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domenica 12 ottobre 2014

Quelli che ce l'hanno fatta

   Iniziamo con il dire che questo è un post importante (una volta ogni tanto ci vuole!, direte voi).
   Man mano che si va avanti diventa sempre più impegnativo tenere le redini di tutto quanto. E non parlo solo per me, parlo in generale.
   Quando siamo piccoli il tempo abbonda. Anche il ragazzo più impegnato ha una marea di tempo che può decidere di usare per lo studio o per qualcos’altro. Una volta dosato il numero di ore che è giusto dedicare allo studio e quali quelle da dedicare a noi stessi, ci rendiamo conto che spazio per le nostre passioni ce n’è a iosa. C’è chi si impegna nella musica, chi nello sport, chi pensa all’arte, agli amici, chi naviga su internet. E poi c’è chi legge e/o scrive.
   (Immagino che la maggior parte delle persone che capitano da queste parti siano se non aspiranti scrittori, come minimo lettori in erba. A meno che non siate qui per le gif stupide che, lo ammetto, servono solo a darmi visibilità.)
   Quando si iniziano ad avere più responsabilità, tuttavia, è facile mettere da parte qualcosa che non è la priorità assoluta per dedicarci a qualcosa che sentiamo indispensabile. Ed ecco che all’improvviso per impegni di lavoro smettiamo di andare a lezione di canto, che comunque è solo un hobby. O per passare del tempo in più con la nostra metà che, eccheppalle non riusciamo mai a vederci!, rinunciamo a quella mezz’ora che dedichiamo al disegno. Oppure dato che siamo veramente stanchi e vogliamo solo rimbambirci davanti alla tv, chi ce lo fa fare di metterci a scrivere?
   Ebbene, sono tutte cose vere. No, non vi prenderò in giro, non vi dirò che poco alla volta le giornate sembreranno più lunghe, perché non è così. Casomai, andando avanti, le giornate si fanno più corte.
 
 
   Non c’è una soluzione, lo ammetto. Tuttavia vi dirò, se avete una passione che per un motivo o per l’altro fate fatica a coltivare, non mettetela da parte perché «eh, ho impegni più importanti.» Piuttosto dedicatevi anche solo poche ore alla settimana, risicate il tempo che avete a disposizione qua e là, ma non rinunciatevi.
   Tanto più che, se è una vera passione che vi rende soddisfatti e felici di voi stessi, presto o tardi tornerà a bussare alla porta.
   In questi ultimi mesi mi sono dovuta sforzare di scrivere qualcosa, e chiaramente non tutti i giorni riesco a scrivere. A volte manca semplicemente il tempo, altre e più controverse volte manca l’ispirazione o la voglia. Però una cosa devo dirla: da quando ho ricominciato a scrivere sono molto più contenta. Non scrivo solo questo blog, che per quanto viene letto potrei anche scrivere un diario!, ma scrivo anche fanfiction e sto cercando di portare avanti una storia mia.
 
 
   Parentesi filosofica a parte, ho iniziato a scrivere questo post per parlare di una cosa in particolare: quelli che ce l’hanno fatta.
   Esistono centinaia di persone che ogni anno esordiscono pubblicando il loro primo libro, ma dato che io mi sono avvicinata alla scrittura soprattutto grazie alle fanfiction (nonostante deboli tentativi che farebbero ridere i polli quando ero alle elementari e alle medie), vorrei parlare di autori di EFP che hanno pubblicato qualcosa, e segnalarvi qualche titolo.
   Tutti quelli che vado a segnalarvi sono titoli Originali, quindi non fanfiction bensì vere storie inventante di sana pianta dagli autori. Non che io abbia nulla in contrario alle fanfiction che, rimaneggiate, diventano vere storie e vengono pubblicate (sì, esistono e lo sappiamo tutti), ma diciamo che ammiro di più colui che inventa qualcosa dal nulla e mi sembra anche più onesto in un certo senso – meglio però non dilungarsi ora nel discorso.
 
 
   Comunque vada non importa, di Eleonora C. Caruso
   Questo è l’unico libro che non ho ancora letto, che non è mai stato pubblicato su EFP (almeno non che io sappia), e del quale mi limito solo a fare segnalazione.
   Conosco il libro poiché, alla sua uscita, EFP lo segnalò in bacheca.
   Di lui so solo che parla di una ragazza appassionata di fumetti, che esce di casa solo per comprane di nuovi. In pratica un otaku italiana.
   In ogni modo, Eleonora – CaskaLangley – Caruso ha pubblicato la sua storia, sicuramente aiutata dalla pratica che ha fatto su EFP.
 
