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venerdì 31 luglio 2015

Passaparola #2

Potrei dire che in questi giorni sono parecchio impegnata, ma sarebbe una truffa. La verità è che non so nemmeno dove vada il tempo! Mi sembra di averne una marea e alla fine scopro di non averne affatto. Quello che ho a disposizione, ebbene sì vi tradisco: lo uso per scrivere il mio racconto. Oltre a questo un malloppo di libri da almeno seicento pagine l’uno ha rallentato le mie recensioni (ne ho solo una indietro, abbiate fiducia, prima o poi arriva).
Insomma, ma perché sto qui a spiegarvelo? Vi basti sapere che mi dispiace che il blog possa sembrare abbandonato. Vi assicuro che non è affatto così e che, non appena avrò scoperto in quale antro della mia giornata il tempo si nasconde, lo tirerò fuori a forza e lo userò per il blog.
 
Nonostante questo sono contenta perché esiste qualcuno che legge ancora le note pagine dei contatti del blog: ho ricevuto una richiesta di segnalazione e sono passata per un mordi e fuggi per mostrarvi un libro che, spero, possa incuriosirvi.
 
Titolo: Scorpio Baby Rose
Autore: Sergio L. Duma
Genere: Noir
Editore: Eretica edizioni
Data di uscita: 2015
Prezzo: 13,40 €
Formato: Brossura
Acquistabile su: www.ereticaedizioni.it
 
Un’adolescente uccisa in un paese di provincia. Un suo compagno di classe, ossessionato da una cantante pop chiamata Scorpio Baby Rose, che decide di scoprire l’assassino, dal momento che le forze dell’ordine hanno chiuso il caso in maniera troppo frettolosa. Un mondo oscuro fatto di droga, sesso, perversione, sadomasochismo, omosessualità, travestitismo, segreti inconfessabili, satanismo, snuff-movies e, last but not least, l’orrore dell’incesto. Quando alla fine il ragazzo scoprirà la verità niente sarà più come prima.

mercoledì 28 gennaio 2015

L'occhio del male - Richard Bachman (S. King)

Questo è l’ultimo del malloppone di libri di King che mi sono arrivati a casa ormai almeno sei mesi fa. Ho scelto quelli più interessanti e li ho letti, alternandoli con libri un po’ meno ‘kingheschi’, altrimenti dopo tre sarei collassata. Ma alla fine ce l’ho fatta! Li ho letti tutti e ne sono uscita ancora sana di mente, il che è già una conquista.
Se avessi letto prima “L’occhio del male” Stephen si sarebbe risparmiato molte delle mie battutacce – e anche il mio fidanzato, che prende ogni commento su di lui molto sul personale, manco fosse il suo editore – perché con questo libro si è guadagnato il mio rispetto. Ora la nostra relazione è di amore/odio, un po’ come fratelli, del tipo: «Nessuno può parlare male di Stephen! Solo io!»
 
