martedì 12 giugno 2012

Playlist #1

   Non so cosa sta diventando questo blog. Di sicuro non parla più solo di fanfiction, parla di più cose. Okay, diciamola tutta, parla di quel che mi pare e piace!
   D'altra parte, mi sembra giusto così... Insomma, è il mio blog, un blog personale, quindi ci metto quello che voglio, gné gné gné!

   Detto questo, passiamo a ciò che mi è venuto in mente di postare ora: propongo qui le canzoni con cui sono in fissa.
   Le mie fisse sono pericolose, vi avverto: posso fissarmi terribilmente con qualcosa per 5 petosecondi e poi scordarmelo, oppure può piacermi qualcosa in maniera moderata per anni e anni.
   In questo periodo, comunque, sono fissata con un musical. La cosa curiosa è che non ho mai visto questo musical, e credo che non lo vedrò mai, perché mi piace una sola canzone. Forse potrei guardarlo perché sono affezionata alla storia, sì, perché sto parlando del musical di Matilda, diretto da Tim Minchin. Sì, la stessa Matilda che ha scritto Roal Dahl, la stessa Matilda di "Matilda sei mitica", la stessa Matilda che ho letto e riletto cento volte fino a consumare la pagine!
   ...hmmm, forse sì, se mai ci facessero il piacere di far arrivare il musical qua in italia, gli darei almeno un'occhiatina.
   A parte i ripensamenti e le contraddizioni, ecco a voi l'unica canzone che amo di quel musical, la canzone per cui mi sorbirei un'intera ora di cantilene: Revolting Children.


domenica 10 giugno 2012

The Album - Spoiler 7

   Capitolo sette: Billy Brown, o Salto nel passato # 1 - I Parte
   Lyrics usate: Billy Brown had lived an ordinary life. Two kids, a dog and a cautionary wife. While it was all going according to plan then Billy Brown fell in love with another man.
   Spoiler:
   Mi sono chiesto più di una volta se per caso non sono gay. La risposta non è così scontata come potrebbe sembrare. Non tutti i ragazzi che vedo per strada mi sembrano attraenti, e alcune ragazze invece le trovo molto carine. Ma il problema è che mi piace Theodore, il mio amico Theodore, un ragazzo. E finché lui mi piace non riesco a capire se sono diventato completamente omosessuale o sono scemo solo a edizione limitata. In fondo non ho mai fatto nulla di male per meritarmi questo, no? Ho avuto una vita ordinaria: quattro fratelli, un cane, due genitori che mi ammonivano sempre. E quando tutto stava andando secondo i piani, m’innamoro di un altro ragazzo! O forse è proprio per questo a ben pensarci: in giro per il mondo da quando avevo un anno, quattro fratelli completamente scemi, un povero cane che ci ha sopportati per tutto questo tempo, e dei genitori… pazzi.
   Questo spiega molte cose.


   Abbandoniamo Andrea per un po' per fare un salto nel passato di Mika. Vi avevo avvertiti che c'erano, e mi sono divertita un sacco a scriverli!
   Per montare la suspance ho messo questo stacco di due capitoli, ma subito dopo si scoprirà il Mistero Andrea (ora mi odiate, lo so xD).
   La foto è un augurio ad un capitolo divertente, o almeno, spero che vi faccia ridere!

venerdì 8 giugno 2012

Mika makes me happy!

   Da brava fangirl (vedere anche il termine stalker) che fangirla (neologismo) quando può, oggi sono venuta a sapere della nuova canzone rilasciata da Mika: Make You Happy.
   Come promesso, una canzone d'amore (ce ne saranno dodici nel nuovo album, era ora, dato che non ricordo una canzone d'amore scritta da Mika - e chi mi risponde Happy Ending, verogonati! No, scherzo, non vergognarti, ma non è d'amore anche se sembra). Come sospettato, molto elettronica. Come sperato, è finalmente uscita! Come mi aspettavo, mi piaciucchia.
   Cioè, è grave. Considerando poi che ho speso danari per il biglietto del concerto, ritratto: è molto grave. Non dovrebbe piaciucchiarmi, dovrebbe farmi andare fuori di testa! Dovrebbe farmi venire i brividi, farmi ballare, farmi cantare! Dovrebbe farmi fare così quando l'ascolto!:


   Invece non lo fa.
   Però sono positiva, sono sempre positiva, è una delle cose che mi piacciono di me, essere positivi è bello! Quindi, il punto è: prima di dare giudizi a tutto spiano (che poi non è che io sia 'sta cima in musica) aspettiamo di sentire il nuovo album.
   Intanto, ecco a voi il video ufficiale, che a quanto pare è anche un cortometraggio che uscirà in seguito, dal regista canadese Iouri Philippe Paille (spero di averlo scritto giusto):


   Allora, allora... sarò brutalmente sincera, perchè dire bugie non ha senso (e non ha senso nemmeno quel che sto dicendo ora, perché sto ancora fangirlando)! Non mi fa impazzire. Il massimo che mi sento di dire è che è carina, ma tutto qui purtroppo.
   Attendo le altre canzoni per dare il mio (attesissimo e importantissimo! xD) giudizio finale.