 
   Lividi, di Annick Emdin
   Parecchio tempo fa avevo recensito con toni entusiastici una storia trovata nella sezione noir di EFP. Intitolata “La moda del lento”, l’autrice era Vera Lynn. Ora la storia non si trova più su EFP ma si può acquistare tranquillamente il formato cartaceo.
   Ovviamente lo consiglio ancora a tutti, e se qualcuno volesse più informazioni vi invito a leggere la recensione che ne feci parecchio tempo fa: “Meravigliose tenebre”.
 
   Hyacinthe, di Primavere Rouge
   Questo è un caso singolare e mi dispiace molto che alla fine l’autrice non sia riuscita a pubblicare il romanzo (maggiori informazioni su ciò che è successo potete trovarle direttamente sulla pagina della storia). In parole povere aveva interrotto la pubblicazione su EFP a pochi capitoli dalla fine ma ha da poco ricominciato daccapo, revisionando il tutto, poiché non ha raggiunto con l’editore un accordo che la convincesse.
   Molto tempo fa ho iniziato a leggere “Hyacinthe”, un’Originale storica ambientata a Parigi appena prima dello scoppiare della Rivoluzione. La vicenda segue principalmente la storia di Etienne, un povero ragazzo del popolo, e Andres, un nobile che s’innamora di lui. Oltre a questa ci sono le storie parallele di tutti i personaggi di contorno, che così di contorno poi tanto non sono.
   Non mi dilungherò a parlarne qui perché, prima di tutto, non ho ancora finito di leggerla e poi perché quando sarà che – finalmente – riesco a finire questa storia, voglio dedicarvi un intero, lunghissimo post. Nel frattempo non posso che consigliarvi di andare a leggerla.
 
 
   Di carne e di carta, di Mirya
   C’è davvero bisogno di dire qualcosa? Oltre al fatto che amo Mirya e che leggerò qualsiasi cosa lei decida di scrivere, fosse anche la lista della spesa.
   Tanto per cambiare, ho recensito anche “Di carne e di carta” e, pochi giorni fa, ho scoperto con stupore che quest’estate Mirya ne ha fatto prima un e-book e poi un cartaceo. Aveva già detto, nel suo blog, che le avevano proposto di pubblicare tempo fa, ma l’offerta non le interessava. Devo dire di essere proprio contenta che abbia deciso per il self publishing!
   Chiaramente, questo libro avrà un posto d’onore fra i miei scaffali e lo farò leggere a tutti quelli che conosco!
 
   Insomma ragazzi, tutto questo per dire: loro ce l’hanno fatta. Quindi possiamo farcela anche noi!

sabato 7 aprile 2012

Luci e ombre

   Se la prima fatica di Mirya, che ho recensito qui, non era altro che una storia d’amore che a tratti seguiva anche certi cliché che si sono creati con il tempo nelle Dramione, il suo capitolo conclusivo, Per il suo sangue, non ha niente a che vedere con quella.
   Volete leggere qualcosa di leggero? Non leggete Per il suo sangue.
   Volete distrarvi qualche minuto? Non leggete Per il suo sangue.

   Se volete leggere Per il suo sangue preparatevi psicologicamente, davvero, perché quella è una fanfiction in cui troverete brutale realtà, guerra, violenza, male. E nonostante io sia decisamente contro lo splatter fatto per puro intento di scioccare (perché fa così Quentin Tarantino!), e nonostante le descrizioni di Mirya raggiungano livelli di precisione a volte patologica, questa fanfiction mi è piaciuta.
   I libri della Rowling sono sempre stati piuttosto edulcorati, e a ragione, dato che erano rivolti ad un pubblico di bambini e ragazzi, ma forse proprio per questo ho apprezzato che in Per il suo sangue, non ci venga risparmiata nemmeno una lacrima.

   Il bello delle fanfiction, in fondo, è che possono prendere il mondo letterario che abbiamo tanto amato e darne un altro punto di vista. Quando il fanwriter è bravo, questo punto di vista riesce anche a non snaturare la storia. Mirya, in Piss (non ho idea chi abbia iniziato a chiamarla così, ma questo acronimo mi fa ridere ogni volta!), non si concentra più solo sulla Dramione, parla di tutto l’universo di Harry Potter e ne racconta luci e ombre. I protagonisti compiono un percorso di crescita, e tutto si basa sulle contrapposizioni fra bene e male, com’è tipico anche della Rowling, ma Mirya ci insegna – in un messaggio che credo sia molto prezioso – che bene e male non esistono. Esistono le scelte delle persone, le consapevolezze che raggiungiamo, e i cambiamenti che a volte si devono accettare – anche quelli più brutti. In realtà, ora che ci penso, questa fanfiction è diventata più che una fanfiction. Non ci sono dubbi sul fatto che parli di Harry Potter, ma un messaggio di tal portata rende la storia più bella. Non è più solo una fanfiction che distorce i fatti per il (sadico?) piacere dello scrittore e del lettore. Per il suo sangue è diventato qualcosa di più, anche se non saprei dire bene cosa. Forse qualcosa a metà fra una fanfiction fantasy e un romanzo di formazione. Un romanzo fiction fantasy di formazione, tanto per non creare scompiglio.

