decide di rimanere cieco all’ovvio, per non essere additato come vittima in società, ma non può più chiudere gli occhi quando Anna gli confessa il tradimento e di aspettare un figlio da Vronskij.
Da quel momento in poi comincia fra i due una lotta per il divorzio, che Anna vuole per poter vivere serenamente con Vronskij e i suoi figli, e che il marito non le vuole concedere per non darle alcuna possibile felicità. La pressione alla quale Anna è sottoposta agli occhi di tutti la logora, poiché i più la reputano una donna depravata e perduta, e la trattano come tale. Ma più di tutto la fa soffrire lo sfilacciarsi del suo rapporto con Vronskij, che è diventato freddo e distante nei suoi confronti.
 
Lev Tolstoj
In giro sul web ho notato che, pur essendo famosissimo, “Anna Karenina” non riscuote successo come altri classici dei suoi tempi. Quando qualcuno deve citare un classico dell’Ottocento il più delle volte viene citata Jane Austen o, quando si vuole proprio fare un figurone, Charles Dickens. Non ho mai sentito nessuno sciogliersi in complimenti per Anna Karenina, e mi chiedo il perché.
Credo che gli antichi autori russi come Tolstoj si siano guadagnati la fama di ‘tragedisti’. Se leggi un romanzo russo, stai pur certo che finirà male, sarà pesante, lungo e pieno di miserie, ci sentiamo dire. Non posso certo dissentire, ma da quando in qua si evita una storia perché minaccia di essere triste? Questione di gusti forse, io ad esempio mi sento meglio quando non tutto va a finire bene: il finale dolceamaro conferisce alla storia una parvenza di realtà.
“Anna Karenina” è il trionfo della realtà. Forse mi è piaciuto tanto proprio per questo, perché Tolstoj scava nell’animo umano rivelando finanche le più piccole gioie e i più piccoli dolori, le sottili gentilezze, le bugie che le persone si raccontano per stare meglio e le meschinità che ci contraddistinguono. In questo libro ci vengono mostrati entrambi i lati della medaglia di ogni situazione, dalla più allegra alla più funesta. Il lettore viene non solo trasportato nella storia, ma ne conosce tutti i particolari e riesce facilmente a capire i personaggi e le situazioni – pur essendo, oggi, parecchio estranee alla società in cui viviamo – perché le emozioni umane non cambiano, e Tolstoj riesce a descriverle con schiettezza, senza tralasciare nessuna felicità ma neanche nessuna bruttura.
 
L’unica pecca che, devo dire, ha “Anna Karenina” è la lunghezza. Magari è solo una questione di gusti, ma personalmente dopo un po’ mi annoia leggere sempre degli stessi personaggi (forse questo è lo stesso motivo per il quale non amo le serie lunghe). A parte questo, e la prolissità di Tolstoj in alcune parti della narrazione che non sono molto interessanti, “Anna Karenina” è una lettura godibilissima.
Non so perché tutti ne riconoscano il genio ma pochi ne parlino con il fervore che accompagna altri nomi, come i sopracitati Austen e Dickens, ma anche Baudelaire o Foscolo. Non ho mai letto altro di Tolstoj, ma credo proprio che prima o poi ci riproverò. Nel frattempo mi riserbo di parlarne benissimo, e con gli occhi che scintillano.