lunedì 24 febbraio 2014

La meccanica del cuore - Mathias Malzieu

   Da molto volevo leggere questo libro. Trama da sogno – o da fattanza, dipende dai punti di vista – atmosfere di fine ottocento, personaggi fuori dal comune! Non potevano scrivere una quarta di copertina migliore, per indurmi a comprarlo.
   L’unico rammarico, prima di iniziare, era che il libro è particolarmente sottile. “Lo finirò in due o massimo tre giorni, se mi va bene!”, mi dicevo. Ahimè, ce ne sono voluti molti di più, perché questo non è affatto il libro da sogno che mi aspettavo.
   In effetti, è più da fattanza.
 

   Dovrei cominciare a diffidare dei romanzi che usano la prima persona. L’unico motivo per cui non lo faccio è che in questo modo scarterei una buona metà della letteratura moderna e contemporanea. Ma ditemi voi se non diventa un desiderio legittimo dopo aver conosciuto il protagonista di “La meccanica del cuore”.
   Si chiama Jack, è nato nel giorno più freddo del mondo e il suo cuore è gelato. Per farlo rimanere in vita Madeleine, la strega del paese,  le impianta un orologio a cucù nel cuore, di modo che gli ingranaggi aiutino il suo cuore a battere. Sin da bambino quel tic tac che risuona nel suo petto lo perseguita, impedendo alla gente di vederlo come una persona normale. Non viene adottato a causa di quel rumore insolito che gli esce dal petto, a scuola viene preso in giro e la sua mamma di fortuna, Madeleine, gli dice che il suo destino è quello di non potersi innamorare mai, altrimenti la meccanica del suo cuore ne risentirà talmente tanto da non permettere più alle lancette di aiutarlo a battere.
   Tutto questo ci viene raccontato da Jack stesso, in una narrazione piuttosto fluida all’inizio ma che, ad un certo punto, diventa decisamente troppo. Aveva ragione Madeleine, in effetti: Jack non avrebbe mai dovuto innamorarsi.
 
Mathias Malzieu
   Dopo l’incontro, a dieci anni, con la piccola cantante miope da lui soprannominata Miss Acacia, Jack si innamora perdutamente di lei. La narrazione ancora non ne risente ma quando, cinque anni dopo, Jack intraprende un viaggio dall’altra parte del mondo per ritrovarla e lui e Miss Acacia si fidanzano, le parole di Jack diventano una sequela di “Oh, amoruccio mio, quanto sei coccolosa, picci pucci, patatina mia!”, solo che in versione più elaborata. Direi persino esagerata e pacchiana. In una parola: barocca.
   Non fraintendetemi, non dico che la narrazione può essere solo secca, pungente e affilata, che deve andare dritta al bersaglio, ma se uno scrittore sceglie di usare la prima persona deve rinunciare a certi fronzoli. La prima persona, per me, significa che il personaggio potrebbe raccontare la storia a voce. E quindi il suo linguaggio deve essere veritiero. Le persone non parlano in maniera teatrale, nella vita di tutti i giorni, nemmeno quando stanno raccontando qualcosa che è loro capitato, quindi a mio dire – e per piacermi – un libro in prima persona deve adattare il linguaggio e lo stile al linguaggio e allo stile della parlata del protagonista, capendo dove si può e si deve edulcorare e limare il gergo.
   …cosa che ovviamente Malzieu non ha fatto.
   Inoltre ci terrei a precisare che il linguaggio di Jack non è affatto quello che ci si aspetta da un giovanotto nato e vissuto nell’Europa di fine ottocento. Troppo contemporaneo, per l’epoca.
 
   Alla fine della storia, quando ormai il nostro protagonista è costretto a ritornare a casa, veniamo a conoscenza di una triste verità. La verità è che lui non aveva affatto bisogno di un orologio nel cuore, per vivere. Almeno non dopo due o tre mesi dopo la sua nascita. Madeleine lo aveva lasciato lì per fare sì che nessuno lo adottasse, perché si era affezionata a lui.
   Tutta la vita di Jack ruotava attorno a questo orologio, che lui odiava perché lo rendeva diverso, ma che rendeva una storia d’amore eccentrica più accettabile, in quanto, se scegliamo di leggere un libro con questa trama, sappiamo che non ci stiamo addentrando proprio in una storia reale. Vogliamo leggere qualcosa di un po’ fuori dalle righe, qualcosa di assurdo, che ci faccia per un attimo sognare. Un orologio nel cuore che non ti permette di innamorarti senza ucciderti è un drammatico, romantico fino alla nausea e fantastico modo di sognare.
   Alla fine scopriamo invece che si trattava di un sogno in un sogno. La vita dei personaggi, che poteva sollevarsi verso qualcosa di tenero, irreale ma bello, è tutta una finzione. Nessuna fantasia cui aggrapparsi, solo le ultime pagine, intrise di una verità amara, che rendono tutto il libro ancor più crudele di quanto già non sia.
 