   Riguardo al video... niente di nuovo, cose già viste.
   Inoltre, credo che nessuno potrà mai battere il mio video preferito in assoluto, nemmeno con tutti i bacini e il rallenty che ci hanno ficcato qui, perché il mio video preferito in assoluto è "Jesus of Suburbia" dei Green Day, e quel video, quella canzone, quell'album, sono geniali. (Cliccare per credere.)
   Quindi questo video, anche se magari vuole essere tanto tenero e carino e farti fare "Aww! Che pucci!", con me non funziona. La cruda potenza dei Green Day in JOS ti tempra, è questa la realtà, e nessuno sbaciucchiamento al rallenty potrà mai superare la scena di Jimmy che se ne va di casa.

   Ciò nonostante devo dire che sono molto contenta che Mika sia tornato nel mondo dei vivi, dopo una luuunga pausa, e questa canzone... be', potrei riascoltarla, ecco, magari saltando un paio di secondi finali in cui sembra che stia cantando una litania da chiesa.
   Il pericolo è che è orecchiabile, devo ammetterlo, e quindi fra qualche giorno (quando qualcuno si darà la pena di metterla su torrent) forse la starò canticchiando senza rendermene conto!
   Ma sì, dopotutto, anche con l'elettro Mika makes me happy.

lunedì 4 giugno 2012

22/11/'63 - Stephen King

   Raramente gli autori di best seller mi hanno attratta, oppure quando lo hanno fatto mi hanno delusa (ad esempio Dan Brown; già all’età di tredici anni ero abbastanza rompipal- critica da capire che “Il codice Da Vinci” era un po’ una boiata, ed era pure noioso secondo me). Ora sto più attenta a comprare il best seller dell’anno, o se lo faccio prima mi leggo diverse recensioni in merito.
   Stephen King, ecco, non è l’ultimo arrivato, infatti ogni suo ruttino letterario vende milioni copie, ergo sono best seller, ergo li dovrei guardare con sospetto. Tuttavia c’è un libro proprio di King che ho smniato per avere per mesi interi.
   Cacchio, ultimamente tutte le volte che inizio una recensione è una cosa del tipo “Di solito non compro questo tipo di libri, ma ora l’ho fatto perché bla bla bla”. Forse dovrei ponderare di più…

   Motivi per cui non ero certa di comprare l’ultimo ruttino di King:
   Uno. L’unica volta che ho provato a leggerlo (mi pare fosse “Il gioco di Gerald”, solo perché non avevo nient’altro da leggere) mi ha schifato e da quel momento ho voluto cancellarlo dai miei ricordi.
   Due. Il libro conta quasi ottocento pagine, e se non mi fosse piaciuto mi sarei sentita in colpa ad abbandonarlo.
   Tre. Ultimo, ma non meno importante motivo: il prezzo. Circa 25 euri da sborsare, infatti, per ‘sto libro, che se fossero stati sprecati sarebbero significati grossi rimpianti per almeno tre settimane.

   Quindi come mai alla fine l’ho comprato? Ah boh, non lo so, di sicuro è stato anche grazie allo spacciatore di libri che me lo ha venduto a metà prezzo (ebbene sì: lo comprai in una bancarella. Fuck yeah!).


La trama
   Credo di non aver mai scritto la trama di un libro così lungo. Facciamo che mi dò il limite di una pagina, altrimenti rischiamo che questa recensione sia kilometrica. Ce la farò? Stay tuned.