Billy Halleck è avvocato in una tranquilla cittadina del New England, dove vive una vita ordinaria. Ha una moglie che fuma troppo, una figlia a cavallo tra infanzia e adolescenza, ed è parecchio sovrappeso. La sua esistenza scorre placida fra amici ipocriti, scorpacciate nei fast food e udienze. Finché non investe una zingara.
La settantenne muore sul colpo ma Billy viene dichiarato non colpevole. La carovana di zingari che si era stabilita ai margini della città si ferma abbastanza da seguire il processo ed è subito lampante come il capo della polizia abbia insabbiato le prove a carico di Billy, e come il giudice lo abbia assolto con leggerezza. Non gli tolgono nemmeno la patente. All’uscita del tribunale Billy viene avvicinato da uno zingaro, che lo tocca su una guancia pronunciando una sola parola: «Dimagra.»
Dimentico presto della faccenda e sollevato dal fatto che il processo sia terminato, Billy va in vacanza con la moglie in montagna e gli ci vogliono quei pochi giorni per notare che sta perdendo peso. Inizialmente non vi fa caso, pensando che sia grazie al moto fatto in vacanza, ma quando torna a casa e ricomincia con gli abitudinari tre pasti colossali al giorno, tutta la famiglia nota che c’è qualcosa che non va. Billy comincia a perdere due chili al giorno e la moglie, preoccupata, lo spinge ad andare dal medico. Il referto è rassicurante, Billy è in ottima forma, perdere qualche chilo gli fa bene, ma  ancora non si spiega la repentina perdita di peso.
In poche settimane passa da cento a novanta chili, fino a raggiungere presto gli ottanta. È allora che gli tornano in mente le parole del vecchio zingaro, dimagra, e si convince di essere stato colpito da una maledizione. La sua sicurezza aumenta quando viene a sapere che il giudice che lo ha assolto si sta velocemente trasformando in una lucertola, mentre il capo della polizia si è riempito di pustole fino a diventare irriconoscibile. Nel frattempo la bilancia segna settanta chili.
Billy racconta alla moglie i suoi dubbi, ma lei lo ritiene pazzo e vuole farlo internare in un ospedale psichiatrico. Decide così di partire da solo alla ricerca degli zingari, per costringere il vecchio a togliere la maledizione che gli ha lanciato.
 
Una piccola curiosità e irritazione riguardo questo libro, nella fattispecie per l’edizione italiana. L’occhio del male, un segno di scongiuro che si usa fare con le mani, non c’entra proprio un bel niente con la storia. Il titolo originale del libro è “Thinner”, che secondo me è molto più d’effetto, incuriosisce, ma soprattutto è pertinente alla storia, poiché sono le parole con cui Billy viene maledetto. A questo punto potevano intitolare il libro ‘dimagra’, perché “L’occhio del male” è uno di quei titoli banali che, almeno sotto ai miei occhi, passano inosservati come una cartaccia lungo la strada.
Titoli a parte, questo libro mi ha presa moltissimo. Inizialmente, immagino, perché era piuttosto bislacco. Insomma, di solito si maledice la gente con diaboliche persecuzioni, mala sorte o cose del genere. Invece qui facciamo dimagrire un obeso, quasi a fargli un favore. A questo punto mi farò maledire anch’io, solo un pochino, solo finché non raggiungo il mio peso forma!
La vicenda però prende subito piede, e King ha fatto in modo di tenere alta l’attenzione del lettore per tutta la narrazione. Inizialmente siamo curiosi di vedere come Billy scoprirà di essere maledetto, come potrà barcamenarsi tra la vita di tutti i giorni, il rapporto con la moglie e la paura di quello che gli sta accadendo. Quando poi decide di partire alla ricerca degli zingari inizia una corsa contro il tempo, contro la maledizione: Billy è talmente debole e magro che la gente si ferma a guardarlo, disgustata, e qualunque sforzo può causargli la morte. È questo senso di impotenza e ineluttabilità che ci spinge a proseguire la lettura, per arrivare ad una fine difficile da immaginare.
 
La locandina del film del 1996.
Oltre ad essere un bellissimo romanzo, “L’occhio del male” offre anche spunto per delle riflessioni. La giustizia, il concatenarsi degli eventi, i disturbi alimentari, ma soprattutto la naturale diffidenza che le persone nutrono nei confronti del diverso, e il disprezzo con il quale lo trattano.
Non credo che King volesse a tutti i costi denunciare qualcosa, scrivendo questo libro, sono anzi abbastanza certa che desiderasse solo scrivere un romanzo avvincente. Ma se un romanzo è scritto bene non ha bisogno di sbandierare ai quattro venti che cosa vuole dimostrare, il pensiero e le riflessioni dell’autore saranno intrinseche alla storia, così ben legati da inviare chiaramente un messaggio.
A me è capitato di pensarci, al diverso, mentre leggevo questo libro. Lo consiglierei a chi è diffidente nei suoi confronti, a chi pensa di conoscerlo e a chi lo tormenta per la sua diversità. Non si sa mai come e quando un diverso, dopo tante vessazioni, decide di reagire, però possiamo star certi di meritarcelo. L'unica domanda è: la nostra maledizione sarà equa?

