mercoledì 28 dicembre 2011

Grandi imprese natalizie

   So che è passato Natale già da un po' (le giornate di festa sembrano stranamente più lunghe, almeno a me). Comunque quest'anno per qualche strano motivo ho guardato diversi film di Natale.
   Di solito i film di Natale li detesto, ma vederne tanti quest'anno mi ha permesso di fare una top five.
   Se volete rinconglionirvi di feste e cioccolatini, e magari farvi venire così un po' di spirito natalizio, per il prossimo anno potete prendere spunto dalla mia personale top five di film di Natale:


V posto
Babbo Bastardo


   Dal titolo, lo so, non sembra che abbia colto lo spirito del Natale, ma alla fine fidatevi che è così. Anche un brutto ceffo come Billy Bob Thornton in quella foto può avere un animo nobile.


IV posto
Miracolo nella 34° strada


   Ma quello in bianco e nero del '47, non la versione degli anni '90, che era brutta e cattiva!


III posto
Canto di Natale


   Qualsiasi versione va bene, pure quella di topolino (che personalmente da piccola adoravo!). Mi è sempre piaciuta la storia dei tre spiriti del Natale e del signor Scrooge che se va a spasso nel tempo.


II posto
The nightmare before Christmas


   In assoluto uno dei miei preferiti! So ancora le canzoni a memoria, anche se non so quanto sia normale, quindi dimenticate ciò che vi ho detto.


I posto
Una promessa è una promessa


   Il I e il II posto sono stati parecchio dibattuti, ma alla fine ho scelto questo film come primo perché adoro vedere Arnold che una volta tanto non fa film d'azione.
   Questo film secondo me è perfetto, anche se alla fine c'è il messaggio buonista del bambino che al posto di prendersi il suo giocattolo lo regala a qualcun'altro. Io sono cinica per queste cose. Sì, insomma, io il gioco me lo sarei preso! (Ciò dimostra che nonostante le vagonate di film lo spirito del Natale non ha fatto breccia nel mio cuore.)
   Comunque credo di essere abbastanza affezionata a questo film, anche perché è entrato a far parte della tradizione di famiglia, ormai. Mio padre si sente sempre molto eroico quando lo guarda, ancora oggi ad anni di distanza. Credo che immagini di essere come Arnold, e di compiere grandi imprese natalizie per tutta la famiglia!

martedì 20 dicembre 2011

L'oscurità porta profitto

   Torno alla carica con la mia ossessiva voglia di rileggere tutti gli Harry Potter, cosa veramente molto facile dato il fatto che ne so buona parte a memoria. Tuttavia rimane sempre qualcosa da scoprire!
   Quando ho letto per la prima volta “Harry Potter e la Camera dei Segreti” non mi era piaciuto moltissimo, e per diversi anni non ha mai retto il confronto con altri libri della saga. Adesso che l’ho riletto devo dire invece che l’ho trovato piacevole, più di quanto ricordassi.
   Hogwarts si tinge di atmosfere cupe, di misteri che vanno al di là del tempo e sono sempre più intriganti e oscuri, ad un tratto del tutto illogici, tanto che smettere di leggere diventa complicato perché si vuole conoscere la risposta a questa domanda:«Ma cosa cavolo sta succedendo?!».
   Credo non ci sia bisogno di ricordare la trama, ma è chiaro che in questo libro la Rowling ha superato il primo Harry Potter per quanto riguarda lo sviluppo della storia. Quel non so che di meccanico che ho trovato nel primo volume è qui svanito, e tutti i piccoli e grandi elementi della trama che, in seguito, acquisteranno una spiegazione, si amalgamano in maniera omogena. Ogni singola parola cela dietro di sé un segreto, e con l’andare avanti delle scoperte di Harry & Co. alcune cose acquistano senso, ma anche misteri più grandi si pongono di fronte ai ragazzi, misteri che saranno svelati solo alla fine.
   In particolare mi è piaciuta molto questa versione del castello di Hogwarts: l’inespugnabile fortezza attaccata dall’interno, da un mostro sconosciuto e da qualcuno che semina il terrore nascosto in un angolo. Quasi un racconto dell’orrore, perché se ci pensiamo (anche se ogni cosa pare stranamente tranquilla nelle parole della Rowling) abbiamo gli elementi per spaventarci a morte: un mostro vaga in un castello, indisturbato, e tutti coloro che lo vedono vengono pietrificati; da qualche parte c’è una stanza segreta che è stata riaperta per sguinzagliare questo pericoloso essere, ma non è storia recente: qualcuno lo aveva già fatto cinquant'anni fa. Soprattutto questa storia del "cinquant'anni fa" mi fa impazzire!
   Insomma, il mistero regna sovrano, e questa volta ci allontaniamo un po’ dai misterucoli per poppanti del primo libro.

   Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è che, fino alla fine, Voldemort non fa la minima apparizione, forse neanche viene citato più di tanto. Non è lui il nemico principale, per una volta, ed essendo questo solo il secondo libro è quasi come se ce lo fossimo già lasciato alle spalle, come se fosse una questione risolta. Invece proprio alla fine, track!, il lodevolissimo (e poi inquietantissimo) Tom Orvoloson Riddle in realtà è Lord Voldemort. La prima volta che lo lessi rimasi a bocca aperta, sul serio. Forse sono una facile da trarre in inganno, e quindi facile da stupire, ma davvero sembravo un pesce lesso, ero gasata da Dio…
   Torna il mito dell’antagonista affascinante, perché anche se Voldemort è un brutto cattivone senza naso né capelli, da ragazzo era alquanto avvenente, a quanto ho potuto capire. È l’unica volta in cui credo che sia giustificata una cosa del genere. Insomma, di solito non mi piacciono i personaggi cattivi che sono fighi perché… perché? Perché va di moda il ragazzo bello e dannato? Insomma, certe volte un cattivo può anche non essere un figo da paura, tanto il 90% delle volte muore! Tuttavia il fatto che Tom Riddle sia stato un bel giovane mi piace come idea, perché prima di diventare il bruttone che conosciamo (ripeto: quell’uomo non ha il naso! La cosa mi ha sempre sconvolta) doveva usare un altro modo per ottenere i favori delle persone, e l’aspetto fisico è la maniera più veloce e quella che inganna meglio.
   Mi vorrei soffermare in particolare su un personaggio però: Gilderoy Allock. Lo so, lo so, è uno dei personaggi più inutili della saga, forse anche più inutile di Madama Pince la bibliotecaria, ma rimane comunque il mio preferito in questo libro.
   Mi rendo conto che, se fosse una persona vera, probabilmente vorrei prenderlo a calci in faccia ogni volta che apre quella sua bocca dai denti ‘lavati con perlana’, ma non potete dirmi che non fa morire dalle risate! Sono morta dal ridere! Ogni volta che compare dice di quelle cose assurde, e la Rowling lo inserisce più che come elemento di disturbo, come elemento comico, il che è un bene data l’atmosfera del libro.
   Sdrammatizzare un po’ fa sempre bene, per non eccedere nel tragico strappalacrime.
   In definitiva, ho riconsiderato questo secondo volume di Harry Potter, dov’è chiaro lo sviluppo della Rowling come autrice, che questa volta ci ha dato un romanzo molto migliore di quello precedente.


P.S. con due giorni di ritardo.
Sottolineo un'annosa questione che vede coinvolta la traduzione italiana di Harry Potter, che ha fatto un casino riguardo a qualcosa di molto, molto importante.
Il libro, man mano che si va avanti, tratta tematiche importanti, e una di queste compare nel secondo libro: il razzismo. Qualcuno mi prenderà per folle, a considerare razzismo quel che c'è in questo libro, ma io credo che sia proprio così. In fondo la questione è semplice: i bianchi si sentono superiori ai neri (perché mai poi?! Preferisco non addentrarmi in questa tematica senza senso) e i maghi Purosangue si sentono superiori ai nati babbani. E' la stessa cosa.
Ma torniamo alla questione annosa. Nell'edizione italiana per parlare dei maghi con un genitore babbano e uno mago viene usato giustamente il termine Mezzosangue. Il problema è che si usa anche per i nati babbani, che di mezzo non hanno proprio nulla, sono nati come babbani a tutti gli effetti! Bene, nessuno di voi ha mai pensato che questa cosa sia un po' confusionaria? Io sì, molte volte. Fino a quando non mi è capitato di leggiucchiare alcune parti della saga in inglese (più per divertimento che altro), e allora sono stata illuminata.
La Rowling ha coniato ben tre termini che riguardano la purezza di sangue:
Pureblood - per i maghi purosangue;
Halfblood - che si usa invece per coloro che hanno un genitore mago e uno babbano;
Mudblood - ad indicare i nati babbani.
Ora, quest'ultimo è decisamente un insulto, perché si può più o meno tradurre come sangue sporco o qualcosa di simile. Mezzosangue invece, se non ho capito male, diciamo che è solo un po' indelicato da dire, ma non è che sia terribile come cosa.
Insomma... ma che cazzo ci stanno a fare i traduttori?!