   Jake Epping è un insegnante di inglese sui quaranta, divorziato da una moglie ex alcolista, e senza figli. Queste sono le caratteristiche che portano il gestore della tavola calda “Al’s”, Al Templeton, a sceglierlo come uomo giusto al momento giusto per la missione che aveva in mente da anni: tornare nel passato e salvare J. F. Kennedy dall’attentato che lo uccise, a Dallas, il 22 Novembre del 1963.
   Nella cantina del bar di Al c’è un passaggio che sbuca nell’Agosto del 1958. Si può comodamente fare avanti e indietro, come Al ha fatto per molto tempo, comprando carne di ottima qualità a prezzi stracciati, e per quanto tempo si passi nella cosiddetta Buca del Coniglio, che porta sempre nello stesso posto allo stesso momento, nel 2011 saranno passati solo due minuti.
   Al Templeton si è ammalato di cancro al polmoni ed è chiaro che morirà di lì a qualche mese, così Jake accetta di tornare indietro nel tempo. Dopo una serie di prove (un viaggetto nel ’58 di qualche mese - ma sì, per provare se mi piace!) e ripensamenti Jake passa oltre la Buca del Coniglio, deciso a uccidere Lee Harvey Oswald, l’assassino di John F. Kennedy.
   Il problema di fondo, principalmente, è che il corso degli eventi ha una sua certa plasticità. Al passato non piace essere cambiato, e ogni volta che Jake prova a cambiare qualcosa sembra che la mala sorte si accanisca contro di lui. Quando prova a salvare un amico del 2011 da un incidente che, da bambino, lo lasciò senza famiglia e zoppicante, ha la riprova di questo, e così decide di studiare il più possibile le mosse di Oswald per ucciderlo qualche mese prima che lui uccida Kennedy, assicurandosì così al tempo stesso che Oswald sia l'unico colpevole.
   Nel frattempo si stabilisce vicino a Dallas, in Texas, e, per dirla alla Stephen King, «fu in quel momento che smisi di vivere nel passato e iniziai a vivere e basta». Trova un lavoro come insegnante e una fidanzata. Gli anni passano, e Jake (sotto il nome di George Amberson) comincia a pedinare Lee Harvey Oswald per assicurarsi che non agisca per conto di terzi, e per decidere quale sarebbe il momento giusto per ucciderlo.
   La data fatidica si avvicina ma, per una serie di sfighe dovute al passato plastico, Jake si ritrova assieme a Sadie, la sua ragazza, lo stesso 22 Novembre a dover salvare il presidente. Il piano riesce, ma Sadie rimane uccisa.
   Jake decide di tornare indietro e ricominciare tutto daccapo, con l’intenzione di salvare la vita di Sadie, ma quando torna nel 2011 scopre che il futuro nel quale Kennedy è sopravvissuto è molto peggio di come aveva sperato: malattie infettive, terremoti, Riunioni dell’Odio e chi più ne ha più ne metta. L’unica cosa da fare, a quel punto, è tornare nel ’58, facendo in modo che tutto ricominci daccapo, e non cambiare nulla. Così fa Jake, e rinuncia all’amore di Sadie, tornando definitivamente nel 2011, un tempo nel quale Sadie ha ottant’anni e si ricorda di lui come in una sorta di déjà vu, senza poter più tornare indietro, dato che la cantina dove sorgeva la Buca del Coniglio sarà distrutta di lì a un mese.

Tutto il resto
   Non riesco a separare in comparti stagni ogni cosa, o almeno, non sempre, anche se il mio cervellino lo vorrebbe. In questo caso non c’è un comparto “Personaggi”, né quello dello “Stile”, perché questo libro mi ha emozionata tanto che provare a fare una recensione tanto inquadrata sarebbe inutile.
   Alla fine, anche contro tutti i miei pregiudizi, Stephen King mi è piaciuto. Sto addirittura pensando se non è il caso di leggere qualcos’altro di suo. Come sempre, ogni consiglio è bene accetto (ma regolatevi sul fatto che ho amato questo libro e odiato “Il gioco di Gerald”).
   Da un po’ non mi capitava di leggere in ogni singolo momento: sull’autobus, prima di dormire, mentre facevo colazione se ero da sola, nel tragitto stanza/salotto facendo le cose con una mano sola… awww!, che magici momenti quando rovesci metà scrivania ma la tua mente è dentro le pagine di un libro, in questo caso, nel 1958.