giovedì 20 novembre 2014

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa - J. T. Leroy

   Sono passati parecchi anni da quando ho letto questo libro ma poco tempo fa ho avuto modo di riprenderlo fra le mani. Non ricordo nemmeno da dove lo presi, ma di certo non lo comprai io perché di sicuro avrei attirato le domande scomode di mia madre, un po’ come quando leggevo “Noi, i ragazzi della zoo di Berlino”, lei mi guardava con gli occhi tondi e cercava di psicanalizzarmi, ottenendo reazioni del genere:
 
   Autobiografia dello stesso Leroy, la vicenda racconta della sua infanzia assieme alla madre, una prostituta tossicodipendente, Sarah.
   A cinque anni Jeremiah viene portato via alla famiglia adottiva e la sua custodia torna alla madre naturale, che appena pochi mesi dopo averlo riavuto lo carica in macchina e comincia con lui una vita da vagabondi, fra alcol, droga e i diversi fidanzati della donna.
   Il rapporto che hanno Sarah e Jeremiah è sin dall’inizio conflittuale. Il bambino vorrebbe tornare dai genitori adottivi, quindi Sarah per impedirgli di fare capricci gli racconta bugie crudeli, ad esempio che i suoi genitori adottivi non gli vogliono bene perché è un bimbo cattivo, oppure che se non fa il bravo la polizia andrà a prenderlo per portarlo in prigione.
   Jeremiah viene più volte picchiato dai compagni della donna senza che lei muova un dito – e anzi, incitandoli a “dargli una bella lezione” – e, quando si ritrova da solo con l’ex marito di lei, viene violentato.
   Una volta sottoposto a cure mediche e psichiatriche il bambino viene mandato dai nonni, fondamentalisti cristiani che gli fanno studiare la bibbia e, se non la studia bene, lo picchiano. Rimane assieme a loro per qualche anno, finché Sarah non torna a riprenderselo. Ricomincia la vita di droga e prostituzione per la donna, maltrattamenti fisici e psicologici per il protagonista.
   Il libro si chiude quando Jeremiah è ormai adolescente ed ancora assieme alla madre. Dati i continui maltrattamenti ha sviluppato delle tendenze omosessuali e sadomasochistiche.
 
   Tristi e preoccupati per il povero Jeremiah “Terminator” Leroy? Ma tranquilli, non dovete! Perché è tutta una farsa.
   Se qualcuno ha già sentito parlare di questo libro forse lo sapeva. Quando l’ho letto mi aveva colpito molto perché pensavo a questo povero bambino sballottato fra una violenza e l’altra, e avevo quasi preso la faccenda a cuore! Poi, la scoperta: J. T. Leroy non esiste, è un invenzione della scrittrice Laura Albert.
   Ma vaff…! Si può dire? Io dico che si può.
 
   A quanto pare Laura Albert stava cercando di vendere il suo manoscritto “Sarah”, primo pubblicato dal fantomatico J. T. Leroy, ma credeva che essendo lei una sottospecie di desperate housewife nessuno l’avrebbe presa sul serio se avesse presentato romanzi di quel genere. Quindi si inventò un soprannome, Terminator, e un nome Jeremiah Leory, per dare più pathos e interesse ai suoi libri.
   Quando lo scoprii ci rimasi malissimo.
 
