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lunedì 6 marzo 2017

Di trilobiti e scarichi otturati

Leggendo “Northanger abbey” mi sono resa conto che la narrativa di genere è sempre stata considerata di bassa qualità, e c’è sempre stata una distinzione fra una narrativa ‘alta’ e una ‘popolare’. Ho cominciato a pensare alle differenze che rendono un libro popolare e me ne sono venuti in mente a bizzeffe.
Un romanzo con caratteristiche che lo includono in un filone letterario è narrativa di genere. Il suo intento spesso non è di denuncia, non sottolinea un problema sociale o politico, si limita a cercare di allietarci – da qui il termine ‘di evasione’. Un romanzo di genere non vuole per forza far passare un messaggio o un ideale, vuole semplicemente intrattenere il lettore, che vi legge un messaggio molto spesso personale.
Poi ho pensato a quali sono le caratteristiche della letteratura definita ‘alta’ e mi sono resa conto che non ci sono criteri, che la letteratura con la L maiuscola raggiunge quello stato inconsapevolmente, senza sapere come né perché è geniale. Che cosa rimarrà della letteratura fra mille anni? Gli uomini del futuro guarderanno alla nostra epoca, leggeranno i nostri capolavori, ma sarà davvero noi che questi capolavori rappresentano?
Penso che la letteratura popolare sia molto più vicina alla persona di quanto non lo sia la letteratura cosiddetta alta. Se dovessi dire che assomiglio ad un libro non citerei mai i lavori di Herman Hesse, Charles Bukowski (grazie al cielo), Franz Kafka. Penso che assomiglierei più a un romanzo di genere perché riflette con semplicità le emozioni che la gente prova a caldo, spontaneamente, che esprime tutti i giorni e senza le paturnie che la letteratura porta con sé e che sono seppellite molto più in profondità in ognuno di noi.
La letteratura rispecchia pensieri e stati d’animo molto criptici, universali certo, ma sui quali durante la vita ci si interroga poche volte. Le persone sono più impegnate a vivere nella normalità, nelle piccole sfide di tutti i giorni, non capita spesso che ci guardiamo dentro per cercare di scandagliare i nostri pensieri più profondi. Quello lo fa un autore quando sta scrivendo Letteratura, ma non è quello che prova quando si alza al mattino e pensa a portare i figli a scuola, a dare da mangiare al gatto, a chiamare l’idraulico perché gli si è intasato lo scarico, a dover fare ginnastica ché sta mettendo su pancia, e poi, ricordiamolo, deve mettersi sotto e scrivere!
Credo che per la maggior parte del tempo siamo più superficiali di quanto non vorremmo, tutti quanti, ma non c’è scritto da nessuna parte che sia un male. Pensate a come sarebbe il mondo se passassimo il nostro tempo a ragionare su questioni filosofiche. Probabilmente saremmo ancora trilobiti perché avremmo usato tutte le nostre energie per pensare invece che per evolverci. Saremmo tutti trilobiti molto saggi.
La letteratura di genere non richiede lo sforzo di comprenderla a tutti i costi, richiede solo di essere letta. E, se proprio devo essere sincera, non è che io comprenda poi così bene la letteratura. Mi sembra di carpirne una particina quando mi sento particolarmente ispirata, ma per il resto mi rimane oscura.
Non voglio sminuire la narrativa popolare con questo post, al contrario vorrei che la sua importanza fosse riconosciuta. La narrativa popolare rappresenta la parte di noi che viene a galla, la letteratura rappresenta quel che c’è in profondità. Ecco perché è giusto che entrambe esistano e che abbiano la stessa importanza.