sabato 17 dicembre 2011

Sullo sfondo di un racconto opaco

   Buonsalve (oggi mi sento particolarmente in vena di dirlo).
   Su richiesta di una delle autrici che hanno collaborato con EFP per il progetto di “Niente è come prima”, ho scritto una recensione ad un racconto in particolare. Attenzione, non perché lo preferisca o altro, solo perché mi è stato chiesto, e a me piace scrivere recensioni quindi ho colto l’occasione.
   Quindi adesso prendo in esame “In the background”, di Francesca Ferrara.
   Avendolo già letto una volta sapevo cosa aspettarmi, ma ho deciso di farne una seconda rilettura perché non lo ricordavo così bene. In realtà speravo che questa fosse una lettura chiarificatrice, ma purtroppo non lo è stata del tutto. Ma partiamo dall’inizio.
   La protagonista, Anna Guicciardi, mi è parsa una ragazza confusa, insicura e dalla personalità veramente detestabile. Il suo incontro con André la cambia nel profondo, e finisce per apprezzare le arti e lo studio, cose che prima detestava. Bene, questo cambiamento mi piace, ma credo che avrebbe sortito un miglior effetto se l’autrice avesse scavato un po’ più a fondo nei sentimenti di Anna. Infatti lungo la narrazione non ci sono attimi di introspezione, ma riusciamo a conoscere il personaggio di Anna dai suoi gesti e dalle sue parole. Tuttavia un cambiamento del genere è interno, non si riflette sul nostro modo di parlare, ma di pensare, e sapere che cosa pensava Anna in quel momento in cui tutte le basi della sua vita stavano venendo messe in dubbio, sarebbe stato molto più emozionante a detta mia.
   L’idea di un fantasma che viene da chissà dove e che vuole ritrovare la sua identità è molto carina, insolita ma proprio per questo originale. Devo ammettere che il mio personaggio preferito è proprio André! Mi piace il modo in cui parla, e lo immagino come un gentiluomo d’altri tempi gentile e malinconico.
   Un’altra cosa che mi è piaciuta sono i discorsi riguardo alla cultura e alla letteratura che fanno Anna e André, un po’ il fulcro del cambiamento della ragazza. Tuttavia devo ammettere che Anna sembra proprio una ragazzina difficile con cui entrare in contatto, a tratti è molto sgarbata, e mi domando perché mai André non dovrebbe andarsene a cercare qualcun altro che l’aiuti, così tutti quanti sarebbero più contenti! Insomma, perché obbligare la tua presenza a qualcuno che non ti vuole?
   La fine della storia mi ha molto stupita, perché pensavo che l’unica cosa che per André fosse finita; insomma, era tornato ovunque dovesse andare, aveva scoperto chi era. Invece no! Anna scopre all’improvviso che si era illuso di essere un altro, ma ad essere sincera non ho capito il ragionamento dell’”altra faccia della medaglia” cui l’autrice allude nelle ultime righe. E, cosa più importante, perché André torna indietro?! Quest’ultima parte mi è parsa molto caotica, non sono riuscita a capire il punto più importante della storia, quello in cui, praticamente, si spiega tutto.
   Sicuramente apprezzabili i cenni storici e la ricerca che l’autrice ha fatto, citando un quadro, un pittore e informandosi sulla sua biografia. (A questo proposito sono curiosa di sapere qual è il quadro di cui si parla nella storia, dato che ho cercato Gustave LaMerle e non ho trovato praticamente nulla.)
   A parte questo la narrazione è molto veloce, quasi affrettata come se stesse facendo una corsa per giungere ad una parte che l’autrice non vedeva l’ora di scrivere. I dialoghi mi piacciono perché sono credibili, ma non posso in tutta onestà dire di aver apprezzato la storia nella sua interezza, perché, a quanto sono riuscita a capire dagli ultimi disordinati paragrafi… no, d’accordo, non riesco neanche a trovare il punto della situazione, e sinceramente mi dispiace perché l’idea di base era molto buona, ma la storia si è giocata il finale.