   Ora che rispolvero questa cosa non riesco a fare una recensione più lunga. Avrei voluto parlare del libro in maniera più approfondita perché in fin dei conti non posso dire che non mi fosse piaciuto. Stile diretto, crudo, di sicuro non per stomaci delicati, ma tutto sommato un libro che fa riflettere (a questo punto poco importa che sia vero o no, la sostanza c’è). Ma, giuro, non ce la faccio, mi dà troppo fastidio!
   Commenti? Io ne ho solo uno:

venerdì 7 novembre 2014

Gli incubi di Hazel - Leander Deeny

   Tempo fa, nel reparto per ragazzi della Feltrinelli della mia città, ho visto un libro che ha attirato su tutti i fronti la mia attenzione. Il bordo della pagine era nero, la copertina sembrava imbottita ed era morbida al tatto. Il disegno sulla copertina era carino, il titolo accattivante e la descrizione decisamente interessante. Non mi ci volle molto per decidermi, così lo comprai e fui di ritorno a casa con “Gli incubi di Hazel”, di Leander Deeny.
 
   Hazel è una bambina di dieci anni che viene costretta dai genitori a passare tre settimane di vacanza dalla sorella di sua madre, zia Eugenia Pequierde.
   Zia Eugenia è vedova e ha un figlio, Isambard, della stessa età di Hazel. Vivono entrambi in un enorme maniero fatiscente assieme ad una noiosa servitù. La zia si rivela subito antipatica e noiosa. Continua a parlare del marito, morto in un incidente, e non fa che paragonare Hazel a Isambard, che a detta sua è un bambino educato e intelligente, tanto che conduce moltissimi esperimenti.
   Hazel scopre che nel bosco vicino al castello vivono degli strani mostri che dicono di essere gli incubi della zia Eugenia. Ognuno di loro è formato da due animali diversi e sono: Geoff il gorillopardo, Francis lo struzzorana e Noel il pitospino. Passano il tempo a cercare di spaventare zia Eugenia, ma non sanno come fare, così Hazel si offre di aiutarli, per vendicarsi dell’antipatia della zia.
   Ma chi ha creato gli incubi?, e perché costui, chiunque egli sia, vuole dare il tormento alla zia Eugenia? Hazel scoprirà le risposte dove meno se lo aspetta, nella cornice di un castello in rovina e circondata da misteri oscuri e personaggi bizzarri – cani Frankenstein, anatre che fumano, cameriere che sanno cucinare solo sugo di carne!
   La verità è la più incredibile di tutte…
 
 
   Sono rimasta ammaliata da questo libro sin dalle prime pagine. Potrebbe trarre facilmente in inganno con la sua trama adatta ad un pubblico di bambini, ma avendo già letto il finale vi sconsiglio vivamente di farlo leggere a figli o nipotini.
   Lo stile è molto scorrevole e divertente e, anche se la storia cardine non prende subito il via, dopo appena un paio di capitoli si continua a leggere giusto per scoprire quali bizzarrie ci saranno nelle prossime pagine.
   Oltre a questo i disegni all’inizio di ogni capitolo sono veramente belli, e già solo per quelli adoro “Gli incubi di Hazel”.
   L’ambientazione della storia è cupa, vagamente gotica, e anche la sensazione che ci viene trasmessa è quella di essere in un mondo sospeso, lontano e differente da quello al quale siamo abituati. Cupo diventa anche lo svolgersi dei fatti ad un certo punto del libro, e lì ci si rende conto che non si sta certo leggendo una favoletta per bambini.
 
   Questo è uno dei pochi libri che ho mai letto in cui ci sono personaggi che non vogliono piacere al lettore. Sono pittoreschi e fanno sorridere, ma hanno anche un lato oscuro e genuinamente cattivo. La cosa interessante e anche molto bella, a mio parere, è che alla fine i personaggi riescono bene o male a perdonarsi fra di loro, e a volersi bene comunque.
   Leander Deeny ha creato una storia popolata da persone (e mostri) reali. Diventa impossibile per il lettore elevarsi a giudice e scegliere il personaggio migliore, l’eroe positivo, perché non ne esiste nessuno. Tuttavia non si riesce nemmeno a trovare la volontà per condannarli, perché anche se hanno fatto cose malvage avevano le loro ragioni: rabbia, tristezza, amarezza. Tutte ragioni umane che possiamo comprendere e a volte ahimè anche condividere.
 
