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martedì 4 ottobre 2011

Cleptomani, assassini e imbecilli


In un impeto di passione per Rupert Grint sono andata a cercare la sua filmografia, e ho trovato qualcosa di curioso che sembrava divertente, “Wild Target”.
Il primo punto a favore del film è stato di sicuro il cast: oltre a Grint c’erano Bill Nighy, che ho adorato fin da quando ho visto “Love Actually”, Emily Blunt ("Il diavolo veste Prada"), Rupert Everett e Martin Freeman, fra i principali. Insomma, che altro si può chiedere dalla vita? Tutti gli attori principali li adori!, che altro c’è da fare? E' come servire a un affamato un pollo arrosto.

La trama, senza troppe anticipazioni, parla di un assassino cinquantaquattrenne, Victor Maynard (Nighy), che vive da solo, ha delle abitudini rigorose e una madre davvero troppo orgogliosa di lui e anche troppo ficcanaso. L’ultimo dei suoi incarichi è una ragazza di nome Rose (Blunt), che ha truffato un ricco collezionista al mercato nero. Rose è furba, disordinata, agitata, è possibile che soffra di cleptomania -o forse è solo fatta così-, ed è l’opposto di Victor. Fin qui, diciamo che il film è abbastanza prevedibile: due personaggi contrastanti. La ragazza gli sfugge una volta e il cliente decide di chiamare un altro assassino. Per non vedersi scappare l’incarico Victor lo uccide a sangue freddo e con grande precisione ma, dopo una serie di equivoci, si ritroverà guardia del corpo di Rose, si ritroverà un giovane apprendista di nome Tony (Grint) e si ritroverà a dover fare finta di essere un detective privato. Si ritroverà molte gatte da pelare, in pratica, compresa quella rosa che c'è sulla locandina.


Io, sul serio, quando ho visto il trailer mi aspettavo che fosse divertente, ero già preparata a quello che avrei visto. Ma è impossibile prepararsi a qualche cosa del genere! Ho riso fino a spanciarmi per metà film, le battute, le situazioni imbarazzanti, i personaggi! Per l’altra metà sono rimasta abbastanza in tensione. Di tutto il cast metà muore, una parte finisce all’ospedale, e solo una piccola parte sopravvive. Con quel numero di morti incredibile mi stava assalendo il dubbio di un finale triste; morti tutti, sangue ovunque, ultimo poetico sguardo dei due innamorati… Ah!
Non vi dico come finisce.


C’è da dire che una buona parte del film, a parte le risate e la tensione finale, è anche tenero. Ecco, questo non me lo aspettavo.
Forse perché c’è di mezzo una strana storia d’amore, per nulla convenzionale, fatta tutta di litigi (ma quale bella storia non lo è?) e massaggi ai piedi, di gesti gentili non voluti e male interpretati.
O forse per il povero Tony, che delle volte nel suo modo di fare ingenuo e super-impacciato è tenero, e non scontato come molti altri personaggi costruiti su questo modello. E’ molto ben calibrato in quel senso, perché anche se è un personaggio fatto apposta per far ridere e fare tenerezza allo stesso tempo, ha anche il suo, come dire?, lato oscuro. Insomma non è solo quello, c’è dell’altro al di là della sua faccia da pollo, qualcosa che delinea la storia del personaggio e gli dona più di una sfaccettatura sola.
Così come si intende il passato di Viktor, con una famiglia come la sua ci si chiede: questo poveretto che altro avrebbe potuto fare nella vita? Era destinato! E in un certo senso anche costretto, secondo me, a diventare killer professionista (a partire dalle figurine di pistole attaccate sopra la culla). Forse è proprio Viktor l’unico per cui mi dispiace.
Riguardo al personaggio di Emily non ho molto da dire, sembra la solita ragazza un po’ fuori di testa e con una grande voglia di essere libera, che usa per i suoi scopi metodi assolutamente non convenzionali.


L’unica cosa che forse, ad un’analisi più attenta, ho notato e non mi fa impazzire, è che il personaggio di Tony, anche se per molti versi è dissimile da quello ‘canonico’ di Ron Weasley interpretato da Grint, diciamo che un po’ lo ricorda: impacciato, un po’ sciocco delle volte, credulone, fa ridere, dice sempre la cosa giusta per sdrammatizzare. Hmmm… be’ alla fine non è un grosso problema, e il film è piacevolissimo –no, okay, è una figata.

In sintesi, Wild Target è da vedere assolutamente, adatto a tutti (ecco, magari un pubblico maggiore di dodici anni per morti e questioni di sesso) è leggero, non troppo impegnativo ma, vi assicuro, ve lo ricorderete per un po’!

lunedì 26 settembre 2011

Ciao, suolo!

Un po’ di divagazioni mentali ogni tanto vanno bene. Sembra che io stia facendo di tutto per diventare un otaku, e già il fatto che sappia che cosa significa otaku la dice lunga. Mea culpa!
Comunque sia mi sto fissando parecchio con: “Kuroshituji” e annesse fanfiction, le fanfiction in generale, “Devil beside you” (il drama di “Lui, il diavolo”, o “Akuma de soro”) e annesse fanfiction, mi sono fatta una scorpacciata di tipo tre ore di “Lovley Complex” rivedendo le mie parti preferite e, in definitiva, non ho fatto niente per tutta la mattina. Fortuna che ho lezione oggi pomeriggio così non mi sento una babbea vera.
A parte questo, mi è venuto in mente che questo blog, oltre ad una pubblicità per le mie fanfiction, si sta trasformando in un commentario di tutto ciò che leggo: libri, fanfiction, originali, anime, manga… Quindi ora ci aggiungerò anche i film. E per cominciare un bel film che ho visto proprio ieri sera, “Guida galattica per autostoppisti”.


La cosa che mi ha catturato è stato di certo l’inizio: la canzone dei delfini. Se dei delfini si mettono a cantare non posso mica resistere. Dopo quella, mi aveva già conquistato.
Allora, vi avviso, tanto per essere sicuri: se vi piacciono i film strappalacrime, con un filo logico, con una trama concreta e magari sui quali scervellarsi per comprenderne il significato profondo, questo film non fa per voi. Se non rientrate in questa categoria guardatelo, perché fa sbellicare dal ridere! Tutto, dalle poesie più brutte dell’universo, all’arma che cambia il punto di vista, passando per il Dio Starnuto (salute), i topi intelligenti e l’improbabilità. Quest’ultima, in particolare, è un concetto che mi è piaciuto molto. Ad essere sinceri non so nemmeno se l’ho capito a fondo, ma non importa!

Vi lascio con il monologo del cetaceo tratto dal film, e il bellissimo testo della mia nuova canzone preferita.

Addio, e grazie per il pesce.

Addio e grazie per il pesce,
anche se in fondo ci rincresce.
La vita a volte va così.
L’intelligenza che c’è in voi,
non vi ha mai resi come noi.
Non c’è rispetto verso le cose belle.
Vi salutiamo e grazie per tutto il pesce.
Il mondo si distruggerà,
la colpa è vostra e si sa,
e alcuni l sapevano già da tempo.
La pesca qui è tragica,
è fuori da ogni logica.
Ma moli di voi non sono cattivi affatto.
Addio,
vi salutiamo e grazie per tutto il pesce.
Io in testa ho un pallino,
posso avere un pesciolino?
Una cosa vorrei fare:
imparare a cantare.
Che gioia infinita.
Tutti nell’oceano della vita.
Addio,
vi salutiamo e grazie per tutti il pesce!