   Ora, facendo qualche piccola ricerca, si scopre che Mathias Malzieu è un musicista, noto in Francia con il suo gruppo, i Dyonisos. E, chiamatemi pure acida, ma questa è una prova del fatto che, almeno in qualcosa, Italia e Francia si assomigliano: “Sii famoso – almeno un pochino – e ti faremo pubblicare un libro senza nemmeno leggerlo prima!”
   Purtroppo sappiamo già che in Italia è così (basta entrare in una qualsiasi libreria per capirlo), ma a quanto pare anche nelle terra degli Impressionisti è così.
   Malzieu ha pubblicato anche un altro libro che ho visto spesso delle librerie, si intitola “L’uomo delle nuvole”, ma non credo che lo comprerò.
 
Ecco un nuovo quando evidente esempio di quel che dicevo prima.
   P.S. Proverò a vedere però se ha più talento nella musica! I Dyonisos, dalle descrizioni che ho trovato in rete, sembrano proprio il genere di musicisti che piace a me!

giovedì 2 gennaio 2014

Hunger Games La ragazza di fuoco - Suzanne Collins

   Sarà la ferma decisione di tornare a scrivere, o le vacanze natalizie che mi permettono più tempo libero, ma leggo come un treno e non voglio fermarmi. Questo implica che abbiamo, a distanza di non molto, un’altra recensione.
   Come potete ricordare avevo recensito il primo Hunger Games con entusiasmo, e ora a distanza di quasi un anno mi ritrovo a leggere il secondo. Forse a causa della leggera immaturità che ho riscontrato nel primo libro, non sono impazzita per comprare il secondo appena dopo averlo finito, e probabilmente è per questo che ho aspettato così tanto tempo per leggerlo. In effetti “Hunger games – La ragazza di fuoco” è il regalo di un’amica per Natale, per cui non è vero neanche che l’ho comprato. Comunque sia ho apprezzato moltissimo il regalo e ho letto con avidità.


   La prima cosa da dire di questa seconda prova di Suzanne Collins è che il libro è sicuramente più maturo del primo, sia a livello di personaggi che di trama. Sia perché Katniss è meno petulante e più simpatica, sia perché l’argomentazione è più ampia. Non si tratta più di salvare sé stessi e i propri cari, si tratta di salvare un popolo. In particolare la popolazione di Panem.
   Sono contenta perché, finalmente, ho trovato una protagonista che mi piace. Ammetto di nuovo che, se dovessi mai incontrare Katniss, le tirerei un ceffone dopo dieci minuti per la sua incredibile cocciutaggine e stupidità (insomma, si può che passa un intero libro a vedere che tutti le danno una mano e a non rendersi conto di nulla?!), ma lo farei con rispetto. Il personaggio di Katniss è molto migliorato dal libro precedente, intanto adesso non fa più la finta tonta riguardo ai sentimenti di Peeta e Gale, e non sfoggia la sua superiorità intellettuale di fronte agli abitanti di Capitol City. Inoltre Katniss ha incarnato una delle mie più profonde fantasie letterarie: un protagonista che non vuole essere protagonista. Almeno all’inizio. Katniss è la pedina fondamentale della rivoluzione dei distretti di Panem, ma non vuole esserlo. Per buona parte del libro desidera scappare e voltare le spalle a tutti, salvando quelli che ama e mandando a quel paese gli altri. Questa diatriba, in realtà, continua a roderla per tutto il libro e solo nelle ultime pagine si rende conto di essere lei quella che deve portare avanti la rivoluzione, altrimenti non lo farà nessuno. Per il resto del tempo, all’inespressa domanda: «Katniss, invece di vivere la tua vita da vincitrice, ti andrebbe di metterti in pericolo per migliaia di sconosciuti, mettendo così a rischio te stessa e chi ami?», lei risponde:
 