Leander Deeny, classe 1980,
esordisce nel 2008 con "Gli incubi di Hazel",
in lingua originale "Hazel's phantasmagoria".
 
   Non posso che concludere consigliando questo libro un po’ a tutti. Io non sono brava a consigliare libri, basta che mi piaccia per essere consigliato al mondo intero! “Gli incubi di Hazel” però ha un po’ della favola e del fantasy, un po’ della storia horror e del mistero, e giusto un pochino del romanzo di formazione.
   Magari funziona come jolly: va bene per tutti!

domenica 12 ottobre 2014

Quelli che ce l'hanno fatta

   Iniziamo con il dire che questo è un post importante (una volta ogni tanto ci vuole!, direte voi).
   Man mano che si va avanti diventa sempre più impegnativo tenere le redini di tutto quanto. E non parlo solo per me, parlo in generale.
   Quando siamo piccoli il tempo abbonda. Anche il ragazzo più impegnato ha una marea di tempo che può decidere di usare per lo studio o per qualcos’altro. Una volta dosato il numero di ore che è giusto dedicare allo studio e quali quelle da dedicare a noi stessi, ci rendiamo conto che spazio per le nostre passioni ce n’è a iosa. C’è chi si impegna nella musica, chi nello sport, chi pensa all’arte, agli amici, chi naviga su internet. E poi c’è chi legge e/o scrive.
   (Immagino che la maggior parte delle persone che capitano da queste parti siano se non aspiranti scrittori, come minimo lettori in erba. A meno che non siate qui per le gif stupide che, lo ammetto, servono solo a darmi visibilità.)
   Quando si iniziano ad avere più responsabilità, tuttavia, è facile mettere da parte qualcosa che non è la priorità assoluta per dedicarci a qualcosa che sentiamo indispensabile. Ed ecco che all’improvviso per impegni di lavoro smettiamo di andare a lezione di canto, che comunque è solo un hobby. O per passare del tempo in più con la nostra metà che, eccheppalle non riusciamo mai a vederci!, rinunciamo a quella mezz’ora che dedichiamo al disegno. Oppure dato che siamo veramente stanchi e vogliamo solo rimbambirci davanti alla tv, chi ce lo fa fare di metterci a scrivere?
   Ebbene, sono tutte cose vere. No, non vi prenderò in giro, non vi dirò che poco alla volta le giornate sembreranno più lunghe, perché non è così. Casomai, andando avanti, le giornate si fanno più corte.
 
 
   Non c’è una soluzione, lo ammetto. Tuttavia vi dirò, se avete una passione che per un motivo o per l’altro fate fatica a coltivare, non mettetela da parte perché «eh, ho impegni più importanti.» Piuttosto dedicatevi anche solo poche ore alla settimana, risicate il tempo che avete a disposizione qua e là, ma non rinunciatevi.
   Tanto più che, se è una vera passione che vi rende soddisfatti e felici di voi stessi, presto o tardi tornerà a bussare alla porta.
   In questi ultimi mesi mi sono dovuta sforzare di scrivere qualcosa, e chiaramente non tutti i giorni riesco a scrivere. A volte manca semplicemente il tempo, altre e più controverse volte manca l’ispirazione o la voglia. Però una cosa devo dirla: da quando ho ricominciato a scrivere sono molto più contenta. Non scrivo solo questo blog, che per quanto viene letto potrei anche scrivere un diario!, ma scrivo anche fanfiction e sto cercando di portare avanti una storia mia.
 