   A proposito di luci e ombre, direi che le luci le abbiamo già commentate, ora tocca alle ombre.
   Io credo che sia sempre questione di gusti riguardo a queste cose, altrimenti non si spiega come mai io trovo i libri di Banana Yoshimoto noiosi mentre altri li adorano, o come mai Moccia abbia orde di lettori (aspetto solo che pubblichi “Scusami se ti ammorbo”), quindi immagino che alcune cose che a me non sono piaciute altri le abbiano apprezzate parecchio.
   Ciò che mi ha fatto venire la nevra più e più volte, soprattutto negli ultimi capitoli, è stata Hermione. Mi piace molto il carattere dell'Hermione della Rowling, ma qui è OOC. So cosa ne pensa Mirya al riguardo, ha detto più volte che lei inserisce OOC in tutte le sue fanfiction. Anche se non lo condivido capisco il ragionamento, ossia “non è un mio personaggio, è inevitabile mandarlo OOC”, ema devo dire che qui ha avuto ragione a metterlo. Le Hermione di Mirya… mi spiace persino dirlo, credo che sia una delle cose più brutte da dire anche se si tratta di un personaggio inventato, ma le cose stanno così: Hermione è una persona debole. O almeno, così è apparsa ai miei occhi.
   Alla fine della storia lei riesce a superare un momento terribile solo perché Draco le spiega pazientemente che sta sbagliando e che deve riprendersi la sua vita, e lei lo fa perché è Draco a dirglielo. Eppure glielo hanno detto tutti: Harry, Ron, Ginny. Ma solo Draco riesce a scuoterla un po’. La cosa, ai fini della storia d’amore, ha senso, è persino dolce, ma dov’è finita la Hermione con le palle quadrate che ha sempre una soluzione, che non si butta mai giù di morale? Dov’è la Hermione che ha fondato il C.R.E.P.A. anche se era chiaro come il sole che non avrebbe mai funzionato? Dov'è l'Hermione che a Malfoy ha dato un pugno?! (Attenzione, spoiler in arrivo.) In questa fanfiction Hermione non fa altro che prodursi in smorfie contrite, chiedere scusa, fasi seghe mentali e raggiungere l’apice dell’autocommiserazione e Marysuaggine quando perde la magia dopo aver ucciso Grayback. Dopo quella, mi spiace ma non la posso salvare.

Io mentre leggevo di Hermione

   L’altra cosa che non mi è piaciuta della fanfiction è la fine. Albus Silente. Anche qui ovviamente questione di gusti, ma vedete… Silente, il Gandalf della storia, l’uomo giusto al momento giusto, sempre, l’uomo perfetto che ammetteva di fare errori e proprio per questo ci stava più simpatico e pareva così saggio e intelligente! Ecco, a me non piacciono i personaggi perfetti. Lui non lo detesto solo perché nell’ultimo libro si è rivelato un essere umano come tutti gli altri, con colpe molto profonde, con una storia di vita affascinante e anche con l’intento di vedere morire Harry Potter. Albus Silente è un essere umano, ha gridato a gran voce l’ultimo libro della saga. Invece Mirya me lo ha riportato ai piani alti, come se fosse un Dio. L’ultima scena in particolare mi ha fatto venire in mente la fine di un film per ragazzi: lo strano personaggio che fa da narratore se ne esce con una frase ad effetto e ammicca verso la telecamera, prima di far schioccare le dita e spegnere la luce. Fine. Titoli di coda.
   Insomma Mirya, dopo tutta la fatica che ha fatto la Rowling per dare una scossa al personaggio, mi finisci così?


   La mia analisi di Per il suo sangue termina qui. Lo so che sembra negativa, ma non è così: sono io che tendo ad essere pignola e lamentarmi più che congratularmi (trovo le congratulazione estremamente tediose dopo un po'). Ma non fatevi spaventare dal fatto che, puntando la lanterna sulla fanfiction, in questa recensione siano uscite anche delle ombre. Le ombre sono inevitabili, se non ci credete leggete qui.

venerdì 9 settembre 2011

Abbasso Potter, Sfregiato Sfigato!

Sto andando alla velocità della luce, per quanto gli studi e i vicini urlanti (è la prima volta che ho dei sentimenti di odio verso un bambino e i suoi genitori, ma quei tre mostri non fanno altro che urlare) me lo permettano, per raggiungere l’attuale scritto di Mirya, ossia “Per il suo sangue”, ma prima dovevo passare per “Succo di zucca”, impresa felicemente riuscita, e poi per “Canto di Natale di Draco Malfoy”, impresa appena iniziata che mi sta dando già le sue gioie -ma anche dolori, di cui vi dirò in seguito.