   Insomma, dove altro la trovate una protagonista come lei? Katniss prima di rassegnarsi ad essere Ghiandaia Imitatrice della rivoluzione è egoista, impulsiva, pensa solo a salvare Peeta e per lei gli altri possono anche crepare. Insomma è una persona reale, che non ha sempre intenti nobili e prende decisioni sagge e coraggiose.
   Continuando a parlare di personaggi, ecco, non si può avere tutto dalla vita. Perché Peeta, che nello scorso libro mi era piaciuto tanto, adesso comincia a stancare. Il bravo ragazzo che non farebbe male ad una mosca nella situazione del precedente libro era molto interessante. Ci si domanda come si comporterà una persona con il suo carattere negli Hunger Games. Ma ora che non si tratta più solo di “giochi” ma di vera rivoluzione, Peeta dovrebbe tirare fuori quel suo innato charme di cui tanto si vocifera e usarlo contro il presidente Snow. Invece lui riesce a ferirsi innumerevoli volte, dimostrare quanto è sensibile, quanto è innamorato di Katniss, e alla fine riesce anche a farsi catturare. Peeta, a mio parere, sarebbe un personaggio interessantissimo se gli permettessero di giocare d’astuzia. Come carne da macello nell’arena è sprecato! Lui dovrebbe essere colui che guida la rivoluzione dall’interno, con le sue parole infiammanti e la sua astuzia. Nell’arena, fa solo la figura del babbeo.
 
   A questo proposito arriviamo ad un altro punto che mi sta molto a cuore.
  La politica è la chiave di questo secondo libro. Ricorda moltissimo “1984” di George Orwell (probabile che vi sia almeno un po’ ispirato). La società è controllata, più che dalla forza, dalla psicologia, e quando Katniss entra in questo meccanismo le viene chiesto di fingere per la popolazione, per tenerla sotto controllo. Ho trovato molto interessante questo fatto, che nel libro precedente era stato appena accennato, e infatti la parte del libro che ho preferito è quella in cui sono fuori dall’arena.
   Solo una cosa ho trovato inconcepibile ma, purtroppo, è uno dei perni del libro. Un uomo che manipola la popolazione con leva psicologica – terrore e speranza – come il presidente Snow, non potrebbe mai indire degli Hunger Games come questi. Il compito di Snow è quello di tenere i Distretti in ordine e allietare Capitol City con i giochi. Usando vecchi tributi Snow crea agitazione fra i Distretti perché annuncia apertamente di essere a conoscenza dell’imminente idea di ribellione e avere tutta l’intenzione di combatterla, annunciando che "anche i più forti non possono competere con Capitol City". Inoltre manda a morte i precedenti vincitori, amati da tutta Capitol City, e così nemmeno alla capitale piacciono i settantacinquesimi Hunger Games. Sono dei giochi controproducenti, tanto che un uomo intelligente come Snow non li avrebbe mai organizzati. Il punto di quei giochi era uccidere Katniss, questo è logico, ma ci sono moltissimi modi per ucciderla o renderla inoffensiva. Snow, che tanto ama la psicologia, non userebbe la violenza.
   Il libro poteva essere molto più interessante se Katniss avesse guidato consapevolmente la rivoluzione da fuori l’arena.
 
Jennifer Lawrence, com'è comprensibile interpreta Katniss nel film.
 
   La storia comunque è bella anche così, e queste sono preferenze personali. Ci tengo poi a precisare che ho apprezzato moltissimo tutti i nuovi personaggi, e l’idea dell’arena/orologio era fantastica! Anche il finale mi è piaciuto molto, e adesso sono curiosa di sapere come andrà a finire.
 
   Ho visto anche il film, di “Hunger Games – La ragazza di fuoco”. Consiglio a tutti anche il film, se non altro perché ci sono un sacco di attori meritevoli, fra cui Jennifer Lawrence e Woody Harrelson (che sta meglio con i capelli lunghi che non dal vero), ma anche Philip Seymour Hoffman e Stanley Tucci. Soprattutto la Lawrence, è un’attrice fantastica e piena di talento. Devo ammettere che sono curiosa di vederla in altri film, e spero che ne faccia a valanghe. Penso che sia una donna di cui potrei anche innamorarmi!
   Comunque sia, non chiedetemi se è meglio film o il libro perché non vi so rispondere. Entrambi sono molto belli ma forse, per quel che sono, è riuscito meglio il film.

