Non leggo molti saggi, penso di
poter contare su una mano tutti quelli che ho letto sin’ora. Non so come mai,
forse perché ho sempre paura che siano noiosi. Mi piacerebbe ogni tanto prendere
un libro che non sia di narrativa e potermi immergere, e nel contempo
apprendere, riflettere. Ad esempio vorrei leggere delle belle biografie, o
studi riguardo ad argomenti che mi interessano, per saperne di più.
Scorrendo la mia wishlist ci sono
pochissimi saggi, forse due o tre in tutto. E ora, uno di meno.
Il motivo per cui mi ha
incuriosita “Dovremmo essere tutti femministi”, piccolo phamplet della Adichie
(di cui ho già in wishlist da tempo immemore “Americanah”), è principalmente
che ho sempre visto il femminismo come un movimento sospetto.
Sono curiosa riguardo le opinioni
sul femminismo, perché ce ne sono moltissime e la maggior parte sono
contrastanti. La prima cosa che si pensa
quando si parla di femminismo sono le prime manifestazioni anni ’60 con le
quali le donne hanno cominciato a ribellarsi ad un sistema che le voleva angeli
del focolare. Poi vengono alla mente i luoghi comuni sulla feroce
femminista-tipo: non si depila, odia tutti gli uomini e non ha un fidanzato, è
sempre arrabbiata, e non dimentichiamo che ha forti probabilità di essere
lesbica – non è chiaro se essere femminista sia una conseguenza o un risultato
dell’orientamento sessuale. Gli esperti ancora dibattono su questo argomento.
Una delle cose che vengono in
mente a me, invece, è che il femminismo si fa portatore di battaglie che io non
supporto, per questo sono così restia a definirmi femminista, nonostante sia
del tutto favorevole all’uguaglianza dei sessi.
Mi sembra che il femminismo
voglia che la donna somigli all’uomo, non che la donna abbia pari diritti e
opportunità. Come se l’uomo fosse il prototipo ideale che dobbiamo raggiungere.
Si fanno i complimenti a una donna dicendo che “ha le palle”, si pensa che la
donna di oggi debba essere tosta, forte, non farsi intimidire, fare carriera.
Tutte caratteristiche che appartengono alla natura maschile o comportamenti
che, fino ad oggi, sono stati tipici dell’uomo.
Altra idea di cui ho sentito
parlare invece è l’esatto opposto: gli uomini dovrebbero essere più come le
donne. Accettare la loro sensibilità, togliersi dalla testa idee retrograde che
vedono l’uomo il pilastro della famiglia, essere sempre ‘dei duri’. Credo che
ci sia un fondamento di verità in questo, in quanto esistono moltissimi luoghi
comuni anche sugli uomini, ma non è detto che la soluzione sia assomigliare
alle donne. Piuttosto gli uomini, come noi donne, dovrebbero battersi per
dimostrare che tutti i preconcetti che si hanno sul maschio sono sciocchezze.
Alcuni gruppi che si definiscono
femministi dichiarano cose assurde, ad esempio che se l’uomo può andare in giro
a torso nudo allora anche le donne dovrebbero poterlo fare. Quello non è
femminismo, è solo mancanza di buon senso.
Per questo non apprezzo il
femminismo, almeno per come lo definiamo oggi. Penso che ci sia bisogno di un
femminismo diverso, il tipo di femminismo che ho scoperto nelle parole della
Adichie e nel quale mi sono finalmente rispecchiata.
Le donne vengono ancora rese
oggetto di ingiustizia nella nostra società, che fra l’altro è quella dove ce
la passiamo meglio. Esistono paesi e culture nelle quali le donne vengono
maltrattate fisicamente, mentalmente, e tutto ciò non è contro la legge ma,
anzi, ne fa parte! In alcuni paesi la donna è inferiore per cultura. Chi dice che ormai il femminismo non ha ragione di
esistere ha torto, e la realtà in cui viviamo lo dimostra tutti i giorni.
Credo che sia sempre più voluto,
oggi, un femminismo che non parla solo della donna, una sorta di femminismo
bisex. Il tipo di femminismo nel quale anche gli uomini possano rispecchiarsi,
che anche loro possano abbracciare, perché è giusto che sia così. Noi donne
conviviamo con gli uomini, e nessun movimento per salvaguardare i nostri
diritti sarà mai completo se non vi includiamo anche l’uomo. Non c’è nessuna
crescita se combattiamo solo per i diritti delle donne, se cerchiamo di imporre
la supremazia di un genere sull’altro.
Per questo dovremmo essere tutti femministi. Perché così facendo si elimina la
distanza che c’è fra noi, si eliminano le discriminazioni e le ingiustizie nei
confronti di tutti, e prima di pensare all’uomo o alla donna si pensa alla
persona.
Vi lascio alcune delle frasi del
libro che più mi hanno colpita e che, spero, possiate trovare interessanti.
Quindi
gli uomini governano, nel vero senso della parola, il mondo. La cosa poteva
avere senso mille anni fa, quando gli esseri umani vivevano in un mondo in cui
la forza fisica era la qualità più importante per sopravvivere. La persona
fisicamente piú forte aveva piú probabilità di diventare il capo. E gli uomini
di solito sono fisicamente piú forti (è ovvio che esistono molte eccezioni).
Oggi viviamo in un mondo profondamente diverso. La persona piú qualificata per
comandare non è quella piú forte. È la piú intelligente, la piú
perspicace, la piú creativa, la piú innovativa. E non esistono ormoni per
queste qualità. Un uomo ha le stesse probabilità di una donna di essere
intelligente, innovativo, creativo. Ci siamo evoluti. Ma le nostre idee sul
genere non si sono evolute molto.
Facciamo
un grave torto ai maschi educandoli come li educhiamo. Soffochiamo la loro
umanità. Diamo della virilità una definizione molto ristretta. La
virilità è una gabbia piccola e rigida dentro cui rinchiudiamo i maschi.
Insegniamo
loro ad aver paura della paura, della debolezza, della vulnerabilità.
Insegniamo loro a mascherare chi sono davvero, perché devono essere, per usare
un’espressione nigeriana, «uomini duri».
Qualche
tempo fa una giovane è stata vittima di uno stupro di gruppo in un’università
nigeriana, e la reazione di molti suoi coetanei, sia maschi sia femmine, è
stata piú o meno questa: sí, lo stupro è una cosa sbagliata, ma cosa ci faceva
una ragazza in una stanza da sola con quattro ragazzi?
Cerchiamo, se possibile, di mettere da parte
l’orribile disumanità di questa reazione. A questi nigeriani è stato insegnato
a ritenere la donna colpevole per sua stessa natura. E ad aspettarsi cosí poco
dagli uomini che vedere l’uomo come una creatura selvaggia priva di
autocontrollo per loro è tutto sommato accettabile.