Prima di tutto, ho letteralmente adorato il fatto che riprendesse “Canto di Natale” di Charles Dickens. Devo ammettere che non ci avevo pensato perché non avevo affatto capito che Mirya intendesse riprendere il libro proprio alla lettera, credevo che il titolo fosse una sorta di citazione, o di omaggio. Quando l’ho capito, e ho visto che l’Annunciatore, con le catene attorno e tutto il resto, era Sirius, sono scoppiata a ridere! Credo che sia decisamente adatto, e inoltre rispecchia il vero Sirius che c’è nel libro. Tutto ciò che fa, poi, è divertentissimo, dall’irritazione cutanea di Draco sulla chiappa alla sua legilmanzia divina (o infernale).
Il Pensatoio del Natale Passato proprio non riesco ad immaginarlo. Nel senso che vedere un Pensatoio andarsene in giro con le gambe e la braccia come se fosse un pupa-… be’, ora mi rendo conto che anche vedere un Pensatoio e basta sarebbe già una gran cosa. Se lo vedessi probabilmente eventuali braccia e gambe sarebbero l’ultima delle mie preoccupazioni. Comunque è adatto immagino, perché sondare i Natali passati è come immergersi nei ricordi, no?
Le sue passate festività mi sono sembrate un tantino esagerate, giusto perché io spero sempre in una famiglia Malfoy un po’ più unita di quanto non sembri: infatti Lucius è molto severo con il figlio, ma fa di tutto per proteggerlo e difenderlo. E’ il suo modo di dargli il meglio, e non credo che manchi di affetto. Almeno dal mio punto di vista. Quando si è sentito minacciato da Voldemort non ha nascosto una grande paura, sia per sé stesso che per la sua famiglia. Inoltre Narcissa ha protetto Draco con ogni mezzo a lei possibile, fintanto da arrivare a tradire Voldemort in “Harry Potter e i doni della morte”.
Comunque sia, divagazioni a parte -credo che scriverò un post su questo argomento, mi viene in mente spesso quando si parla di Draco-, i Natali passati di Draco mi hanno lasciato un po’ perplessa, ma quello di Harry… cavolo! Ho sempre creduto che i Dursley fossero persone crudeli per come lo trattavano, e Mirya ha reso tutta questa loro crudeltà talmente orribile che mi sono venuti i lucciconi agli occhi! Era da un po’ che non piangevo per un libro (non ricordo nemmeno da quando) ma non mi aspettavo certo che sarebbe stato per una fanfiction natalizia! E invece è andata proprio così, mi si è appannata la vista a pensare al piccolo Harry, a Natale, assieme a quei mostri!
Un alto momento in cui i miei occhi si sono fatti inesorabilmente lucidi, ma lì un po’ per continuità, è stato nel ricordo successivo: quello di Hermione. E’ stato bello leggere di Hermione durante le vacanze a casa dei suoi genitori che, poverini, vengono menzionati di rado. E, per essere precisi, la parte che mi ha emozionata è quando Hermione racconta dei suoi dubbi alla madre: le vogliono bene anche se è così?
Lo spirito del Natale Presente era simpatico, per quanto odioso e contro Draco, ma era questo a renderlo spassoso! Personalmente Hermione mi è sembrata troppo vittimizzata, ma vabbè.
Di sicuro i Natali Futuri, sebbene ben rappresentati dal boccino sfuggente, che ho adorato, sono stati quasi… meccanici. Insomma, mi ha commosso molto più il Natale che Draco decide di passare a casa Weasley. Non ho sfiorato i livelli dei lacrimoni di prima, ma ero tanto felice! I regali che fa Draco poi… ah, l’ho invidiato in quel momento, anche se non esiste. Io ci metto secoli a decidere cosa regalare a ad una persona. Le corse in centro città per un regalo che ti è venuto in mente all’ultimo istante sono oramai parte della tradizione.
Mi piace che alla fine Draco riesca a trovare un compromesso con la famiglia Weasley, e credo che in fondo non gli dispiaccia fare parte id una famiglia calorosa come quella, per quanto li consideri pazzi!