lunedì 16 dicembre 2013

Cinquanta sfumature di Grigio - E.L. James

   So bene che non aggiorno il blog da mesi – forse da circa un anno – ma non mi sono dimenticata di lui. Ho solo deciso che scrivere fanfiction non fa più per me. Notare bene che ho detto “scrivere fanfiction”, questo significa che qualcos’altro lo sto scrivendo, lentamente e con parecchie difficoltà, ma proseguo.
   Il periodo non è dei migliori, per la mia ispirazione. Sono cambiate moltissime cose nell’ultimo anno e mezzo e, onestamente, anche se il tempo per scrivere lo avrei (non tanto come quello che avevo in precedenza, ma ce l’ho) non ne ho molta voglia. Recentemente, però, mi manca scrivere. Mi manca la sensazione che provavo quando scrivevo, sensazione che non riuscirei nemmeno a riportare alla memoria con precisione – il che è triste. Indi per cui ho deciso di “aiutarmi” in qualche modo. Ho ricominciato a cercare storie da leggere su EFP, nella sezione delle fanficion ma anche degli Originali. Leggo sempre libri (credo che si possa addirittura considerare una dipendenza, la mia: se non ho niente da leggere mi sento persa), ma per qualche motivo leggere le fanfiction mi fa proprio venire voglia di scrivere. Inoltre può darsi che scrivere una recensione mi aiuterà a trovare l’ispirazione che, no, non è andata in vacanza, nemmeno in aspettiva, sembra proprio aver dato le dimissioni.
   Mio profondo desiderio è quello di riassumerla a tempo indeterminato (come vorrei essere assunta io), e farle avere una lunga carriera (come quella che vorrei avere io). Magari non ai vertici dell’azienda, e magari senza produrre risultati eclatanti, ma ci tengo ad averla fra il mio personale.
   Scrivere dava un senso alle mie giornate, una volta. Adesso ci sono molte più cose che danno un senso alle mie giornate, ma voglio trovare un equilibrio fra queste, e ridare alla scrittura la parte che si merita. Quando scrivevo mi sentivo felice, quando finivo di scrivere, soddisfatta. Che fossero storie mie o fanfiction, non importava. Dietro ogni storia ci sono state emozione e dedizione, e non è mai stato così per nessun’altra attività. È qualcosa di mio, che mi fa sentire orgogliosa e speciale. Non vi rinuncerò.
 
   Per ricominciare è meglio qualcosa di leggero, e che c’è di meglio della recensione di un best seller?
   Vi avverto che da questo punto in poi la recensione ha un Explicit Content.
 
   A parte la parentesi di cui sopra, sono qui per recensire “Cinquanta sfumature di grigio”. Una mia amica lo ha letto e ha detto che era fantastico. Non mi fidavo del suo commento solo perché ne avevo già sentito parlare sino allo sfinimento, ma dato che lei ne era così affascinata ho pensato che farmelo prestare non poteva essere un errore così grosso, o no?
   Mi sbagliavo.
   Come tutte le volte in cui penso che, se un libro ha venduto così tanto, allora qualcosina di buono deve pur averlo.
   Mi sbagliavo.
   Come quando credo che i film tratti dai miei libri preferiti saranno all’altezza.
   Mi sbagliavo.
   Come quando apro una fanfiction su Twilight e mi sembra che abbia una trama interessante.
   Mi sbagliavo.
   Di grosso.
   E come la maggior parte delle fanfiction su Twilight, anche “Cinquanta sfumature di grigio” è pessima.
 