 
   Parentesi filosofica a parte, ho iniziato a scrivere questo post per parlare di una cosa in particolare: quelli che ce l’hanno fatta.
   Esistono centinaia di persone che ogni anno esordiscono pubblicando il loro primo libro, ma dato che io mi sono avvicinata alla scrittura soprattutto grazie alle fanfiction (nonostante deboli tentativi che farebbero ridere i polli quando ero alle elementari e alle medie), vorrei parlare di autori di EFP che hanno pubblicato qualcosa, e segnalarvi qualche titolo.
   Tutti quelli che vado a segnalarvi sono titoli Originali, quindi non fanfiction bensì vere storie inventante di sana pianta dagli autori. Non che io abbia nulla in contrario alle fanfiction che, rimaneggiate, diventano vere storie e vengono pubblicate (sì, esistono e lo sappiamo tutti), ma diciamo che ammiro di più colui che inventa qualcosa dal nulla e mi sembra anche più onesto in un certo senso – meglio però non dilungarsi ora nel discorso.
 
 
   Comunque vada non importa, di Eleonora C. Caruso
   Questo è l’unico libro che non ho ancora letto, che non è mai stato pubblicato su EFP (almeno non che io sappia), e del quale mi limito solo a fare segnalazione.
   Conosco il libro poiché, alla sua uscita, EFP lo segnalò in bacheca.
   Di lui so solo che parla di una ragazza appassionata di fumetti, che esce di casa solo per comprane di nuovi. In pratica un otaku italiana.
   In ogni modo, Eleonora – CaskaLangley – Caruso ha pubblicato la sua storia, sicuramente aiutata dalla pratica che ha fatto su EFP.
 
 
   Lividi, di Annick Emdin
   Parecchio tempo fa avevo recensito con toni entusiastici una storia trovata nella sezione noir di EFP. Intitolata “La moda del lento”, l’autrice era Vera Lynn. Ora la storia non si trova più su EFP ma si può acquistare tranquillamente il formato cartaceo.
   Ovviamente lo consiglio ancora a tutti, e se qualcuno volesse più informazioni vi invito a leggere la recensione che ne feci parecchio tempo fa: “Meravigliose tenebre”.
 
   Hyacinthe, di Primavere Rouge
   Questo è un caso singolare e mi dispiace molto che alla fine l’autrice non sia riuscita a pubblicare il romanzo (maggiori informazioni su ciò che è successo potete trovarle direttamente sulla pagina della storia). In parole povere aveva interrotto la pubblicazione su EFP a pochi capitoli dalla fine ma ha da poco ricominciato daccapo, revisionando il tutto, poiché non ha raggiunto con l’editore un accordo che la convincesse.
   Molto tempo fa ho iniziato a leggere “Hyacinthe”, un’Originale storica ambientata a Parigi appena prima dello scoppiare della Rivoluzione. La vicenda segue principalmente la storia di Etienne, un povero ragazzo del popolo, e Andres, un nobile che s’innamora di lui. Oltre a questa ci sono le storie parallele di tutti i personaggi di contorno, che così di contorno poi tanto non sono.
   Non mi dilungherò a parlarne qui perché, prima di tutto, non ho ancora finito di leggerla e poi perché quando sarà che – finalmente – riesco a finire questa storia, voglio dedicarvi un intero, lunghissimo post. Nel frattempo non posso che consigliarvi di andare a leggerla.
 
 
   Di carne e di carta, di Mirya
   C’è davvero bisogno di dire qualcosa? Oltre al fatto che amo Mirya e che leggerò qualsiasi cosa lei decida di scrivere, fosse anche la lista della spesa.
   Tanto per cambiare, ho recensito anche “Di carne e di carta” e, pochi giorni fa, ho scoperto con stupore che quest’estate Mirya ne ha fatto prima un e-book e poi un cartaceo. Aveva già detto, nel suo blog, che le avevano proposto di pubblicare tempo fa, ma l’offerta non le interessava. Devo dire di essere proprio contenta che abbia deciso per il self publishing!
   Chiaramente, questo libro avrà un posto d’onore fra i miei scaffali e lo farò leggere a tutti quelli che conosco!
 
   Insomma ragazzi, tutto questo per dire: loro ce l’hanno fatta. Quindi possiamo farcela anche noi!