Mi pento di non essermi decisa prima a leggere “Succo di Zucca”, solo per poter leggere prima “Canto di Natale di Draco Malfoy”, che con molta probabilità lo avrei letto proprio sotto le feste, magari davanti ad una tazza di cioccolata fumante, magari con addosso due maglioni e le babbucce pelose, e magari mi sarei commossa ancora di più. Infatti la fanfiction è corsa fra le mie Preferite, perché appena arriva la prossima aria natalizia mi beerò con Draco che osserva il Natale di Hermione, di Harry e anche i suoi. Ma soprattutto del trenino che regala ad Harry, il mio preferito (da lì il titolo del post)!
Non rischio che da me passino i tre spiriti e l’Annunciatore (anche se conoscere Sirius non mi dispiacerebbe): io lo spirito natalizio ce l’ho radicato dentro le viscere, come il verme che ha attaccato il povero Ron, che ci volete fare? In caso anche voi lo abbiate, o a maggior ragione se l’avete perso, leggere “Canto di Natale di Draco Malfoy”, perché dopo diversi lacrimoni -se siete sensibili come la sottoscritta- vi farà venire addosso un certo senso di pace.

martedì 6 settembre 2011

Un esordio

Non per niente Mirya è fra i miei autori preferiti, non è possibile quindi che non legga tutti i suoi lavori che mi stuzzicano di più.
Nonostante di Draco/Hermione ne abbia lette più negli ultimi sei mesi che in due anni della mia permanenza su EFP, ancora non mi stanco dell’inventiva di questa autrice e non riesco a trattenermi neanche nel trito e ritrito fandom di cui mi sono da poco stufata. Ma di lei non mi stufo mai. Nonostante le trame dei suoi lavori siano semplici, e lo stile (quasi per compensare) molto elaborato -soprattutto la sintassi delle frasi, con quei periodi lunghi che a volte mi fanno addirittura perdere il filo del discorso- quella che riesce a trasmettere è davvero un’emozione forte, vera.
A ben guardare molti dei suoi lavori sono simili, infatti contengono i soliti elementi: una donna e un uomo totalmente opposti, un’attrazione non voluta, una notte di sesso egualmente non voluta ma fortemente desiderata, e un sentimento del tutto ignorato che però viene sempre a galla. Gli elementi sono semplici, e in linea di massima sono quelli che ho descritto, con le varianti del caso da storia a storia.
Ma c’è un ma.
Qualcosa, qualcosa che non so cosa sia, tiene immancabilmente i tuoi occhi attaccati alle parole, come una calamita. E se a questo punto ho già capito com’è lo stile di Mirya (tanto che, se non sono dell’umore, non leggo perché non mi va tutto quel vocabolario forbito e quei periodi interminabili) e quali sono gli elementi base delle sue fanfiction, c’è ancora quel qualcosa che mi sorprende ogni volta! Non so cosa sia, ma forse è questo il bello: perché tentare di analizzare un libro? Perché tentare di capire il motivo per cui mi piace? Se lo capissi forse questo gli toglierebbe molto del suo fascino. E’ come quando amiamo una persona, non si sa il perché, si sa solo che la amiamo per com’è. E, per rimanere nel lessico di Mirya, con lei è stato «amore a prima lettura», con “Linee”. E non cercherò di capire il perché, mi limiterò solo a leggere e a godermi il momento.