   Ora, probabilmente è già notizia risaputa ma il libro in questione era una fanfiction su Twilight. Non l’ho detto alla mia amica perché lei odia Twilight e potrebbe rimanere profondamente turbata da questo fatto, e io non lo voglio. Essendo stata io una famelica consumatrice e scrittrice di fanfiction (lo ammetto, anche su Twilight, ma che volete farci? L’età!) riconosco alla perfezione i sintomi fanfictiosi di questa storia.
   Un giudizio personale e soggettivo: chi scrive una fanfiction e la trasforma in una storia vera cambiando i nomi dei personaggi non ha la mia stima. Io, come aspirante scrittrice, desidero tanto tanto tanto scrivere una storia e pubblicarla, ma voglio che sia mia, personale, non che sia un ramake di qualcosa già esistente, rimaneggiato perché sembri originale! Lo trovo, francamente, un po’ patetico. Non credo che E.L. James sia una persona con una vera passione per la scrittura. Trovo che abbia una grande passione per Twilight.
   Ma cominciamo ad esaminare questa brutta malattia, la fanficcite (che contagia le storie scritte senza reale interesse per la scrittura e si sta allargando anche ai libri veri).
   Il primo sintomo è che succede tutto molto velocemente. L’autrice ha speso decine e decine di pagine a descrivere come Christian Gray la lecca ad Anastasia Steele, ma evidentemente non poteva spenderne altrettante per raccontare come loro si conoscono. Tanto per dirne una, questi due vanno a letto insieme dopo essersi visti per un totale di cinque ore circa. Capisco che qualcuno potrebbe dubitare della moralità dei giovani d’oggi, ma nemmeno la più tamarra di Jersey Shore darebbe la sua verginità a uno che conosce da quattro ore! (Soprattutto perché le protagoniste di Jersey Shore non sono vergini.) Insomma, diciamocelo, quando mai una tizia che non ha mai avuto un fidanzato accetta di fare sesso con uno sconosciuto che pratica sadomasochismo? Se capitasse nella realtà la ragazza fuggirebbe via sconvolta!
   Una cosa che ho odiato, nella narrazione: Anastasia Steele non fa che ripetere “Oddio”. Ma quante volte può pensare “Oddio”, una persona?!
   Parlando sempre della narrazione, che è in prima persona (perché la narrazione di Twilight è in prima persona, non che sia una scelta stilistica così ragionata), ho trovato che fosse frammentaria e, nelle parti che dovrebbero essere scritte meglio, ossia quelle di sesso, precisa fino al comico. Inoltre, sempre riguardo ad erezioni ed atti sessuali, le descrizioni sono assurde! Francamente, mi veniva da ridere.
   A voi vari esempi:
   I miei seni si gonfiano, e i capezzoli si induriscono sotto il suo sguardo insistente. Si gonfiano? Cosa sono, palloncini? Inoltre, qui scopriamo che Christian Gray ha il superpotere di far indurire i capezzoli con lo sguardo.
   Dopo una notte di sesso selvaggio i due decidono di fare il bagno insieme e prima che entrino nella vasca succede questo: Afferra un lembo della camicia, me la solleva sopra la testa e la getta sul pavimento. Fa un passo indietro per contemplarmi. “Oddio, sono nuda.” Cioè, l’uomo con cui ai fatto sesso appena sei ore prima ti vede nuda e tu ti vergogni?
   “È così grosso e continua a crescere. […] Quel coso era dentro di me!” Non sembra possibile. Vuole che lo tocchi. Ma voi ditemi, è questo è quello che migliaia di donne al mondo trovano pazzamente erotico e sensuale? Una ragazza che pensa:
   Lui geme ancora. “Ah!” La mia dea interiore è euforica. Ci sto riuscendo. Riesco a scoparlo con la bocca!
   Un'altra cosa. Sparsi lungo la narrazione ci sono parole e frasi inequivocabili, ad esempio “fottere”, “voglio scoparti in bocca” e altre varie ed eventuali, ma Anastasia ogni volta che deve parlare delle sue parti intime dice semplicemente “lì”. Be’, intanto “lì” è un insieme di cose, non lesinare sulla precisione proprio quando ce n’è bisogno. Inoltre, prima dice di tutto e poi è troppo pudica per dire “vagina”?
   Be’, se questo fantomatico super-sesso doveva essere il fulcro della narrazione, mi spiace ma ha fallito miseramente.
Ora che la vedo, mi sembra proprio una tipa che si metterebbe a scrivere fanfiction porcellose su Bella e Edward.
 