   Partiamo dalla considerazione più semplice: stile godibilissimo. Divertente (in alcuni momenti ridevo da sola, sul serio), leggero, nonostante le varie spiegazioni politiche e fantascientifiche che il caso richiedeva, romantico e a tratti d’azione. Non ho idea di come tutti questi elementi si mescolino in maniera tanto armonica, ma lo fanno.
   La mia parte preferita è stata senza dubbio quella che lascia da parte tutte le faccende politiche e fantascientifiche, la parte più romanzesca ecco. Ho adorato la storia d’amore fra Jake e Sadie (anche se dico sempre il contrario, le storie d’amore mi piacciono), gli alunni e i dipendenti della scuola di Jodie, gli spettacoli che mettevano in scena. Mi ha emozionata moltissimo, più delle parti d’azione (e soprattutto più della parte subito dopo l’attentato a Kennedy, che in realtà ho trovato noiosa, anche se credo fosse necessaria).
   La fine, invece, mi ha devastata. Non tanto per il 2011 catastrofico, a quello ero persino in parte preparata – è come se fosse la morale della storia, no?: "non cerchiamo di cambiare cose che non possono essere cambiate, alla fine si può essere felici anche così". No, la cosa che più mi è dispiaciuta è che Jake ha dovuto lasciare Sadie. Sì, certo, l’ha rincontrata nel 2011, ma, oh, una piccola pecca: lei ha ottant’anni e non si ricorda di lui.
   In alcune parti mi è addirittura venuto un groppo in gola. Era un groppo da “non è giusto, però!”. Avrei voluto andare da Stephen King e chiedergli di trovare una formidabile soluzione a tutto.

   Be’, avrete capito ormai qual è il mio verdetto: approvato al 100%! Anche con il finale che vorrei cambiare perché, nonostante io voglia con tutta l’anima che finisca in modo diverso (ecco perché la gente scrive fanfiction!), non è un brutto finale, fatto male, di quelli che li vedi che sono stati lanciati lì perché, prima o poi, il libro doveva finire! No, in un certo senso è giusto che finisca così. Purtroppo.
   Per di più, oltre a tenere il mio naso incollato alle pagine, questo libro mi ha fatta soffrire di tachicardia: ogni volta che succedeva qualcosa di emozionante il cuore mi batteva più forte.

Poche note intelligenti
   Ci sono persino delle osservazioni critiche davvero oggettive da fare su questo romanzo, nonostante la mia recensione fatta con il cuore in mano.
   Prima di tutto, apprezzo veramente moltissimo il lavoro di ricerca che Stephen King ha fatto per scrivere questo romanzo. Perché l’ha fatto(a differenza di molti autori), e si vede. Insomma, viene fuori come si viveva davvero nei primi anni ’60 in America, senza nessun “sparo a caso perché tanto sarà stato così”. Anche questo ha contribuito a rendere il libro più affascinante.
   Altra cosa che ho apprezzato: anche se non hai la più pallida idea di cosa sia successo a Dallas nel '63, non importa, perché tutto ciò che devi sapere lo spiega nel libro, senza risultare, per altro, noioso o prolisso. Insomma, non è come leggere il manuale di storia.


   Chissà se un giorno, fra cinquant'anni, qualcuno scriverà un libro nel quale qualcuno torna indietro nel tempo per uccidere Barack Obama e vedere che cosa cambierà nel futuro?

domenica 3 giugno 2012

The Album - Spoiler 6

   Capitolo sei: We are golden, o Una litigata
   Lyrics usate: I live for glitter, not you. / Left here on my own I'm gonna hurt myself. Maybe losing my mind, I'm still wondering why had to let the world let it bleed me dry.
   Spoiler:
   «Okay, non sto dicendo che è tutta colpa tua. Ma parlare in quel modo a qualcuno che non vuole parlare dei suoi problemi con gli altri non è proprio la tattica giusta. Non dovevi prenderla di petto forse, dovevi essere un po’ più diplomatico. E poi scusa non eri lì per dirle che ti piace?»
   «Ho... perso la voglia a metà strada. Dirglielo lì non era bello, così ho ripiegato sul secondo argomento di conversazione.»
   «Oh», Yasmine beve il suo frappuccino. «Dovresti dirglielo però.»
   «E come? Scommetto che non mi vuole neanche più sentir nominare.»
   «Davvero, Michael, ti scoraggi così in fretta? Non sei così mollacchione di solito.»
   Ha ragione.
   Quando Yasmine se ne va rimango in cucina, a pensare furiosamente. Lasciato qui per conto mio mi faccio solo del male a pensare certe cose, di me e di Andrea, e penso anche che forse impazzirò. Ancora mi chiedo come cavolo ho fatto a lasciare che tutta questa situazione mi dissanguasse così.

   Questa foto è chiaramente un'imprecazione da parte di Mika al mondo, perché quel che succederà nel prossimo capitolo è veramente, veramente diastroso! Mika, che parla francese in tutti i sensi, scongiura la mala sorte (o almeno, ci prova, nella mia fanfiction non ce la fa! xD) dicendo: shit!
   Il titolo del capitolo parla chiaro u_u