L’inizio di “Succo di zucca” è, devo dire, molto calmo. Ma ovviamente l’autrice decide di chiudere il capitolo parlando di afrodisiaci. Non voglio immaginare le lettrici che l’hanno letto quando era ancora in fase di ‘postaggio’, chissà quanto devono aver aspettato, con gli occhi di fuori sulla tastiera, prima di vedere comparire il secondo capitolo! Per fortuna io sto leggendo adesso quando è ultimata da tempo ormai. L’inizio mi fa un po’ ridere, perché pensare ad Hermione vittima di un afrodisiaco per qualche motivo mi fa sbellicare!
Poi però la cosa prende un tono serio, e qui il dubbio: cosa farà Hermione? Cederà o deciderà di resistere? Ovviamente non si può resistere ad una serpe, e le scene lemon dei primi capitoli sono una delle cose più fantastiche che io abbia mai letto.
Quando Hermione scopre che Draco ha architettato ogni cosa, e che è segretamente innamorato di lei -da chissà quanto, poi- … be’, non si può non amare Draco in questi momenti. E’ così diverso da quello della Rowling, ma è solo un’altra faccia della stessa medaglia. «Un altro Malfoy.»
Una delle cose che più apprezzo in Mirya è che riesca a rimanere sempre, in ogni occasione, IC, per lo meno con i personaggi principali. Il suo è un dono!
A parte questo, la trama continua calma, fra notti di passione e giorni di sospiri.
Il personaggio di Ginny, ogni volta, nelle fanfiction viene in un certo senso esagerato. Il carattere che ne risulta nel libro è quello di una ragazza forte, decisa, un po’ maschiaccio, ma sempre tenera e femminile dentro. Infatti tenta di dimenticare Harry in tutti i modi, ma con ‘l’aiuto’ di altri ragazzi. Questo, nelle fanfiction, la rende automaticamente la donna dalla forte esperienza e carica sessuale, che tutti ascoltano e a cui tutti danno retta e che ha circa dieci ragazzi ai suoi piedi. La Ginny di Mirya da un lato è esattamente così, ma dall’altro è il personaggio dolce e insicuro (quando si tratta di Harry Potter soprattutto) che compare nel libro della Rowling.
Quando poi nasce il seppur vago sospetto, subito infondato alle menti delle più attente lettrici, che Draco tradisca Hermione, i capitoli scivolano via che è un favola. All’improvviso, in mezzo ad una trama quasi banale ormai per chi conosce il fandom di Harry Potter, e in special modo le Draco/Hermione -anche se questo, come ho già detto, non toglie nulla all’emozione che provoca-, spunta qualcosa di inaspettato. Un segreto che coinvolge Draco Malfoy, ma non solo, anche una studentessa Corvonero proveniente da Durmstrang. Insomma, Mirya non smette mai di stupirci con le sue invenzioni che saltano fuori così all’improvviso! La passionale storia d’amore si trasforma ad un tratto in un mistero da risolvere, e leggere diventa sempre più intrigante.
I capitoli nella foresta proibita, quasi alla fine, sono pazzeschi. Basti dire che era da un po’ che leggevo ma che non sono riuscita a smettere fino a che Hermione e Neville non erano stati recuperati, tanto per capirci fino alle 12.30 circa. Non riuscivo a staccare gli occhi dal pc!
Ho particolarmente apprezzato il fatto che nel bosco con Hermione vi fosse Neville, perché è un personaggio che non viene mai preso molto in considerazione ma qui ha compiuto un percorso che è simile all’originale Harry Potter: ha fatto qualche apparizione a metà storia, ha combinato un guaio che sembrava di poca importanza, e alla fine si è rivelato uno dei punti fondamentali della vicenda (perché cosa sarebbe successo se Neville non fosse stato punito? Hermione sarebbe andata nella foresta da sola?) e un personaggio chiave nella battaglia finale.
Chi non mi è piaciuto molto è Ron: nelle Draco/Hermione Ron fa sempre la figura del fesso cronico che non capisce le ragazze -e nemmeno del tutto i ragazzi se è per questo- e che non vede nulla al di fuori del suo piccolo mondo formato da cose come il Quiddich e difendere sua sorella da attacchi di uomini non ben definiti. Inoltre il modo in cui viene ripetutamente umiliato da Ginny…. Be’, nel libro non esiste, non certo in maniera così forte comunque. O così, oppure fa la figura dello stronzo, quello che tradisce sempre la pover Hermione e che la fa soffrire. Be’, sappiate che sono contraria a questo genere di maltrattamenti ai rossi, e soprattutto ai miei personaggi preferiti!
Ma, dicevamo…
Gli ultimi capitoli mi sono piaciuti, sono molto dolci e necessari per una fine come si deve; non mi piacciono i finali troppo affrettati. In particolare, non so perché, mi piace il fatto che, fra Ginny e Draco, nasca una specie di faida. Non so, mi fa morire dalle risate!

Be’, per concludere, voglio dire che Mirya come al solito ha colpito nel segno, e che non mi potrò mai stancare delle sue fanfiction. E’ una scrittrice molto brava e i suoi racconti sono capaci di coinvolgere come pochi, sono meravigliosi! Sono talmente belli che non riesco nemmeno a trovare le parole per descriverli! Io, per parte mia, sarò sempre una sostenitrice di Mirya e leggerò sempre con immenso piacere e con gli occhi spalancati dallo stupore (e magari anche con la bava alla bocca, soprattutto se si parla di assistenti) tutte le sue storie!
A questo proposito, spero che riesca a ricominciare a scrivere con la serenità che merita.

We love you Mirya!

domenica 31 luglio 2011

Quando a vincere è la trama -di carne.