   Passiamo ai personaggi. Be’, potrei prendere una qualsiasi recensione su Twilight e trascrivere quello che hanno detto riguardo a Bella ed Edward. Perché, insomma, sono letteralmente loro con nomi diversi. Ma non sono così pigra.
   Bella- pardon!, Anastasia non ha particolari interessi… Non so che altro dire sul suo personaggio, il che è molto deprimente. Non ha nessun lato interessante, nessuna peculiarità. Tranne forse quella di essere una rompipalle bella e buona. Ad un certo punto della narrazione continua a sfinire Christian chiedendogli di continuo di una delle sue ex fidanzate, e pensa che questa sia una pedofila perché lo ha sedotto quando aveva quindici anni. Capisco che la differenza di età sia molta, e francamente la cosa turberebbe anche me, ma il fatto è che Christian continua ad assicurarle che lui era consenziente e felice quando stavano insieme. Ovviamente Anastasia è come se non lo sentisse, e continua a torturarlo, chiedendogli anche di poterlo toccare, cosa che lui non vuole e che evidentemente lo turba. Ma se questo povero cristiano con palesi disturbi non vuole essere toccato lascialo stare, no?!
   Christian Gray è appena più complesso, ma solo perché gli si appioppa questa turba mentale che lo porta al sadomasochismo, e che gli dona affascinanti comportamenti da stronzo ossessivo. Comunque, come mai una persona, per essere masochista, deve aver avuto turbe mentali in giovane età? Mi sento offesa per chi fa pratiche sadomaso! Questo libro, in pratica, dice che certe preferenze sessuali sono la naturale conseguenza di molestie. Il che è assurdo. Inoltre in questo modo il personaggio diventa veramente scontato e banale, buono solo per gli Harmony.
   Vorrei inoltre sottolineare che il rapporto fra i due non è per nulla sano. Non per motivi di scelte sessuali, ma perché diventano la classica coppia in cui lui è gelosissimo e lei un tappetino. Christian, praticamente, se Anastasia non gli che ha scorreggiato alle 9.40 a.m. si arrabbia, perché «non sei stata sincera, Ana». Inoltre lui rintraccia le sue chiamate telefoniche (il che è illegale e porterebbe alla denuncia ma, ehi!, siamo in una fanfiction, che ci importa della veridicità?!) e la segue ovunque vada.
 
   All’inizio, questo libro era spassoso – anche se involontariamente. Poi, è diventato odioso. Christian Gray è odioso! Come si fa ad apprezzare un uomo che tratta una donna come qualcosa a metà fra una bambina e una casalinga degli anni cinquanta? Se c’è una cosa che non sopporto è un uomo che nella coppia pretende di controllare la donna (e anche il contrario, il che a volte accade). Per favore, non tiriamo fuori la storia del Dominatore e della Sottomessa, perché avere il controllo di una persona per farle provare piacere è una cosa, voler sapere cosa fa in ogni momento della giornata e pretendere di decidere che auto guiderà, che pc userà e che vestiti indosserà è stalking. Inoltre Christian si arrabbia quando Anastasia beve con i suoi amici per festeggiare la laurea (che maledetta ribelle, come potuto voler festeggiare un traguardo così importante bevendo alcol?!) lui la sgrida dicendo: «Ti sei messa in pericolo!» Onestamente… ti prego!
   Non posso credere che questo libro sia diventato così famoso, sul serio. Penso che il modello di uomo e di coppia che propone non andrebbe giù alla metà delle sue fans, se si trovassero costrette a viverlo.
   La prossima volta che sento la mia amica dire «Christian Gray, l’uomo perfetto», le faccio un pippone tale che non me lo nominerà mai più!

giovedì 4 aprile 2013

L'insostenibile certezza del se - Spoiler 9

Capitolo 9: Il ritorno del figliol prodigo
 
La città respira.
La gente si agita.
La conversazione.
Il prezzo è- Cosa?!
Echoes - The Rapture
 
Non voglio molto per Natale,
C'è solo una cosa di cui ho bisogno.
Non m'interessa dei regali
Sotto l'albero di Natale.
All I want for Christmas is you - My Chemical Romance

   Nel prossimo capitolo scopriremo altre cose sulla relazione fra Gregory e Jazebel, inoltre si avvicina il Natale, i preparativi per le feste e le vacanze. Tuttavia non dimentichiamoci che Gregory tornerà a casa per le vacanze per incontrare Florian Fortebraccio e farsi raccontare di più sull'omicidio di suo padre.
   The Rapture è una canzone con la quale ero andata in fissa quando guardavo Misfits, invece la versione di All I want for Christmas dei MCR è una delle mie preferite, per cui ve la propino!

mercoledì 27 febbraio 2013

Hunger games - Suzanne Collins

   Spinta dalla curiosità e da quanto il film mi era piaciuto quando sono andata a vederlo l’anno scorso, ho letto Hunger Games, il nuovo fenomeno teenager librario di massa.
   Devo ammettere che anche se sapevo come sarebbe andato a finire mi è piaciuto moltissimo, e apprezzo che ci sia un fenomeno di massa diverso da un cattivo che s’innamora di una bella, sconfiggono altri cattivi con il loro aMMore e vivono per sempre felici e contenti.
 