Forte della lettura di “Linee”, che consiglio a tutti i fan di Twilight che non amano i canoni del genere e vogliono qualcosa di razionale, ho iniziato a leggere la creazione originale di Mirya, “Di carne e di carta”, un romantico quanto cervellotico scritto.
Non sono rimasta delusa dai primi capitoli, ma man mano che si andava avanti lo stile del racconto diventava davvero troppo pesante, tanto che a volte mi sono chiesta «Ma quando finisce?», ma nonostante questo volevo terminare di leggere, perché a parte lo stile la storia era davvero interessante.
Mi rendo conto di come è difficile creare una storia originale, che presenti chiaramente ai lettori le situazioni e i personaggi senza lasciarsi sfuggire nulla che l’autore, conoscendo la sua creazione, dà per scontato. Nelle fanfictions questo lavoro viene risparmiato agli autori perché i personaggi e molto spesso anche la trama sono già delineati, così come gli aspetti caratterizzanti di quel mondo che rielaborano. Credo che uno dei difetti maggiori di “Di carne e di carta” stia proprio nel voler sodisfare questo bisogno di rimarcare sempre i dettagli.
Sono davvero le troppe ripetizioni di concetti già bene esposti in precedenza. In alcuni casi queste ripetizioni sono appropriate, lo sono state soprattutto per comprendere la psicologia di Leonardo e il motivo per cui adotta un comportamento tanto allergico a Chiara. Anzi, direi che mi è piaciuto moltissimo quel passo (capitolo 18; Forse, prima sillaba: for him and for her) nel quale viene spiegata ogni cosa, proprio per la ripetizione di frasi già dette in passato. Ma in ogni capitolo troviamo più passi della storia ripresi, a volte come autocitazioni a volte come gli stessi concetti detti in maniera differente. Dopo un po’ questo stile, diventa ridondante e addirittura noioso.
La seconda cosa che critico alla storia è il fatto di avere dialoghi poco credibili. Sarà che sono fissata con questo, ma un dialogo bello, per me, è un dialogo credibile. E un dialogo credibile è composto da parole che usiamo tutti i giorni. Qualcuno potrebbe obbiettare che i protagonisti sono due studiosi molto preparati ma, data una piccola esperienza in materia, non ho mai sentito un professore -anche universitario- parlare in quel modo. E’ troppo artificioso, troppo costruito, non mi è piaciuto. Soprattutto perché la maggior parte dei dialoghi sono conversazioni in preda alle emozioni, sono rabbiose, o sono passionali, o sono confessioni a cuore aperto. Non credo che quando ci si confessi a cuore aperto, per quanto eruditi si possa essere, si faccia caso alla sintassi, come fanno invece i personaggi di Mirya, e soprattutto Leonardo.
A parte questo, ho amato la trama e i vari colpi di scena che ci sono stati.
L’inizio, con l’entrata di Leonardo e la prima litigata fra lui e Chiara, è stato subito coinvolgente. A parte il fatto che ognuna di noi donzelle vorrebbe che il suo relatore  della tesi fosse un sexy ventinovenne (a questo proposito, per qualche motivo mi viene in mente Luca Argentero quando penso a Leonardo, anche se non ha gli occhi azzurri), e questo rende coinvolgente già di suo la storia e permette a tutte le studentesse di immergersi nella fantasia -andiamo, ammettetelo, chi di voi non ha fatto un pensiero su qualche prof? Io ho avuto quello di filosofia alle superiori per fantasticare sull'uso delle scrivanie, tanto per rimanere in tema Mirya. Ma questo inizio, anche se forse è un po’ scontato, è stato piacevole da leggere.
Il senso poi di qualcosa di già visto diminuisce quando, andando avanti, l’antipatia di Leonardo nei confronti di Chiara, diventa più acuta e ingiustificata. Mirya ha trascinato questa curiosità fino alla fine della storia, molto abilmente devo dire, mettendoci anche delle ipotesi tanto incredibili quanto errate (mi riferisco al supposto complesso di Edipo di Leonardo), ma che ci stavano assolutamente.
La scoperta finale che Leonardo si era fatto un idea errata dell’amore può sembrare semplicistica detta così, ma nei capitoli del pranzo di Natale a casa Villani tutto si ricopre di tensione e le rivelazioni che vengono fatte sono incredibili. Lascia senza fiato la fine del capitolo 17, “Il viaggio”, quando Renato Villani annuncia con calma imperturbabile che lui e la madre di Leonardo, coppia notoriamente perfetta, sono separati.
Ecco, quelli della cena di Natale sono stati senza dubbio i miei capitoli preferiti! Lo stile ci stava bene e la storia era finalmente al suo nodo critico, dopo tante ipotesi e curiosità. E dopo che il nodo critico si dipana e spiega molte cose, la storia non finisce mica, e fino alle ultime righe Mirya ci lascia pieni di incertezze, e in un certo senso lascia finire la storia a noi.
Com’è andata fra Ragazzina e Mr. Supposta? Questa è una delle cose che preferisco di questo racconto, perché la risposta la sappiamo solo noi. E anche se è diversa da quella che l’autrice immagina e non ci ha fatto leggere, va bene lo stesso, perché è tutta una questione di ‘forse’. Un forse che sta ad ogni lettore mandare avanti con la propria fantasia, a seconda dell'umore del giorno, immagino!
Il tema in sé comunque è già una tentazione troppo forte per non destare l'attenzione di lettrici accanite. Chi non si è mai lasicata cullare nell'ullusione e nella speranza di vivere una storia d'amore come quelle di carta? Nella mia breve esperienza resta comunque magnifico scoprire che sono molto meglio le storie di carne.
Bene, questa storia ha diverse falle per entrare a far parte delle mie Preferite, sarebbe contro natura, per me, mettercela. Ma si prende un posto di tutto rispetto fra le Ricordate.
Consiglio caldamente "Di carne e di carta" a chi vuole una storia cervellotica e, sì, anche un po’ ripiena di idealismo, ma dalla quale, nonstante tutto, si riesce a farsi trasportare.

venerdì 8 luglio 2011

Pro divenuti contro

Presa da un raptus di sobria serietà, oggi vi posto qualcosa di diverso dagli ultimi post che hanno infestato questo spazio.
Seguendo il blog di Mirya, famosa autrice su EFP, ho scoperto qualcosa che mi ha lasciata basita. Qualcuno, aiutato dalla riservatezza che caratterizza internet, si è iscritto al circuito forumcommunity su questo forum (del quale anche io faccio parte, anche se da poco), spacciandosi per lei. Mirya aveva già subìto diverse noie delle quali non so molto, credo che si tratti di recensioni particolarmente acide, contenenti insulti e senza un reale motivazione poiché, e a detta sua (io non posso sapere perché non ho letto queste recensioni) era chiaro che l’autore di questa non aveva minimamente letto la sua storia. Mirya ha quindi deciso di rivolgersi alle autorità, e io credo davvero che faccia bene perché, se prima poteva liquidare la faccenda segnalando all’amministrazione di EFP e tirando avanti, la questione ora ha assunto livelli davvero alti, oltre che una grande ridicolaggine.
A parte questo evento che ha scatenato il post, vorrei dire una cosa. Internet può essere -già è- una risorsa inestimabile per condividere cultura e opinioni personali. Ma dato che è gestito e popolato da persone, non c’è dubbio che abbia qualche difetto per quanto riguarda l’interagire degli abitanti del web. Credo quindi che sia un vero peccato che alcune questioni, anche in siti non esattamente internazionali come EFP, debbano trasformarsi in sottospecie di faide alimentate dal fatto che, sul web, tutto è anonimo.
Quando qualcosa diventa particolarmente ‘famoso’ nel web ci sono subito persone che iniziano a criticarlo, a prescindere dal fatto che il contenuto sia buono o cattivo, e lo fanno con una certa spietatezza che, immagino, gli dia soddisfazione. Non dico che dovremmo bandire l’ironia da internet o che non possano essere espressi commenti e opinioni negativi, piuttosto dico che questi dovrebbero essere motivati da solide basi.
Una cosa del genere accade per due motivi principali: l’anonimato che Internet fornisce e il fatto che tutti possano accedervi.
Il secondo requisito è qualcosa di molto importante, perché se questo non vi fosse verrebbe minato il presupposto di base dell’accessibilità universale che contraddistingue internet e lo rende effettivamente la risorsa preziosa che è. Per questo suppongo non si possa fare niente ed affidarsi al buon senso delle persone, che secondo alcuni cinici è sempre più raro al giorno d’oggi. Si potrebbe contare anche, per quanto riguarda utenti di un sito 2.0, contare su un certo controllo da parte di un amministratore responsabile. Comunque sia riguarda sempre il buonsenso, anche perché oggi siti 2.0 gratuiti possono essere fondati da chiunque (vedi questo blog).
Sul primo requisito di Internet sopracitato invece comincio ad avere dei dubbi. Comprendo che sia molto comodo andare a criticare presentandosi con un nickname, scrivendo su una tastiera in casa propria, senza subire alcuna ripercussione e, soprattutto, senza dover affrontare veramente le persone che si criticano. Non voglio chiedermi il perché di questo, dato che spunterebbero fuori sempre i soliti cliché: cattiveria, gelosia, una persona che non ha nulla di meglio da fare. Quindi sorpassando questo vorrei dire due parole riguardo all’anonimato: sebbene sia molto comodo per queste persone credo che non sia favorevole, sul web, ad uno scambio pacifico e almeno un po’ controllato di opinioni. Non ho dea di cosa succederebbe se si potesserfacilmente sapere chi effettivamente sono le persone con cui parliamo su internet, forse sarebbe ancora peggio di adesso (anche se è indubbio che molti problemi anche più gravi di quello dell'esempio di oggi verrebbero facilmente risolti). Non che a me vada a genio girare sul web con una carta d’identità con le mie generalità sopra, non dico questo, ma forse qualcuno con più competenza potrebbe trovare una via di mezzo. Il problema è che su Internet causa problemi sia un eccesso di privacy, con l’anonimato, che la mancanza della stessa. Alla gente di solito non piace dover sventolare i propri fatti privati, e a ben ragione.

Post terminato, per il momento. Non so bene ancora cosa pensare su questa faccenda, si dovrebbe trovare il modo di riuscire a controllare i contenuti che gli utenti dei siti 2.0 possono pubblicare, ma anche questo sarebbe un controsenso al significato di 2.0, nel quale il web è generato dall’utente. Insomma, mi rendo conto ora di avere un'opinione inutile in quanto non fornita di soluzioni adatte.
Bah...
Vi rimando alla pagina del blog di Mirya dove spiega lei stessa cosa sia successo, appena ieri: Furto d'identità.
Spero che la questione si risolva in fretta e il più presto possibile.