Tipo questo... giusto per fare un esempio!
(Il commento della Meyer rende tutto ancora più sospetto.)
   Ci sono un bel po’ di cose da dire a proposito di Hunger Games, per cui mettetevi comodi e godetevi questa recensione.
 
La trama
   Katniss Everdeen vive nel Disdretto 12, il più povero fra tutti, in una terra che si chiama Panem (ex nord America). A causa di una rivoluzione dei tredici distretti (il tedicesimo venne poi letteralmente raso al suolo), attaccarono Capitol City, ogni anno, da settantaquattro anni, la capitale organizza gli Hunger Games, per tenere sotto controllo la nazione.
   Un maschio e una femmina di ogni distretto, di età compresa fra i dodici e i diciotto anni, vengono portati in un’arena per combattere fino alla morte. L’ultimo sopravvissuto vince gli Hunger Games e, oltre a salvarsi la vita, che non è male, diventa ricco e famoso in tutta Panem, siccome lo show è diretto in mondovisione ed è obbligatorio guardarlo.
   Per salvare la sorellina minore, che viene scelta alla Mietitura, Katniss si offre volontaria come Tributo per partecipare agli Hunger Games, e assieme a lei viene scelto Peeta Mellark, il figlio del panettiere, il classico ragazzo che non ucciderebbe neanche una mosca.
   Sul treno che li scorta a Capitol City conoscono il loro mentore, l’unico vincitore del distretto 12, Haymitch Abernathy. Durante i pochi giorni che passano da quando vengono portati a Capitol City Haymitch li aiuterà a capire come sopravvivere agli Hunger Games, consigliando loro come essere simpatici al pubblico e ai ricchi sponsor, che possono procurargli aiuto quando saranno nell’arena.
 
 
   A causa di una frase detta da Peeta il pubblico pensa che lui e Katniss siano innamorati, quando è palese che lo è solo Peeta, e Katniss pensa invece a come sopravvivere e tornare a casa dalla sua famiglia.
   Gli Hunger Games hanno inizio, e Katniss, nell’arena (un enorme bosco), riesce a sfuggire a tutti grazie alle tecniche di sopravvivenza imparate e alla sua abilità nella caccia. Il tempo passa e molti Tributi vengono uccisi, compresa la ragazzina di soli dodici anni con cui Katniss si era alleata, Rue.
   Quando l’annuncio che le regole sono state cambiate, e che i vincitori possono essere due, purché dello stesso Distretto, Katniss trova Peeta. Il ragazzo è ridotto in fin di vita, con un grosso taglio sulla coscia che si è infettato. Facendo finta di essersi innamorata di lui, Katniss ottiene il favore degli spettatori e degli Sponsor, che gli mandano cibo e medicine.
   Nell’arena rimangono solo Katniss, Peeta e Cato, uno dei più pericolosi Tributi. Cato rimane ucciso dalle belve che vengono create per mettere in difficoltà gli ultimi giocatori e rimangono solo Katniss e Peeta. Alla loro sopravvivenza gli organizzatori, detti Strateghi, cambiano idea e decidono che deve esserci un solo vincitore (come si suppone avessero già deciso fin dall'inizio), ma Katniss propone a Peeta di non dare loro nessuno vincitore, e di mangiare delle bacche velenose. All’ultimo secondo, appena prima di ingoiare le bacche, vengono proclamati entrambi vincitori dei settantaquattresimi Hunger Games.
   Alla fine dei giochi è chiaro che Katniss non è innamorata di Peeta e che il sindaco Snow di Capitol City reputa Katniss una pedina pericolosa. I due vincitori fanno ritorno nel distretto 12, ma la capitale non ha ancora perdonato Katniss.
 
Suzanne Collins
L’idea
   Non posso dire che quella della Collins sia stata un’idea del tutto nuova. Ad esempio c’è Battle Royal, in cui il principio è più o meno lo stesso, e quando siamo arrivati al decimo Grande Fratello in molti hanno espresso l’idea di «lasciarli rinchiusi senza cibo e vedere chi sopravvive alla fine.», il che, a mio parere, libererebbe il mondo da certa gente spaventosa. Tuttavia Susanne Collins l’ha pensata molto meglio di altri.
   In un certo senso è tutto molto semplicistico, le spiegazioni che vengono date riguardo agli Hunger Games e all’organizzazione del “nuovo mondo” creato dalla Collins sono molto basiche. Nonostante questo il romanzo non ne perde molto, ed essendo un libro indirizzato principalmente ad un pubblico di ragazzi la cosa è comprensibile.
   L’unico fatto che mi sento di criticare qui è il modo in cui vengono presi certi atteggiamenti. Mi spiego meglio: l’idea della morte e delle sue conseguenza psicologiche e sociali è presa alla leggera, a mio parere. Anche se si intuisce che i personaggi la ritengono una cosa orribile, non viene sprecata una parola al riguardo.
   Il mondo futuristico di Panem creato dalla Collins mi piace molto. Forse perché è così esagerato dal punto di vista estetico, e da un lato anche perché mi piace l’idea che ci siano degli Hunger Games. Non tanto per la storia dei “giochi” in sé, ma perché si aprono infinite possibilità riguardo a come la popolazione si potrebbe ribellare (e so che lo farà nel prossimi libri). Non solo con le armi, ma anche con la psicologia.
   In fondo viene detto chiaramente che gli Hunger Games non sono stati creati per dare al pubblico violenza, ma per far capire ai Distretti che Capitol City ha tutte le loro vite nelle sue mani. A questo punto i modi per rivoltarsi diventano centinaia, e la cosa più interessante è che riguardano soprattutto l’aspetto psicologico. Un esempio lampante è come Katniss e Peeta sono sopravvissuti: minacciando la malriuscita degli Hunger Games, lasciando la popolazione senza vincitori, alla fine sono riusciti a sopravvivere entrambi.
 
I personaggi nel film
Lo stile e i personaggi
   Stile semplice e adatto al pubblico che vuole colpire. Susanne Collins non è certo un genio della retorica, ma in questo caso è la storia la cosa più interessante, e lo stile non è essenziale per la lettura.
   La prima persona a mio parere è stata una scelta un po’ infelice, perché ti fa già capire come finirà il libro. Certo, uno potrebbe anche pensare che si tratti di un diario di memorie, o che la storia termini tragicamente, ma già dall’inizio si capisce che non è questo tipo di libro (sarebbe come se Harry Potter morisse e vincesse Voldemort!).
   I personaggi risultano a volte un po’ piatti, ma non tutti, e non in maniera tanto drammatica come in altri casi.
   L’unico difetto della protagonista (e il fatto che abbia trovato un solo difetto è già una conquista enorme!) è che, anche se Peeta le fa una corte spietata e per nulla nascosta, lei non si rende conto di nulla fino alla fine, il che è una cosa stupida dato che ci pensa un bel po’ a Peeta – nonostante la costante minaccia di morte che grava sulla sua testa. In compenso mi piace perché è un po’ stronzetta, perché si sbaciucchia Peeta senza ritegno per prendere in giro il mondo intero e avere più sponsor degli altri.
    Non pensiate che a me piacciano particolarmente i personaggi negativi, solo che mi piace vederli con qualche difetto. Inoltre, in una situazione di vita o morte, Katniss è del tutto giustificata a comportarsi da stronza, qualora lo volesse.
   Peeta Mellark mi piace come personaggio. La scrittrice le ha dato una personalità vera, a tutto tondo. Riesco a immaginare benissimo un tipo come Peeta nella vita reale, ed è per questo che mi piace. Forse anche per questa ragione mi dispiace molto per la sua sfortunatissima vita sentimentale. Fa la figura del ragazzo un po’ tonto, ma non credo che sia così: secondo me lui è ottimista, pensa sempre il meglio delle persone, e si capisce dal suo comportamento. Il fatto che si possano fare supposizioni come questa sul carattere di un personaggio, significa che è stato realizzato bene, o no? Non si possono fare supposizioni su personaggi noiosi o prevedibili.
   Gli altri sono poco o niente caratterizzati, perlopiù stanno sullo sfondo e si beccano la simpatia ma più spesso l’odio e il disprezzo di Katniss.
 
In conclusione
   Di certo leggerò anche gli altri libri, attendo i prossimi film con aspettativa, e sono molto curiosa di sapere come continuerà la storia. Sono molto esigente, e spero di non venire delusa, ma sono anche ottimista e credo proprio che i prossimi libri mi piaceranno.
   Felici Hunger Games, e possa la fortuna sempre essere a vostro favore!